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Lavoratori frontalieri

Lavoratori frontalieri

Buone notizie per i frontalieri

Il parlamento svizzero ha bocciato "Prima i nostri". Progetto di legge ticinese che sanciva preferenza assoluta nel mondo del lavoro per i nazionali e residenti svizzeri rispetto agli italiani frontalieri

La proposta di legge per l’applicazione della preferenza indigena sul mercato del lavoro ticinese è stata bocciata dal Gran Consiglio - parlamento cantonale ticinese - il 21 febbraio scorso.  Sono 64.885 i frontalieri lavoratori in svizzera, dati del 2017, un numero in aumento che le forze politiche di destra nel Ticino vogliono fermare.

Questa proposta è stata presentata da Gabriele Pinoja, capogruppo della destra ticinese, dopo la espressione popolare in referendum a serttembre del 2016 dove il 58% dei ticinesi si erano pronunciati a favore di una linea dura contro i frontalieri. Proposta di legge che aveva trovato adesioni in parlamento della “Lega dei Ticinesi” e del liberale Andrea Giudice. Gli altri partiti politici in rappresentanza nel parlamento però si sono pronunciati fortemente contro tale disposizione cantonale.

Il ragionamento che ha portato il Gran consiglio a votare contro la proposta di legge è che questa è in contradizione con accordi internazionali sotoscritti per la Svizzera con la UE; una legge di questo tipo è inoltre competenza della Confederazione Elvetica, non del Gran Consiglio (parlamento cantonale), per cui una modifica della magnitudo che le forze politiche di destra ticinesi proponevano possono essere sancite solo da leggi nazionali e non cantonali.

Il parlamento ticinese ha invece deciso di inserire il principio della preferenza indigena nelle leggi che regolano l’attività di diverse aziende parastatali. Queste dovranno “nell’assunzione del personale, a parità di requisiti e di qualifiche e salvaguardando gli obiettivi aziendali” dare “la preferenza alle persone residenti, purché idonee ad occupare il posto di lavoro offerto”. In particolare, tale misura dovrà riguardare: l’EOC (Ente ospedaliero cantonale), la Banca Stato, l’ATT (Azienda trasporti ticinese), le OTR (Organizzazioni turistiche regionali), l’USI (Università della Svizzera italiana) e la SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana), per quest’ultime limitatamente al personale amministrativo ed ausiliario, esclusi i docenti.

Prima i nostri? No, prima i migliori. Facciamo sì che siano i nostri, con formazione. È il moto dei partiti ticinesi detrattori della proposta in questione

Matteo Quadranti, deputato PLR in Gran consiglio, partito che ha mosso fortemente il No all'iniziativa “Prima i Nostri” ha dichiarato in comunicato stampa diffuso ai media e nel sito web del suo partito politico: “Pur in un comprensibile momento di paura ed insicurezza per il ceto medio e per quello operaio, dobbiamo evitare di cadere in una società illiberale, del rancore e del pessimismo. Manteniamo la rotta su quella che è la visione di uno Stato liberale e democratico fondato sul diritto e sul merito. Giusto responsabilizzare i datori di lavoro ma giusto è anche infondere formazione, fiducia e spirito d’impresa invece che assistenzialismo ai ticinesi che il lavoro lo otterranno e terranno se sapranno essere migliori degli altri per formazione, competenze, flessibilità e disponibilità”

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