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Economia Viale Tonale

Bilancio positivo per il sistema occupazionale nel Lecchese

Presentato il nono Rapporto sul lavoro curato da Provincia, Camera di Commercio e Network: trend positivo per l'occupazione in generale, cresce quella femminile ma faticano i laureati. Segno più nella produzione industriale e artigianale, aumenta la flessibilità

La crescita occupazionale registrata nel 1° semestre del 2018 si è in parte ridimensionata nei mesi successivi, ma per il “Sistema Lecco” il bilancio finale dell’anno è ancora positivo con un tasso di occupazione pari al 68% e quello di attività che si attesta a quota 72,1%. Un trend con segno più da cinque anni consecutivi dopo le perdite registrate dal 2008 al 2013. Il cambio di rotta avvenuto nell’ultimo trimestre dello scorso anno ha interrotto la fase espansiva del sistema occupazionale in atto da tempo e caratterizzata da diffusi processi di qualificazione delle risorse umane all’interno delle imprese manifatturiere e non solo. Le informazioni sui primi mesi dell’anno in corso, non tutte negative, evidenziano una situazione di incertezza (per l’andamento dei mercati internazionali e, pure, per gli esiti delle politiche nazionali a riguardo delle imprese e del lavoro) che, in attesa di scenari più definiti, riduce di molto la propensione delle imprese a creare nuovi posti di lavoro.

Sono questi alcuni degli elementi più significativi che emergono dal 9° Rapporto dell'Osservatorio provinciale del Mercato del Lavoro di Lecco presentato oggi nell’Auditorium di via Tonale 30, alla presenza del Presidente Istat Gian Carlo Blangiardo. Lo studio è stato realizzato da Provincia di Lecco, Camera di Commercio e associazione Network Occupazione Lecco.

Tutti i dati, lo studio e i grafici al link della Provincia

Diversi e interessanti i dati raccolti nel Rapporto. Nel 2018, è continuato - seppure con minore intensità - il trend positivo relativo alla produzione industriale e artigianale, alle esportazioni e al tasso di utilizzo degli impianti nel settore manifatturiero; ne ha beneficiato il «fattore lavoro» che - pur affiancando per le diverse componenti dell’occupazione dinamiche positive ad altre negative - ha mantenuto i buoni livelli raggiunti lo scorso anno.

Tra le dinamiche negative va evidenziata la riduzione dell’occupazione maschile (-2,6%) e la corrispondente crescita delle persone in cerca di lavoro e del relativo tasso di disoccupazione (dal 3,4 al 5,1%). Un dato negativo che non ha trovato uguale riscontro nella componente femminile che registra solo una marginale flessione di livelli occupazionali (-0,3%) ma una contrazione del tasso di disoccupazione (dal 7,6 al 6,4%), oltre che nel numero di donne alla ricerca di un impiego: un risultato quindi positivo, ma da valutare con prudenza considerando un aumento del segmento femminile tra le «non forze di lavoro».

Segnali positivi anche per la fascia giovanile al cui interno si conferma ampiamente diffusa la presenza di studenti nelle scuole secondarie di 2° grado e nel «percorso» di istruzione e formazione professionale; risulta in crescita anche il tasso di passaggio all’università dopo il conseguimento del diploma. Sul versante occupazionale livelli stabili sia per l’occupazione che per la disoccupazione; in leggera riduzione il segmento NEET (nel 2018 pari all’8%) la cui ampiezza si è però decisamente ridotta rispetto alla consistenza rilevata nel 2013 (14%). In aumento, sempre nel 2018, i movimenti (di entrata e uscita) che caratterizzano il mercato del lavoro; il fabbisogno di personale previsto dalle imprese nel corso dell’anno è aumentato di circa il 23% (rispetto al 2017), per ridimensionarsi in parte nella seconda parte dell’anno a causa della brusca frenata del ciclo economico internazionale; gli avviamenti effettivi registrati dai Centri per l’Impiego registrano una crescita del 6%, dunque un saldo ancora positivo, ma meno consistente rispetto all’anno precedente.

Maggiori opportunità di lavoro sul territorio lecchese

Alla leggera riduzione del numero di occupati (residenti in provincia) non si affianca una pari riduzione dei posti di lavoro presenti sul territorio (nelle imprese, nelle istituzioni, nelle attività professionali, ecc). L'aumento (1.000 unità) non è ancora sufficiente ad annullare i deficit registrati a partire dal 2009 ma tuttavia significativo per il sistema economico lecchese. La crescita dei posti di lavoro nelle imprese del territorio ha ridotto il segmento dei lavoratori lecchesi con impiego al di fuori della provincia di Lecco.

La riduzione dei flussi in uscita riguarda anche le figure professionali «high-skill» che registrano, per il 2018, una quota di assunzioni fuori provincia pari al 48% circa (era il 57% nel 2017 e per molti anni - a partire dal 2010 - tale quota è risultata superiore al 50%). Maggiori opportunità nelle imprese lecchesi anche per le figure «medium skill»: il 62% degli avviamenti è avvenuto in imprese locali a fronte del 53% registrato nel corso del 2017. Le imprese sono però tornate a segnalare difficoltà di reperimento di figure adeguate, in particolare gli operai specializzi e di addetti con competenze legate alle tecnologie 4.0. L’aumento dei posti di lavoro sul territorio è in parte determinato dalla espansione - pur se ancora contenuta - dell’occupazione nella P.A. e, ancora, dalla crescita del lavoro autonomo ( più nelle attività professionali e nei servizi che non nelle tradizionali attività dell’artigianato e del commercio.

Come negli anni precedenti, la crescita dei posti di lavoro è risultata più consistente nel settore dei servizi (anche se non mancano differenze tra comparto e comparto), che nel manifatturiero, settore che si conferma fondamentale per l’economia lecchese raggruppando oltre il 40% dei posti di lavoro privati, valore che colloca Lecco al vertice tra le province lombarde; rimane ancora negativo il trend nell’edilizia. Il non profit mantiene il livello dei posti di lavoro degli ultimi anni, ma sembra conclusa la fase espansiva che aveva caratterizzato il settore.

Cresce la flessibilità

Un altro elemento significativo riguardano il fatto che durante l’ultimo anno non si è ridotto il processo di flessibilizzazione a riguardo dei contratti di lavoro: la quota di lavoratori occupati con un contratto a tempo determinato o a termine che nel 2017 rappresentavano il 53% degli avviamenti, è scesa solo al 52% nel 2018; tenuto conto anche degli avviamenti con contratto di somministrazione (23%), quelli a tempo indeterminato rappresentano, nel 2018, solo il 21% del totale. La tenuta occupazionale nelle imprese locali trova una ulteriore conferma nei dati relativi al ricorso alla Cassa Integrazione: nel 2018, per il quarto anno consecutivo, è nuovamente diminuita confermandosi - come già nell’anno precedente - sui livelli pre-crisi.

Il ruolo della formazione

Da segnalare inoltre che quello lecchese si rivela un mercato ancora difficile per i laureati. Allo stesso tempo di registra un’elevata propensione dei giovani verso la formazione. Il sistema formativo lecchese rimane, nonostante alcune criticità strutturali, abbastanza funzionale alle imprese e al sistema economico locale. I dati continuano a segnalare una diffusa propensione verso l'istruzione secondaria di 2° grado, il cui percorso è iniziato dalla quasi totalità degli usciti dal ciclo di 1° grado (scuola media inferiore): l’80% negli indirizzi liceali e tecnici, il restante 20% in quelli professionali e nell'IeFP. Gli esiti finali sono positivi (conseguimento del diploma o della qualifica professionale): nel 2018 il 70% dei 19enni residenti ha superato l’esame di maturità (cui va aggiunto la quota di qualificati nel ciclo triennale/quadriennale dell’IeFP). L'abbandono scolastico oscilla intorno al 9-10% e l'irregolarità nel percorso di studio (perdita di un anno, cambio di indirizzo, ecc.) è inferiore al 25%. Il passaggio dalla scuola superiore all'università ha superato (nell’a.a. 2017-2018) il 65%, con quasi due diplomati su tre che iniziano un percorso universitario; un aumento non trascurabile rispetto l’anno precedente (61%). Resta stabile nel 2017 il numero dei laureati triennali (poco più di 1.000), così come quello dei laureati specialistici e magistrali (circa 700).

Puntualità nei pagamenti, nel Lecchese le aziende sono tra le più puntuali in Italia

«Con il 9° Rapporto dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro, la Provincia di Lecco, in collaborazione con la nuova Camera di Commercio Como-Lecco e Network Occupazione Lecco, prosegue l’attività di monitoraggio e analisi del sistema occupazionale lecchese - spiegano nella relazione al documento i Presidenti Marco Galimberti , Mauro Gattinoni e Claudio Usuelli - Un’attività che nel tempo è stata riconosciuta, sia a livello regionale che nazionale, di particolare rilievo e considerata esemplificativa del ruolo e delle azioni promosse dalle Province a favore del sistema occupazionale e del lavoro. Il bilancio annuale per il 2018, elaborato sulla base di numerose fonti statistiche, è risultato ancora positivo, con valori però inferiori a quelli previsti a inizio anno: un ridimensionamento determinato dal rallentamento dell’economia internazionale i cui effetti si sono manifestati rapidamente nel sistema economico lecchese, un sistema con elevati livelli di apertura internazionale. Tra i numerosi spunti di analisi e di riflessione che il Rapporto ci offre ne vogliamo indicare tre in particolare: il primo riguarda il mercato del lavoro giovanile che nell’ultimo anno ha registrato segnali positivi e una nuova riduzione della quota di coloro che non studiano né lavorano (NEET); il secondo mette in evidenza il recupero di attrattività delle imprese lecchesi, con riferimento al lavoro, con la conseguente riduzione del flusso di lavoratori, spesso i più qualificati, verso altre realtà territoriali, Milano e la Brianza in primo luogo. Il terzo, infine, fa riferimento al segmento femminile che "vince" il confronto con quello maschile, registrando anche una significativa riduzione del tasso di disoccupazione. In un sistema imprenditoriale stabile in termini quantitativi va ampliandosi il numero di imprese fortemente orientate all’innovazione, e non solo nel settore manifatturiero. Questo processo andrà sostenuto con azioni, interventi e strumenti frutto della collaborazione fra Istituzioni pubbliche e sistema delle imprese, proseguendo un percorso già iniziato negli ultimi anni in collaborazione con i centri di ricerca presenti sul territorio, a partire dalle sedi locali del CNR e del Politecnico di Milano».

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