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Al Santuario della Vittoria chiude la mostra dedicata ai Caduti in guerra lecchesi

La cripta della chiesa di via Trieste, dove sono custoditi i resti di circa duecento caduti, ha ospitato l'esposizione curata da Eugenio Guglielmi

Si è chiusa nella serata di sabato 18 novembre "Memoria", mostra commemorativa per il restauro del Monumento ai Caduti di Lecco allestita e aperta dallo  scorso 4 novembre presso la cripta del Santuario di Nostra Signora della Vittoria, in via Trieste. Qui sono custoditi i resti di circa duecento caduti tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Il curatore Eugenio Guglielmi ha potuto contare sul gruppo di lavoro composto dagli architetti Massimo Dell'Oro, Pamela Maggi, Alessandra Sala e Katiuscia Vassena.

Poco prima della chiusura al pubblico della mostra si è tenuto un momento di raccoglimento tra alcuni curatori e i rappresentanti di varie associazioni del territorio lecchese. Vi hanno preso parte l'alpino Mario Nasatti, presidente dell'Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al valor militare della Provincia di Lecco, Gabriele Esposito, vice presidente della sezione provinciale dell'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia, Daniele Maggi, del Gruppo Alpini di Calolziocorte, il brigadiere Francesco Magrì, consigliere dell'Associazione Nazionale Finazieri Italiani (ANFI), Elviro Cordivani, segretario dell'ANFI, e Filippo Di Lellio, presidente di Assoarma.

La mostra ha raccolto una serie di materiali che restituiscono il clima culturale delle vicende comprese tra il 1915 e 1918. Oltre a pubblicazioni d'epoca, sono stati presentati tutta una serie di oggetti poco considerati dalla storia ufficiale, come testimonianza di quella umanità che ha sacrificato la propria giovinezza e la propria vita all'immane massacro che ha condizionato quati tutte le vicende europee del primo Novecento.

Cartoline originali, ricordi dei viaggi verso i Sacrari, targhe e medaglie hanno richiamato alla memoria un territorio che un tempo fu scenario di avvenimenti che coinvolsero la Nazione intera, a partire dall'entrata in guerra fino alla riscossa dopo Caporetto, con la vittoria finale. Di particolare interesse lo sviluppo della retorica, intensificata a partire dagli anni Venti, come documentano i libri di testo ad uso delle scuole elementari, pubblicati dallo Stato Fascista, alla ricerca di una giustificazione "morale", verso la presa di potere autoritaria.

L'estetica della guerra è stata rappresentata dai numerosi artisti che contribuirono a diffondere le immagini. In particolare va ricordato lo scultore Ludovico Pogliaghi, che realizzò le principali illustrazioni del conflitto, i simboli, gli ornamenti dei fogli di congedo ed "alla memoria", distribuiti in milioni di copie, e l'architetto Giovanni Greppi, che eseguì l'immagine ufficiale del Bollettino della Vittoria, riprodotto sulle facciate di tutti i comuni italiani e nei Monumenti commemorativi.

Un settore è stato dedicato a materiali originali provenienti da una famiglia lecchese che ricostruisce la vicenda di due fratelli con sorte diversa: uno cadendo sul fronte del 1916, il secondo tornato menomato nel fisico e insignito della Croce di Guerra al valore militare.

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