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Biblioteca di Lecco, stipendio dei lavoratori: «il Comune non ne è la causa, né poteva intervenire»

La nota a firma di Simona Piazza, assessore alla cultura e alle politiche giovanili

Lo stipendio degli ex lavoratori della Biblioteca "U. Pozzoli" di Lecco, licenziati per il fallimento della Cooperativa "Servizi Teatrali". La questione - lunedì 22 maggio - è arrivata in Consiglio comunale, con Alberto Anghileri che ha denunciato come i dipendenti, tutti laureati, venissero pagati 6.50 euro lordi all'ora per l'applicazione del contratto multiservizi.

La nota stampa diffusa, a riguardo, dal Comune di Lecco.

In merito all'intervento di ieri sera in Consiglio comunale da parte del consigliere Alberto Anghileri ripreso oggi dalla stampa, l'assessore alla cultura e alle politiche giovanili del Comune di Lecco, Simona Piazza, ad ulteriore chiarimento di quanto già affermato dal sindaco Virginio Brivio, precisa che il Comune di Lecco, secondo quanto previsto dalla gara ad evidenza pubblica vinta dalla Cooperativa Servizi Teatrali, che fino a poche settimane fa lavorava all'interno della Biblioteca civica Pozzoli, corrispondeva alla stessa 13,12 euro lordi iva esente per ogni ora lavorata dagli operatori. La Cooperativa, a sua volta, aveva incaricato il proprio personale secondo forme contrattuali che non dipendono dalle pubbliche amministrazioni ma secondo quanto previsto dal mercato del lavoro per le cooperative e i relativi contratti collettivi di lavoro.

«Il personale operante per conto della Cooperativa Servizi Teatrali in biblioteca era qualificato e formato nello svolgere tutte le attività bibliotecarie anche grazie al supporto dei dipendenti comunali. Gli operatori hanno sempre lavorato con passione e competenza. Ci rammarica molto la situazione che si è venuta a creare, anche se il Comune non ne è la causa, né tanto meno poteva o può intervenire sul trattamento contrattuale applicato. Ritengo che non sia mio compito in qualità di amministratore comunale esprimere giudizi in merito agli strumenti in questione, che a livello locale possiamo solo applicare ma non modificare. Per tanto non entro nel merito di quanto discusso in Consiglio. Mi limito solamente a indicare che forse il Consiglio comunale non è la sede opportuna  per trovare  una soluzione a questa situazione, che dovrebbe invece essere affrontata ai tavoli nazionali di contrattazione del lavoro. Per quanto riguarda l'esternalizzazione dei servizi culturali, ma non solo, lo scenario previsto è quello di una sempre maggiore sinergia tra pubblico e privato, dunque reputo che l'operazione migliore da fare non sia limitare o demonizzare questa via, semmai quello di promuovere e garantire una concertazione a livello nazionale tra i vari soggetti interessati affinché possano essere normativamente previsti strumenti sempre più corretti e idonei in risposta sia alle esigenze dei servizi delle pubbliche amministrazioni sia nel pieno rispetto della dignità dei lavoratori».

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