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"Wall Street", le ragioni dello stop spiegate (preventivamente) da Qui Lecco Libera

In un incontro al circolo "Libero pensiero" l'associazione ha denunciato la firma "inammissibile" di L'altra Via, a poche ore dalla cancellazione del bando

Slitta il progetto per la Pizzeria della legalità, alla "Wall Street" è tutto da rifare. La comunicazione è arrivata da palazzo Bovara nelle prime ore di oggi 24 aprile: l'associazione L'altra Via di Calolzio, componente dell'associazione provvisoria che avrebbe dovuto avere la gestione della pizzeria, con Arci Lecco e La Fabbrica di Olinda, non ha ratificato la decisione del presidente di partecipare al bando per la gestione di "Wall Street".

Bando che, aperto dal Comune lo scorso gennaio, si è chiuso a fine marzo con una sola offerta: quella, appunto, presentata dalle tre associazioni. Una questione che Qui Lecco Libera ha voluto affrontare nella serata di ieri, durante un incontro in cui ha presentato il dossier che raccoglie la storia della storica pizzeria della 'ndrangheta, dalla decisione di destinarla alla comunità nel 1994 (due anni dopo il blitz che portò al sequestro), fino al progetto di "pizzeria dei saperi e sapori della legalità".

«Una delle tre firme è stata apposta in calce all'offerta per il bando senza il mandato e la legittimità previsti dallo statuto dell'associazione stessa» ha spiegato, durante l'incontro, Duccio Facchini  di QLL: lo scorso 16 aprile, infatti, l'assemblea dei soci di L'altra Via ha bocciato la proposta del suo presidente, quella, cioè, di ratificare la partecipazione al bando. Partecipazione sottoscritta almeno un mese prima. «Ci siamo domandati se il presidente di questa associazione non sia stato "tirato dentro" un progetto concepito da altri», ha aggiunto Facchini.

L'episodio, però, porta a un problema di trasparenza: «Questo porrebbe un vizio di inammissibilità - è stato detto durante l'incontro, poche ore prima che il Comune diffondesse la notizia dello stop al progetto - ragione per cui abbiamo invitato il Comune di Lecco a sospendere il procedimento e sottoporre la pratica all'Autorità nazionale anticorruzione».

«Duole dirlo ma sul destino della “nuova” Wall Street siamo stati preveggenti - è il commento dell'associazione, ribadito alla luce dello stop di stamattina - Nel capitolo finale del dossier storico sul bene confiscato di via Belfiore che presentammo alla fine di febbraio di quest’anno scrivevamo: “Tira una brutta aria sul bando del Comune di Lecco. Poche e confuse idee rischiano di produrre pochi e confusi risultati. E non sarà un tardivo, scorretto e improvvisato coinvolgimento di cooperative o associazioni a bando preconfezionato e pubblicato a risolvere l’impiccio”».

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