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Il presidio alla Leuci continua da quando l'impianto ha chiuso

Il presidio alla Leuci continua da quando l'impianto ha chiuso

Un polo di ricerca per far rinascere la Leuci

Dopo il no del Comune alla riedificazione dell'area voluta da Pisati, la proposta degli ex operai è creare un polo che faccia ricerca e innovazione per le aziende in crisi.

"Tutti dovranno assumersi gli impegni presi pubblicamente". Con queste parole Germano Bosisio, rappresentante degli ex RSU che continuano il presidio alla Leuci dallo scorso Dicembre, richiama l'attenzione a quello che dovrà essere il destino dell'impianto di via XI Febbraio dopo il voto unanime del 29 giugno, in Consiglio comunale, contro la proposta di riedificare l'area a scopo abitativo o commerciale, avanzata dal proprietario Giuliano Pisati: la Leuci non si tocca, insomma. Ma cosa farne se, nonostante il dichiarato interesse di alcuni imprenditori all'incontro del 28 maggio, non sono arrivate proposte concrete per riportare in vita l'azienda? 


L'idea degli ex lavoratori di Leuci è molto chiara: trasformare l'area della fabbrica dismessa, o almeno una sua parte, in un polo di ricerca applicata dove si possa fare innovazione a servizio delle aziende del territorio. Perché questo avvenga, però, è necessario creare un tavolo di discussione concreto e propositivo dove le istituzioni operino per avvantaggiare gli investimenti, e dove gli imprenditori siano disposti anche ad associarsi per perseguire l'obiettivo comune di rivalorizzare il tessuto imprenditoriale e industriale oggi in crisi. 


Gli operai hanno già chiesto una valutazione di fattibilità alla Camera di Commercio, che si è dichiarata disponibile, e col voto del 29 giugno  il Piano di Governo del Territorio ha mantenuto la destinazione industriale del'area; la legge regionale sulla competitività approvata a febbraio, inoltre, sbloccherà dei fondi per le piccole imprese. Si tratta, quindi, di far sì che le diverse parti abbiano la volontà di partecipare concretamente e collaborare, perché stavolta, dicono gli operai, fallire sarebbe un delitto sociale: "non stiamo facendo questa battaglia solo per noi", è la precisazione, "ma per dare delle prospettive anche ad altre persone, e soprattutto per non rassegnarsi a ciò che sembra ineluttabile e magari, invece, non lo è".


Anche Lucio Vaccani della startup Sinnotech ha una proposta concreta per il polo che dovrebbe sorgere alla Leuci: "La ricerca per l'innovazione", dice, "è in parte già stata fatta": in questi anni la sua azienda, vincitrice del premio StartCup 2007, ha sviluppato il meccanismo chiamato di cinematica multipolare, che permetterebbe di costruire macchine industriali più veloci, meglio performanti e meno costose: se nascesse il polo di ricerca che gli ex RSU vorrebbero, si potrebbe direttamente passare a progettare i prototipi per gli utilizzi specifici necessari alle aziende del nostro circondario.
Gli ex operai sono già stati rassicurati sul fatto che questo tavolo di discussione si aprirà, ma i tempi non sono ancora certi. È comunque innegabile che, se questo ambizioso progetto si concretizzasse, potrebbe aprire delle rosee prospettive sul futuro dell'azienda, ma anche di un territorio che deve poter superare il rischio concreto di deindustrializzazione.

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