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Maurizio Castagna di nuovo in Comune, Qui Lecco Libera: "Nessuna rivoluzione della macchina comunale"

L'associazione critica duramente il reintegro del direttore del Servizio edilizia privata, ancora sotto processo per concussione

Nessuna "rivoluzione della macchina comunale" secondo Qui Lecco Libera, che torna sulla vicenda del reintegro a Palazzo Bovara di Maurizio Castagna, arrestato nell'aprile 2014 con l'accusa di concussione per una pratica relativa al rione di Acquate.

L'associazione ricostruisce la vicenda, partendo dall'arresto e dalle decisione del Comune di Lecco di costituirsi parte civile nel processo che riguarda il direttore del Servizio edilizia privata: «Nella delibera della Giunta - scrive QLL in una nota - si legge infatti che “La gravità dei fatti contestati agli imputati e la vasta eco d’opinione pubblica che ne è derivata […] ha determinato un danno concreto alla correttezza, alla dignità e alla trasparenza dell’azione dell’Amministrazione comunale”. A un anno dagli arresti, però, la stampa locale batte il reintegro in Comune di Castagna, ancora sotto processo ma non più “impedito” da misure restrittive. Attenzione, l’opzione della riammissione è presentata da certa cronaca come “obbligata”, come se l’ente non potesse fare altrimenti». 

Dopo la richiesta di chiarimento avanzata dagli attivisti lecchesi in Comune, è il segretario comunale Michele Luccisano a rispondere «confermando le indiscrezioni giunteci sul reintegro presso il settore Lavori pubblici (Castagna è sotto processo per concussione, ricordiamo). Il segretario se ne assume le responsabilità e, tra le altre cose, ci scrive che il reintegro, “condiviso con i dirigenti interessati", "ha poggiato su una valutazione discrezionale - esclusivamente di ordine tecnico - che ha tenuto conto e contemperato la particolare situazione di dipendente pubblico sottoposto a procedimento penale, le esigenze e gli interessi di servizio dell'ente e il profilo professionale tecnico del signor Castagna”». 

Una decisione che secondo QLL non collima con il codice disciplinare del personale non dirigente di Regioni e autonomie locali, come descritto nel Contratto collettivo nazionale: l'articolo 5, si legge nella nota diffusa da Qui Lecco Libera, recita che “Il dipendente può essere sospeso dal servizio con privazione della retribuzione anche nel caso in cui venga sottoposto a procedimento penale che non comporti la restrizione della libertà personale, quando sia stato rinviato a giudizio per fatti direttamente attinenti al rapporto di lavoro o comunque tali da comportare, se accertati, l’applicazione della sanzione disciplinare del licenziamento ai sensi dell’art. 3 (codice disciplinare) commi 7 e 8 (licenziamento con e senza preavviso). […] L’ente, cessato lo stato di restrizione della libertà personale, di cui al comma 1, può prolungare anche successivamente il periodo di sospensione del dipendente, fino alla sentenza definitiva […]”. 

Una sospensione, quindi, che secondo l'associazione sarebbe potuta, forse sarebbe dovuta, essere prolungata: «L’obbligatorietà del reintegro è quindi una castroneria giornalistica - si legge ancora nella nota - il codice, infatti, conferma che Comune di Lecco avrebbe potuto cautelativamente (continuare a) sospendere Castagna». 

«Forti del riferimento normativo - prosegue la ricostruzione di QLL - all'inizio di luglio scriviamo al neo Assessore ai lavori pubblici e risorse umane, Corrado Valsecchi, tra i più convinti sostenitori in campagna elettorale della “rivoluzione della macchina comunale”: alla richiesta di una valutazione del controverso reintegro, considerato il “macigno" della mancata sospensione pur prevista dal codice disciplinare, Valsecchi spiega che tra le ragioni che avrebbero spinto i dirigenti a reintegrare un ex collega imputato per concussione ci sarebbe anche quella legata alla “grave carenza di organici del Comune (dotazione organica 391 elementi, dipendenti effettivi 329)”. Ma come? Il Comune è a corto di dipendenti e per tappare il buco decide di reintegrare un dipendente imputato per concussione contro il quale si è costituito duramente parte civile in un processo che peraltro è ancora in corso?» 

«Perché la sospensione disciplinare, uno strumento che nulla ha a che vedere con il piano penale né si sostituisce a chissà quale sentenza, è rimasta volontariamente inutilizzata? Il quadro è assurdo - affermano da QLL - tenendo conto poi del fatto che il Comune di Lecco è socio di “Avviso Pubblico. Enti locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie”, associazione che nella propria “Carta” (all’art. 19, "Nomine interne e in enti, consorzi e società") fa divieto all’amministratore pubblico di conferire incarichi o nomine “presso enti, consorzi e società” a “soggetti rinviati a giudizio o sottoposti a misure di prevenzione personale e patrimoniale per reati di corruzione, concussione”. Già, il Comune di Lecco non ha “aderito” al documento (a quando il grande passo?), ma il paradosso è comunque celebrato. Con buona pace della “rivoluzione della macchina comunale”».

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