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"Insubria", condannati quindici lecchesi per associazione mafiosa

Il Tribunale ha condannato i trentasette imputati nel processo con rito abbreviato

Sono stati condannati tutti e trentasette gli imputati per il processo scaturito dall'indagine Insubria, che avrebbe smascherato alcune locali di 'ndrangheta a Calolziocorte e nei comuni comaschi di Fino Mornasco e Cermenate.

Alla sbarra quindici lecchesi, fra cui Antonio Marinaro, calolziese di 54 anni già condannato ai tempi del processo Wall Street per spaccio di droga e associazione mafiosa, che questa volta è stato condannato a 2 anni e 4 mesi, pena nettamente ridimensionata rispetto alla richiesta di 14 anni avanzata dai pm. Sconteranno rispettivamente 5 anni e 4 mesi e 6 anni, Antonio Mercuri e Antonio Mandaglio, ritenuti il capo e il secondo in comando della locale calolziese.

Per i componenti della famiglia Panuccio, proprietaria del casolare di Castello Brianza in cui si sono svolti gli incontri fra le locali e i giuramenti dei nuovi affiliati, documentati per la prima volta in video dai carabinieri, la condanna è rispettivamente di 4 anni e 8 mesi per Albano e per lo zio Antonio. Il padre Michelangelo, 61 anni, è deceduto nelle scorse settimane.

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