Immigrati, offesa la moglie di Donato (ApL). Parolari (Ln): "Allibito che tu sia allibito"

Il consigliere comunale esprime la propria ponderata opinione sull'immigrazione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

Stimatissimo Ivano,

per prima cosa esprimo la mia sincera ammirazione per il semplice fatto di aver reso pubblico questo atto di profonda mancanza di rispetto e umiliazione della donna, commesso da un uomo (si pensa) senza possibilità di acquisire lo Status di profugo ( non uso parole più forti volutamente).

La vostra azione, tua e della tua compagna, denota un elevato senso civico, che supera la propaganda delle fazioni e squarcia il velo sulla ipocrisia e incompetenza, ahimè più culturale che logistica, che imperano nella gestione del fenomeno migratorio che io ritengo di invasione. Spero per te che non ti troverai in futuro a constatare che questa scelta che hai fatto, consapevole delle implicazioni, sia stata coraggiosa; in quanto al di là della solidarietà ipocrita e di maniera e di qualche sorriso e pacca sulla spalla, ti assicuro che i tuoi alleati di amministrazione ti ascriveranno, quantomeno, nel limbo degli inaffidabili e ingestibili. Per diventare nemico dell' umanità intera, come me ed altri Leghisti, ci vuole ancora tempo e atti.

Per il resto, ho scritto settimana scorsa un lungo intervento sulla gestione italiana del fenomeno e la tua affermazione: «Questa situazione si è venuta a creare per colpa di un atteggiamento dilettantistico della Prefettura e pilatesco da parte dell’amministrazione comunale», ne è di fatto la conferma. Il Governo Italiano si troverà ad affrontare il problema di cambiare il sistema di gestione, nel senso indicato dal tuo intervento, non tanto a causa di linee di azione leghiste, ma a causa delle linee di azione indicate in questi giorni sia dal vertice Merkel – Hollande che dal Presidente Obama. Per il resto, consapevole della tua straordinaria intelligenza e capacità di analisi, merce rara nella nostra amministrazione, rimango “allibito del fatto che tu lo sia ”. E mi spiego. Il fatto in sé può essere commesso anche da un Italiano ed in quel caso nella maggior parte delle circostanze lo classificheremmo come un problema patologico dell'individuo. La sola circostanza che ti ha indotto a renderlo pubblico rende chiaro che per te non si tratta di un fatto patologico, ma potenzialmente fisiologico per uomini figli di civiltà diverse da quella occidentale che hanno vissuto in altre terre con altre culture e tradizioni .

Scusami ma tutto questo non può risolversi con un separé. Il mio essere allibito proviene dalla constatazione che, in forma minore, anche tu sia affetto dalla “sindrome di superiorità occidentale” . Questa sindrome è molto presente nella filosofia delle gestione dell' immigrazione in generale e di questa “invasione in atto” in particolare. Manifestazioni eclatanti ne sono il paternalismo cattolico, di cui il novello Pilato, tale anche in superbia, è un esempio vivente ed il paternalismo laico comunista, che producono il buonismo come sottoprodotto culturale e approccio sistematico. In nome dell'anti razzismo di maniera viene prodotto un sistema di relazione Noi e Loro che per partito preso ingloba questi uomini, siano essi profughi o clandestini, nella massa di individui definiti come vittime a prescindere se non buoni uomini a prescindere, da educare e integrare in una sorta di rivisitazione del “ Mito del buon selvaggio" di Rousseau.

L' esempio eclatante è la parola “integrazione dell' individuo migrante”, il cui effetto è la eradicazione dell' individuo dalla sua civiltà originaria per integrarlo in un sistema di regole “nostre” per cui buone. Si specifica che il processo di eradicazione, prodromico all'integrazione, è un processo violento. Nell' occidente europeo, il fallimento del processo di integrazione e di eradicazione degli individui ha prodotto due effetti indesiderati di portata eclatante : la modifica delle regole vigenti per negare il fallimento dell' integrazione, in sostanzia se l' individuo non si adegua, si adeguano le regole; il potenziamento ed il rafforzamento di integralismi religiosi e culturali millenari, anche violenti, come esito del rifiuto degli individui del processo di integrazione ovvero eradicazione.

L' approccio del Governo e delle elite dominanti alla integrazione è paternalistico e dilettantesco, le civiltà diverse che dovremmo integrare e che si scontrano in armi nel mondo sono almeno cinque tra quelle riconosciute e gli occidentali non possono confrontarsi solo con l' idioma Noi e gli altri perchè riduttivo e paternalistico e generatore di profondi errori di azione politica. Per capire meglio quanto affermo consiglio due letture: "Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale", un libro del 1996 (Samuel P. Huntington) e “Contro l'islamizzazione della nostra cultura", un libro del 1996 edito da Pim Fortuyn. Dai due testi si evince che un processo di immigrazione e di coinvolgimento in una società può essere fatto solo con individui che accettano le regole vigenti del posto dove vanno a vivere.

Non ha alcun senso iniettare nella società uomini che vivono, credono e praticano usanze diverse anche profondamente incompatibili con la nostra visione. Il fatto avvenuto a Lecco che hai denunciato è paradigmatico, in quanto è notorio che la visione della donna come individuo autodeterminato e con libero arbitrio è un dato affermato ma non ovvio nelle terre di cultura occidentale, ma altrettanto notoriamente nelle altre civiltà la donna ha ruoli e posizioni che non prevedono l' autodeterminazione della stessa come individuo. Ne discende che non riuscendo ad integrare ovvero a eradicare la cultura originaria negli uomini che stanno entrando in dimensioni bibliche nel nostro territorio, saranno le nostre regole e le nostre usanze ad adeguarsi prima per prassi (vedasi infibulazione) e poi per usi e costumi riconosciuti dalla legge . Episodi, gravi, come quelli di ieri diventeranno normalità sulla pubblica piazza, con buona pace di tutti. In sostanza si ribadisce, con questa spiacevole opportunità, che il problema non è accogliere o non accogliere, ma i numeri gli obiettivi e che regole comuni vogliamo e cosa siamo disposti a sacrificare. In questo momento è chiaro che siamo disposti a sacrificare la condizione della donna nella società occidentale.

Stefano Parolari

Consigliere comunale

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