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Martedì, 27 Febbraio 2024
Le indagini / Maggianico / Via Gondola, 14

Inchiesta europea sull'Iva non versata allo Stato: bloccati dieci milioni di euro

I militari della guardia di finanza hanno dato esecuzione alla richiesta dei Procuratori europei delegati

Operazione dal valore milionario delle fiamme gialle lecchesi. Mercoledì 11 gennaio, nell'ambito di un'indagine sull'evasione fiscale condotta dalla Procura europea (EPPO), il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di via Gondola ha dato esecuzione ad un provvedimento di congelamento di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro, emesso dal Giudice per le indagini preliminari di Lecco in seguito alla richiesta arrivata daiì Procuratori europei delegati. L'esecuzione delle ricerche, del sequestro e del congelamento dei beni è ancora in corso, fanno sapere dal Comando di Maggianico.

Le indagini sull'Iva non versata

L'indagine affonda le proprie radici al 2019 e fa riferimento alla verifica fiscale eseguita nei confronti di una società con sede nella Brianza lecchese. La stessa era il rappresentante fiscale ai fini Iva di una persona giuridica di diritto olandese, con sede legale ad Amsterdam. Secondo le indagini eseguite dalla Procura, l'azienda brianzola commercializzava i propri prodotti - componenti elettrici per l'automazione - all'interno del territorio italiano, fingendo fraudolentemente che la merce fosse destinata ad altri Stati membri dell'Unione Europe e, quindi, esente dall'imposta, abusando della sede estera fittizia della società.

L'indagine ha dimostrato che la sede reale della società - ovvero la cosiddetta sede di direzione effettiva - si trovava in provincia di Lecco e non nei Paesi Bassi. L'impresa è sospettata di utilizzare un meccanismo di evasione fiscale internazionale, noto anche come tax inversion. Secondo quanto riferito dalle fiamme gialle, si ritiene che la società con sede fittizia nei Paesi Bassi abbia creato un sistema societario complesso, in cui era controllata da una holding registrata nelle Antille olandesi - quindi in un regime fiscale preferenziale - e poi da un'altra società anch'essa apparentemente con sede nei Paesi Bassi. Questo schema è noto come "Dutch sandwich", ovvero una tecnica di evasione fiscale che prevede l'utilizzo di società madri in Paesi diversi per spostare i profitti in paradisi fiscali.

Gli amministratori della società, entrambi di nazionalità italiana, sono indagati per frode all'Iva commessa dal 2013 al 2018. L'indagine ha accertato un fatturato effettivo in Italia di circa 50 milioni di euro e un'imposta sul valore aggiunto non versata di oltre 10 milioni di euro.

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