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Protesta e risposta / Belledo / Via Santa Barbara

Vernice rossa sulla Fiocchi Munizioni: “Mai vendute armi all'esercito di Israele”

Imbrattata l'insegna all'ingresso dello stabile di via Santa Barbara

Azione all'esterno della Fiocchi Munizioni di Lecco. Domenica mattina alle 11 due persone aderenti alle campagne di Palestina Libera e Ultima Generazione hanno macchiato di rosso il logo posto sul totem di via Santa Barbara, un chiaro richiamo al colore del sangue. I due attivisti hanno poi esposto uno striscione con scritto "Palestina Libera" e hanno acceso dei fumogeni all'ingresso dello stabile. A poca distanza era in corso la gara podistica "Belè de Cursa" e i presenti sono stati evidentemente interessati dall'azione: sul posto si sono portati anche gli agenti della Questura di Lecco.

“La protesta - sottolineano gli attivisti - mira ad esporre l'azienda che ha continuato a produrre e fabbricare materiale bellico per i militari israeliani ignorando il genocidio in corso in Palestina. La campagna Palestina Libera chiede al governo di rispettare l'articolo 11 della costituzione italiana, che ripudia la guerra, fermando l'invio di armamenti a Israele. Noi qui oggi prendiamo totale responsabilità delle conseguenze legali del nostro atto di protesta. E chiediamo che il nostro governo prenda le proprie responsabilità come complice di un genocidio, e per aver violato la nostra costituzione”, spiega l'attivista Luca.

palestina libera fiocchi munizioni 5 maggio 2024 2

Ultima Generazione ricorda che “dal 7 ottobre a oggi oltre 15mila bambini sono stati sterminati ma l'invio di armi e armamenti Made in Italy non è mai cessato. Secondo l’Istat la prima provincia italiana per invio di armamenti a Israele nell'ultimo trimestre del 2023, in pieno genocidio, è Lecco, dove ha sede la fabbrica Fiocchi Munizioni, con 1.011.510 euro. A oggi oltre 35mila civili sono già stati uccisi. La corte internazionale di giustizia sta indagando il governo Israeliano con l'accusa di genocidio. In tutto questo, compagnie italiane come la Leonardo e la Fiocchi non hanno mai cessato di inviare munizioni, armi e armamenti militari a Israele. In totale violazione dell'articolo 11 della costituzione italiana, anziché ripudiare la guerra il nostro governo non solo la sta finanziando ma ha visto i propri profitti sull'invio di armamenti aumentare anche grazie ai rapporti con il governo Israeliano”.

Secondo la legge 185 del 1990 “l'export di armi - sostiene Ultima Generazione - è tenuto a una trasparenza che non abbiamo visto nel corso dei mesi scorsi, nel pieno di un genocidio. Il Senato ha approvato in aula il 21 febbraio 2024 un disegno di legge di iniziativa governativa che cancella i meccanismi di trasparenza e controllo parlamentare sul commercio e le esportazioni di armi e sulle banche che finanziano tali operazioni. La trasparenza sull'export di armi italiane è a rischio. Neanche due settimane fa a Khan Yunis, nel Nasser Medical Complex, l’ospedale più grande a essere rimasto aperto nella Striscia di Gaza, sono state trovate fosse comuni con più di 400 corpi, molti di questi avevano segni di tortura ed erano stati giustiziati. Molte erano donne e bambine. I proiettili che sono stati usati in quelle esecuzioni, potrebbero essere stati prodotti qui, alla Fiocchi Munizioni. La legge che disciplina l’importazione, l’esportazione, il commercio e il transito di armi e munizioni in cui è coinvolta l’Italia è la legge 185 del 1990, e questa dice che è sempre il governo italiano ad autorizzare ogni contratto di compravendita nel settore. Ogni arma e proiettile usato a Gaza dall'esercito Israeliano sui civili è stato quindi autorizzato dal nostro governo”.

“Mai venduto all'esercito di Israele”

“Non abbiamo mai venduto proiettili all'esercito israeliano”. Non ha dubbi Stefano Fiocchi, presidente del Cda della Fiocchi Munizioni e rappresentante della storica famiglia lecchese. “Noi ci siamo dal 1876 e certo non facciamo cioccolatini - replica alle accuse all'Adnkronos - ma produciamo proiettili per il tiro, per la caccia e anche per le forze dell'ordine certo, ma nell'ambito della sicurezza. Le proteste alla vernice ormai sono all'ordine del giorno, ma stanno facendo grande confusione a protestare in questo modo. Non so dove siano andati a prendere l'informazione, di noi fornitori dell'esercito israeliano. Tra l'altro Israele per le munizioni ha una propria fabbrica. E se deve comprare, compra dagli Usa. Prendersela con noi non ha senso, dato che lavoriamo per il civile”.

I rapporti con Israele sono limitati “a un nostro distributore che ci rappresenta, ma, ripeto sempre per scopi civili, per i privati”. Fiocchi ritiene che “ognuno ha e deve avere il diritto a manifestare le proprie idee perché parto dal principio che la libertà delle idee sia incontestabile, ma finisce quando tu ledi la mia libertà e se protesti facendo confusione. Se si confonde l'uso di una munizione e si generalizza, allora con questa premessa, bisognerebbe vietare tutti i coltelli ogni volta che uno lo usa per ammazzare un'altra persona perché i coltelli sono veicolo di morte. Noi agiamo nella piena legalità e con tutti i permessi necessari. Certo la nostra produzione può non piacere, ma c'e' modo e modo di protestare”.

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