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Il Manzoni ha raccontato la sua esperienza in chirurgia robotica al convegno milanese

Il Manzoni ha raccontato la sua esperienza in chirurgia robotica al convegno milanese

Ospedale Manzoni: dal 2010 eseguite oltre 200 operazioni con la chirurgia robotica

L'esperienza dell'ospedale di Lecco al convegno milanese "Arte della robotica: chirurghi e robot a confronto"

L’esperienza dell’ospedale di Lecco protagonista, fra altre, ieri sera, 12 giugno, al convegno tenutosi presso il circolo della stampa di Milano , intitolato “Arte della robotica: chirurghi e robot a confronto”: a raccontarla Antonio Pellegrino, primario dell’ostetricia e ginecologia del Manzoni. 

L’incontro è stato organizzato con l’obiettivo di mettere in luce le evidenze scientifiche, i fatti e le cifre della chirurgia robotica in Italia (dal 2000 ad oggi si contano 50.000 casi chirurgici risolti con l’intervento del robot).

Nel corso della serata milanese sono stati illustrati i vantaggi della tecnologia robotica , ad oggi applicata per lo più in chirurgia oncologica , in particolare in ambito ginecologico e urologico.

La chirurgia robotica – confermano gli specialisti - costituisce la forma più sofisticata di chirurgia mini invasiva e consente di estendere i vantaggi della mini invasività ad interventi complessi.

I benefici per il paziente sono significativi e rilevanti : piccole incisioni con modesto sanguinamento, minore necessità di trasfusioni, minore sofferenza postoperatoria; riduzione dei tempi di ospedalizzazione e di recupero, ritorno più rapido alle normali attività.

Al Manzoni, al pari di altri 65 centri ospedalieri in Italia, è stata acquisita nel 2010 una sofisticata piattaforma robotica utilizzata, in modo quasi esclusivo , in campo urologico e ginecologico. Dal marzo di quell’anno (periodo in cui è stato realizzato il primo intervento di chirurgia robotica) ad oggi, il robot in sala operatoria è stato utilizzato in oltre 200 interventi di ginecologia oncologica e in circa centocinquanta interventi per tumori alla prostata. 

Nel primo caso si è intervenuti su pazienti, provenienti da diverse parti d’Italia, oltre che dal lecchese e dalla Lombardia, affette da tumore dell’endometrio o del collo dell’utero e da patologie uroginecologiche. Si è intervenuti, altresì, anche per patologie benigne complesse con l’obiettivo di conservare la fertilità delle donne.

E’ evidente - si spiega in ospedale – che sono le condizioni cliniche del paziente e il tipo di patologia a orientare il medico ad adottare la tecnologia chirurgica robotica o un’altra , laporoscopica o più tradizionale.

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