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Dopo il trasferimento del Prefetto, il futuro della Questura preoccupa il sindacato di Polizia

Le voci di un possibile scioglimento della Prefettura, dopo il trasferimento di Antonia Bellomo, mettono in allarme le forze dell'ordine sul futuro del territorio

Il trasferimento del Prefetto di Lecco, Antonia Bellomo, a Matera, desta alcune perplessità negli ambienti delle istituzioni territoriali. Alla disposizione di trasferimento, infatti, non è seguita alcuna nomina del nuovo Prefetto che dovrebbe sostituire Bellomo, e le voci che si rincorrono negli ultimi giorni parlano tutte della stessa possibilità: non ci sarà alcun sostituto, e la Prefettura di Lecco potrebbe tornare accorpata a quella di Como, facendo, forse, da apripista all’accorpamento di tutte le altre istituzioni territoriali, fino a tornare alla situazione del 1994, quando Lecco era parte della Provincia di Como.

Proprio con queste preoccupazioni la sezione lecchese del Sap, Sindacato autonomo di Polizia, oggi 17 dicembre ha inviato una lettera ai rappresentanti politici della città (i parlamentari Arrigoni, Brambilla, Fragomeli, Tentori e Vignali), al Prefetto stesso e al Questore, al Presidente provinciale Polano, al Sindaco di Lecco e ai segretari nazionale e regionale del sindacato, nella quale manifesta le perplessità sul futuro della Provincia di Lecco e delle sue istituzioni.

Secondo il Sap, la mancata nomina di un nuovo Prefetto inciderebbe anche sul destino della Questura: «Si concretizzerebbe, di fatto, lo scioglimento della Provincia di Lecco – si legge nel comunicato diffuso  dal sindacato, a firma del segretario Rodolfo Ratti – e di conseguenza non potrebbe più esistere la Questura, come del resto il Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza».   

«E’ evidente che di fronte a questa prospettiva potrebbe esserci una notevole diminuzione degli Organici dei vari Corpi che, se da un lato non crea certamente problematiche importanti dal punto di vista occupazionale, in quanto probabilmente si distribuirebbe dapprima il personale già in procinto di trasferimento in altre realtà richieste, dall’altro genera notevoli perplessità su come arginare il dilagare dei fenomeni delinquenziali che si registrano attivi nella Provincia di Lecco».

L’organizzazione sindacale chiede, nella lettera aperta, quali siano gli orizzonti che si aprono per i poliziotti in servizio in provincia di Lecco, e soprattutto quali saranno gli obiettivi da perseguire in un ambito territoriale che andrebbe inevitabilmente a modificarsi, se venisse davvero riassorbito fra le Province di Milano, Como e Bergamo o in una ipotetica macro Provincia che, come si vocifera, comprenderebbe anche il territorio di Varese.

«Questa Segreteria provinciale, come di consuetudine – si legge ancora nel comunicato – suggerisce agli addetti ai lavori la possibilità di mantenere lo staus quo anche nel caso della soppressione della Provincia di Lecco; o in alternativa di prendere in seria considerazione l’ipotesi di far coincidere il Distretto di competenza del Tribunale di Lecco, che abbraccia i territori dei comuni che compongono la provincia lecchese, con un Distretto di Pubblica Sicurezza e un Questore del Distretto di Lecco»: in altre parole, di trasformare, nominalmente, le funzioni del Distretto già esistente e adattare l’estensione territoriale (dal punto di vista amministrativo), a quello di competenza dell’Autorità giudiziaria. Ciò, spiega il Sap, lascerebbe inalterate le funzioni e le dotazioni organiche.

Nella lettera aperta del sindacato, inoltre, sono ribaditi alcuni concetti già portati avanti in passato dall’organizzazione, soprattutto per quanto riguarda la spesa pubblica e i tagli al comparto sicurezza: «Appare sempre più necessario velocizzare e attuare, in tempi rapidissimi, quelle riforme base per creare i presupposti della legalità e per evitare tutti quegli sprechi di risorse, umane ed economiche, derivanti dal continuo impiego degli uomini e delle donne  delle forze dell’ordine per arginare gli stessi fenomeni delinquenziali commessi, la maggior parte delle volte, da persone che, secondo le norme previste dal Codice penale, dovrebbero essere custodite in Carcere da tempo».

«Non chiacchere e slogan più o meno elettorali – conclude Ratti – bensì semplici accorgimenti quali l’unificazione delle forze di Polizia,  la certezza della pena, la velocizzazione dei processi penali e civili mediante  l’annullamento di tutti quegli inutili e onerosi tatticismi burocratici e legali, evitando di legiferare sempre in funzione del mantenimento dei privilegi a favore dei “soliti noti” aderenti alle varie caste, pubbliche e private».

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