Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca Piazza Armando Diaz, 1

Dopo 31 anni il comune di Lecco scopre che un'azienda ha costruito un edificio sul suo terreno

Durante una normale seduta della Commissione comunale al bilancio, si è scoperto che in via Goito un'azienda metalmeccanica ha costruito, nel 1983, un edificio a due piani che occupa 80 mq di proprietà comunale.

Per sanare questa particolarità il Comune dovrà spendere 9mila euro in perizie, fatto che ha sollevato le proteste ed i malumori da parte dei commissari della sezione Tributi e Affari Generali del comune di Lecco, alla quale ha partecipato anche l'Assessore al bilancio Elisa Corti, accompagnata dal funzionario competente Enrico Pecoroni.

Proprio l'assessore ha illustrato questa strana vicenda, durante la consueta sessione della commissione bilancio, che ha dell'incredibile, di cui nessuno era a conoscenza e sorta nel lontano 1983, a cavallo del passaggio di consegne di due sindaci Resinelli e Mauri.

"Diciamo subito che a quel tempo nessuno aveva fatto osservazioni, trascorsi i  90  giorni necessari all'autorizzazione per la costruzione dell'edificio. Poi cosa è successo? L'azienda in questione - ha specificato l'Assessore Corti -  aveva chiesto un mutuo finanziario a un istituto di credito, presentando tutta la documentazione richiesta. Da successive indagini, analizzando le proprietà, è risultato che 80 mq sorgevano su un'area ancora di proprietà comunale".

In questi casi non esiste la prescrizione. La demolizione o la sanzione pecuniaria colpiscono il proprietario attuale. "Non basta - prosegue l'assessore -  ribaltare su terzi l'attività edilizia di costruzione, perché il Comune si rivolge al proprietario attuale, che oltretutto coincide con il soggetto che avrebbe dovuto accatastare. In sintesi, l'invecchiamento artificioso o il coinvolgimento di terze persone presenta rischi (compresi quelli di falsità) e ha scarse possibilità di sfuggire alle procedure urbanistiche".

E allora che fare? Lo ha spiegato lo stesso assessore Corti: "Visto che c'è stato errore nel 1983, la decisione della perizia a carico del Comune, che sana il tutto, è stata quantificata in 9mila euro" 

Proprio su questa somma sono nate le critiche da parte dei commissari De Capitani e Invernizzi che hanno sottolineato: "Invitiamo l'amministrazione a porre in atto ulteriori perizie sul capannone, perché 9mila euro sono come voler regalare una costruzione che in questi anni ha procurato interessi alla proprietà". La delicata vicenda tornerà in aula dopo ulteriori chiarimenti per cercare di dare una conclusione, dopo tre lunghi decenni in una città da allora molto cambiata.

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