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Legge di Stabilità, Nava e Piazza (NCD): “A rischio servizi essenziali per i cittadini, a partire dalla sanità”

In un comunicato stampa i due rappresentanti lecchesi di NCD denunciano che "i tagli lineari sono destinati a portare a una riduzione di servizi indispensabili per i cittadini".

Mentre Angela Merkel difende il Patto di Stabilità davanti al Bundestag, in Italia la Legge di Stabilità 2015 innesca prese di posizioni sia a livello nazionale che locale. Sul tema intervengono con un comunicato stampa anche Daniele Nava e Mauro Piazza (NCD): “se la legge di Stabilità fosse approvata così come presentata, butteremmo al vento tutto il lavoro fatto in Lombardia per introdurre la logica dei costi standard che garantisce un vero principio di equità, premiando gli enti virtuosi e colpendo chi mal governa. I tagli lineari sono invece destinati a portare a una riduzione di servizi indispensabili per i cittadini”.

Apparentemente Renzi e Padoan sembrano convincere con una manovra che dà soldi ai cittadini e alle imprese. In realtà stanno facendo il… gioco delle tre carte, più noto a Napoli che a Firenze: rubano i soldi a regioni, province e comuni per girarli su altre partite che assicurano approvazione dai cittadini e, quindi, voti - proseguono Piazza e Nava - Peccato che i soldi che verranno sottratti agli enti locali sono quelli per sanità e ospedali, treni e bus, strade e scuole”.

“Le regioni -continuano i due esponenti di NCD in Regione Lombardia- aumenteranno le tasse o taglieranno sì, ma i servizi primari; le province non potranno più spendere un euro per strade e scuole che vanno a pezzi; i comuni alzeranno le tasse o andranno in default”.

“Per rispondere in modo intelligente all’attuale crisi -concludono- è necessario iniziare a ragionare seriamente per effettuare una manovra che introduce la logica dei costi standard in tutti i settori, come già avvenuto con successo sulla sanità, individuando cioè per ogni singola attività quali sono le migliori pratiche adottate in qualsiasi Regione ed estendendole quindi alle altre. Solo così, infatti, potremo ridurre la spesa pubblica senza tagliare i servizi e riconoscendo finalmente gli enti virtuosi”.

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