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Morte Mingarelli, le indagini passano nelle mani dei Ris di Parma

Computer e dischi del gestore del Rifugio "Ai Barchi" sono stati prelevati dagli agenti della Scientifica

Non è ancora completamente risolto il giallo intorno alla morte di Mattia Mingarelli, il 30enne di Albavilla scomparso a Chiesa Valmalenco (Sondrio) il 7 dicembre 2018 e ritrovato senza vita la vigilia di Natale a poche centinaia di metri dopo due settimane di indagini e ricerche serrate, anche con l'impiego di droni e cani molecolari.

Nonostante i primi esiti dell'autopsia indicherebbero l'assenza di segni di violenza, nella giornata di giovedì 27 dicembre 2018 i carabinieri del Ris di Parma sono tornati in Valmalenco, fermandosi per diverse ore al rifugio Barchi, ancora sotto sequestro dopo le indagini delle settimane scorse. Il gestore del rifugio, infatti, era stato l'utimo a vedere Mattia prima della scomparsa e aveva consegnato ai carabinieri il telefono del giovane.

Come scritto dall'Ansa, i militari hanno prelevato alcuni supporti telematici di proprietà del rifugista, che non risulterebbe indagato, come un pc e alcuni dischetti. 
Al vaglio della Procura di Sondrio, dopo l'autopsia, ci sarebbe anche la possibilità di reati minori rispetto all'omicidio (ipotesi quest'ultima ridimensionata alla luce proprio dell'autopsia che punta più sulla disgrazia) come l'omissione di soccorso e l'occultamento di cadavere.

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