Allo stadio "Rigamonti-Ceppi" l'ultimo saluto alla giovane Chiara Papini. Ai domiciliari l'investitore

Le esequie della 19enne si terranno all'interno dell'impianto calcistico, inserito nel rione di Castello

Chiara Papini, 19 anni

Sarà lo stadio "Rigamonti-Ceppi" di Lecco a ospitare l'ultimo saluto a Chiara Papini. Le esequie della 19enne, travolta e uccisa in via Papa Giovanni nella tarda serata di mercoledì, avrebbero dovuto svolgersi all'interno dell'Oratorio di Castello, ma la prevista grande partecipazione alla cerimonia e le stringenti normative sanitarie hanno fatto propendere per il cambio di località; i funerali si svolgeranno lunedì 25 maggio alle ore 14.30, poi la salma sarà trasportata per la cremazione. La camera ardente é allestita da domenica 24 maggio nella cappella del cimitero Monumentale di Lecco.

Ai domiciliari l'investitore di Chiara

Nel frattempo S.M., 22 anni, è stato sottoposto agli arresti domiciliari su richiesta del Gip di Lecco. Il giovane è accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso, mentre si dovrà far luce su eventuali aggravanti legate alla guida in stato d'ebbrezza. Stando a quanto riferito dal legale Saverio Megna, infatti, l'investitore avrebbe assunto sostanze alcoliche dopo il tragico sinistro e prima dell'arrivo della polizia, allertata dal padre.

Assumma: «Serve il prelievo coattivo del sangue»

L’avvocato romano Piergiorgio Assumma, uno dei massimi esperti di omicidio stradale e lesioni gravi o gravissime, presidente dell’Osservatorio nazionale vittime omicidi stradali (Onvos), ha parlato di quanto accaduto a Lecco:

«In merito all’omicidio stradale che ha visto come vittima la 19enne Chiara Papini a Lecco, come presidente dell’Osservatorio nazionale vittime omicidi stradali mi sento innanzitutto di dire che le parole non bastano per contenere il dolore di una famiglia e i sogni spezzati di una ragazza. Al ragazzo alla guida della macchina saranno contestate l’aggravante della guida in stato di ebbrezza e la fuga: quest’ultima prevede un aumento di pena da un terzo a due terzi e comunque una pena non inferiore a tre anni. Al di là dei testi normativi, si può fare qualcosa di concreto? La risposta è sì; partendo da una sana educazione stradale nelle scuole e nelle scuole guida, per tentare di reprimere il fenomeno della guida in stato di ebbrezza o da alterazioni da sostanze stupefacenti. Chi guida una macchina ha una potenziale arma tra le mani, chi lo fa in stato di alterazione è un criminale».

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«Il fenomeno della fuga - ha proseguito Assumma - è un fenomeno che sta dilagando oltre misura. I meccanismi della paura possono prevaricare, ma il senso di umanità dovrebbe vincere, fermarsi e prestare soccorso è un obbligo. Chi lo fa, però, non comprende che, nel giro di poche ore, nel novanta per cento dei casi, si viene rintracciati. Purtroppo, la fattispecie di omicidio stradale è uno di quei pochi reati in cui si può essere vittima o carnefice allo stesso tempo, basta un attimo di disattenzione. La guida in stato di ebbrezza, però, lo ripeto non è disattenzione, ma un atto criminale. Inoltre, è opportuno riformare il nostro codice di procedura penale per far sì che il prelievo coattivo del sangue diventi effettivo. Al momento non si può procedere, in tal senso. Il nostro codice prevede che i prelievi coattivi possano essere effettuati solo su peli, capelli o mucosa del cavo orale. Per il sangue ciò non è previsto, nonostante, non ci sia nessuna preclusione di sbarramento neanche da parte della nostra Costituzione».

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