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Accorpamenti, fra territorio e istituzioni si apre il dialogo

Bocci rassicura i lavoratori di Provincia e Prefettura: "Ci sono cose che vanno riviste". E intanto Tentori e Fragomeli incontrano il ministro Madia

Continua il confronto fra le istituzioni e i rappresentanti del territorio su quello che sarà il futuro della Prefettura di Lecco, dopo l’annuncio del suo accorpamento con quella di Como, che ha scatenato proteste e incertezze sul futuro dell’intero assetto istituzionale lecchese.

Nella serata di ieri 1 ottobre, il Sottosegretario al Ministero dell’interno Gianmarco Bocci ha incontrato i lavoratori della Prefettura e della Provincia, ai quali ha promesso un confronto serio con i territori, senza escludere la possibilità di rivedere alcuni punti del decreto, in favore di una maggiore attenzione verso il territorio.

Nel frattempo, i deputati lecchesi Fragomeli e Tentori (Pd) hanno incontrato il Ministro per la pubblica amministrazione Marianna Madia, insieme a una delegazione di parlamentari, per confrontarsi sulla situazione: «Siamo soddisfatti per l’attenzione che il Ministro ha mostrato verso le nostre istanze - commentano i due parlamentari - Abbiamo chiesto che i provvedimenti che riguardano le Prefetture abbiano come punto di riferimento non solo le linee guida del Viminale, ma anche i principi della riforma Madia che peraltro abbiamo votato con convinzione e che va nel senso di una migliore organizzazione dell’amministrazione».

Il dialogo con il Governo non si ferma qui:  «Abbiamo concordato assieme al Ministro un nuovo incontro che, oltre alla Madia, veda protagonista anche il Ministro Alfano, allo scopo di valutare insieme una soluzione condivisa».

Una riforma quindi che “poggi su due gambe” e non solo su quella della spending review: «C’è assoluta convergenza col Ministro sulla necessità di una riorganizzazione della macchina amministrativa che garantisca efficienza e qualità - affermano ancora i due  -tuttavia abbiamo chiesto che non sia smantellata la presenza dello Stato nei territori: si tratta di una decisione che ricadrebbe su una popolazione di circa 5.400.000 persone, per questo riteniamo che non possa essere unicamente il risparmio il principio ispiratore di questi provvedimenti».

«Siamo convinti - concludono Fragomeli e Tentori - che si possano e si debbano ricercare altre voci di risparmio mantenendo al contempo i presidi nei territori».

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