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Lecco, la secchiona dello sport... senza una scuola

"Il Sole 24 Ore", qualche settimana fa, proiettava Lecco al 18° posto per indice di sportività. Ora, se il centro del "Bione" dovesse chiudere la città andrebbe incontro alla più grande sconfitta sportiva

Soltanto qualche settimana fa l'indagine annuale sulla qualità della vita del "Sole 24 Ore", uno degli ultimi autorevoli quotidiani italiani, proiettava Lecco al 18° posto in Italia per indice di sportività. La pagella era da studente provetto: grande salto in avanti rispetto all'anno prima, meglio di capoluoghi popolosi come Varese, Bergamo e Como.

Ora, a distanza di pochissimo tempo, quell'indagine rischia di diventare carta straccia, un puro esercizio statistico senz'anima. Se il Centro sportivo del Bione dovesse chiudere sabato, come annunciato dal gestore Sport Management dopo l'accusa di illegittimità degli uffici comunali, Lecco andrebbe incontro alla più grande sconfitta della sua storia sportiva. Una Caporetto che nemmeno dieci retrocessioni contemporanee delle sue squadre potrebbero eguagliare. Anzi, per restare in tema, un "Maracanazo".

È persino troppo facile definire la vicenda un "pastrocchio all'italiana". Le vittime sono chiaramente identificabili: i privati cittadini che usufruiscono dell'unica struttura multifunzionale in città, così come le società sportive che vi svolgono l'attività agonistica. Si pensi a Picco, Basket Lecco, Rugby Lecco, Rovinata, Team Nuoto Sport Management, Atletica Lecco Colombo Costruzioni. Tutte società che hanno investito risorse umane e denaro nella stagione sportiva in corso, e che potrebbero ritrovarsi sole in mezzo al deserto senza sapere come venirne fuori. Soldi, impegno e passione all'improvviso ricoperti da un oceano di sabbia.

Del Centro sportivo del Bione in questi anni si è scritto e detto tutto e di più: strutture obsolete e fatiscenti, scarni investimenti. Eppure Sport Management esce dalla vicenda rafforzata nell'immagine. Il comunicato emesso il giorno dopo la tempesta mediatica è incontrovertibile: «Noi abbiamo fatto quel che ci avete detto». Nonostante le difficoltà degli ultimi mesi, il Bione ha fatto segnare un incremento degli abbonamenti stagionali, con presenze record. Perché effettivamente, ricollegandoci alla fantomatica indagine del Sole 24 Ore, a Lecco esiste una grande richiesta di praticare sport.

A fine gennaio, giusto per citare un esempio, il gotha del nuoto nazionale sarebbe giunto in città per il tradizionale Meeting Città di Lecco, formidabile vetrina per il capoluogo fra lago e Resegone. Tutto questo rischia ora di venire tristemente cancellato.

Eppure siamo convinti che una soluzione sia ancora possibile, come ha ventilato l'assessore allo Sport Stefano Gheza, di cui in molti hanno chiesto le dimissioni. La vicenda sottolinea un altro malessere tipico della nostra Italia, forse il più grave: la "politicizzazione delle virgole". Avviene ora con lo sport, ma è solo il riflesso di ciò che accade nell'ente comunale, con una chiara ed evidente diatriba interna fra Giunta e macchina amministrativa, ovvero la dirigenza di Palazzo Bovara. E chissà se sarà davvero possibile, sempre come Gheza ha auspicato, affidare la gestione temporanea ai tecnici comunali. Le premesse non paiono incoraggianti.

La questione dell'illegittimità del Bione nasce da molto lontano, dal ritardo atavico con cui si attende la pubblicazione del bando per la riqualifica del Centro sportivo, che di fatto ha trascinato un rapporto forse ormai logoro con il gestore da parte di un ente che soffre un conflitto interno. «È l'Italia», si dice sempre in questi casi, ma prima o poi bisognerà smarcarsi culturalmente da simili guazzabugli.

Sabato è dietro l'angolo. In un modo o nell'altro sarà spartiacque della storia sportiva cittadina. Vincere o perdere, proseguire o essere eliminati, gloria o infamia: l'essenza dello sport stesso. A meno che, tornando alle nostre cattive abitudini, non la si faccia scivolare in un democristiano pareggio.

(fonte: www.leccochannelnews.it)

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