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L'allarme di Coldiretti: miele ko per colpa della pioggia

Il maltempo minaccia un comparto storico e strategico dell'agricoltura lariana

La pioggia "azzoppa" le fioriture e mette in difficoltà le api. La produzione di miele - così - crolla: equazione semplice, che non lascia spazio a troppe interpretazioni. Coldiretti Como-Lecco, in base ad un'analisi realizzata dai propri tecnici, ha rilevato quanto il maltempo abbia reso difficile il lavoro delle api, così impossibilitate a raccogliere dai fiori il polline e il nettare indispensabile per la loro sopravvivenza e la produzione di miele.

«Le cause sono sotto gli occhi di tutti e gli alveari ne pagano le conseguenze», ribadiscono Fortunato Trezzi e Raffaello Betti, presidente e direttore di Coldiretti Como Lecco. «La tropicalizzazione del clima e le piogge continue e intense hanno compromesso una fase importante della stagione e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare e quindi non sono riuscite a produrre miele. Questo è un periodo molto delicato per le famiglie di api, quest'anno purtroppo si è partiti veramente male».

E così, il clima impazzito di fine primavera minaccia un settore sempre più strategico per l'economia agricola delle province lariane.

«Il settore apistico, anche nel 2016 per il terzo anno consecutivo, sta vivendo una situazione preoccupante», commenta Enrico Ranghetti, produttore. «A Como e Lecco le principali produzioni di miele sono l'acacia e il millefiori. E anche sui prati i fiori, come quelli di tarassaco, sono ormai inutilizzabili dalle api. Non potendo raccogliere il nettare, dunque, le api sono rimaste nelle arnie per diversi giorni e questa costrizione ha dato luogo a numerose sciamature (che compromettono la produzione visto che non sono programmate - se invece lo fossero, sarebbe un bene perchè la sciamatura aumenta le famiglie) e ad un 30-35% di orfanità (ossia la morte della regina) dovuta allo stress. Al maltempo, infine, si sono sommate le criticità dovute alla peste europea e a quella americana».

Gli alveari - in Lombardia - sono circa 155.000, che producono - in totale - 1.700 tonnellate di miele, propoli, cera ed altri derivati. «Sia la nostra regione che le nostre province – concludono Trezzi e Betti – hanno un'antica tradizione nel settore dell'apicoltura tanto che il primo congresso degli apicoltori italiani si tenne nel 1871 proprio a Milano, dove oggi si stima abitino circa centomila api. Mentre se consideriamo anche gli hobbisti o le aziende agricole multifunzionali, sono oltre 3mila le persone che in tutta la Lombardia si dedicano all’apicoltura».

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