Favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: l'inchiesta si allunga fino al Lecchese

Le indagini della Guardia di Finanza sono arrivate a Dervio, dove risiede uno dei membri, di nazionalità nigeriana, dell'organizzazione criminale

Anche comprare beni di prima necessità era vietato alle vittime dell'associazione per delinquere transnazionale dedita al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione, sgominata all'alba di giovedì dalla Guardia di finanza a Palermo. Come riportato dall'Adnkronos, sono stati quattro i provvedimenti di fermo eseguiti dalle fiamme gialle a carico di una donna di 35 anni originaria della Liberia, ritenuta a capo dell'organizzazione, dei suoi due fratelli nigeriani di 25 e 29 anni, attivi a Napoli e Dervio, in provincia di Lecco, e di un palermitano di 78 anni.

“L'arresto del nigeriano coinvolto nella tratta di esseri umani a Dervio - sottolinea il sindaco di Dervio Cassinelli - è stato possibile grazie alla collaborazione dell'agente scelto Brigida Bombaci della Polizia locale, che ha cooperato con la Guardia di Finanza. All'agente i ringraziamenti miei personali e dell'intera comunità”.

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La "maman" a capo dell'organizzazione

Nel decreto di fermo è stato sottolineata «l'assoluta indifferenza e crudeltà» della banda «insensibile anche alle primarie esigenze delle giovani vittime». Alle donne, reclutate in Nigeria e condotte in Italia per essere trasformate in nuove schiave veniva impedito persino di acquistare beni di prima necessità e di inviare denaro ai familiari in Nigeria. A testimoniarlo anche una telefonata intercettata dagli investigatori. E' una conversazione a tre: la "maman", una donna non identificata e una vittima dell'organizzazione. La "maman" è adirata, ha appena ricevuto la chiamata di un uomo: «Stasera mi ha chiamato un ragazzo dicendomi che V... Ha detto che io non faccio comprare niente a loro, come invece loro dovrebbero comprare delle cose… Che io non faccio comprare niente a loro, capito? Che non faccio comprare cose e che non faccio mandare i soldi a casa come dovrebbero...».

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La 35enne chiede spiegazioni alla sua giovane vittima: «Quando tu sei andata via dalla Nigeria… - le chiede - quando sei andata a fare il giuramento… Quando la signora ti ha portato a fare il giuramento, tu e io abbiamo fatto un accordo per cui, a parte i cento euro che tu potrai mandare ogni mese, abbiamo fatto un altro accordo per fare altre cose con i soldi?». La ragazza obietta: «Non va come abbiamo concordato nel santuario dove ho giurato… non va così».

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In quel caso la giovane vittima ottenne la possibilità di inviare il denaro: «Lei mi ha detto ok e che chiamerà suo fratello - racconta -, quello a cui insieme a lei io appartengo, per dirgli che io voglio mandare soldi… quindi alla fine di settembre lei ha detto va bene, mandiamo questi soldi…». Nei mesi successi i suoi carnefici non sono così clementi. C'è poco lavoro e gli incassi sono magri: «Lei si aspettava che io prendessi cento euro da questi due e ottanta per mandarli alla sua famiglia in Nigeria - racconta la donna alla sua misteriosa interlocutrice -, non ho ancora avuto i soldi che V. ha usato per venire in Europa». La donna cerca di tranquillizzarla: «Sono i tuoi soldi, non andranno persi, sono i tuoi soldi, non c'è bisogno… loro li pagheranno… tu ti agiti troppo… pagheranno».

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