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La nuova legge svizzera sulle imprese artigiane preoccupa Confartigianato

Per l'associazione il provvedimento è "talmente tortuoso e burocratico da far apparire l’Italia come un campione delle semplificazioni"

Desta preoccupazione negli artigiani che lavorano in Svizzera l'entrata in vigore di "Lia", la legge sulle imprese artigianali varata dal Canton Ticino che impone l’iscrizione all’Albo delle imprese artigianali anche alle attività italiane della filiera casa (edili, idraulici, elettricisti, pittori, serramentisti, fabbri/carpentieri, giardinieri) che vogliono lavorare sul territorio elvetico.

Un percorso normativo che Confartigianato Lecco definisce "talmente tortuoso e burocratico da far apparire l’Italia come un campione delle semplificazioni": la normativa prevede, in sintesi, l’obbligo di rispettare determinati requisiti professionali, come l’omologazione dei titoli di qualificazione, la cui valutazione è demandata alla discrezionalità di giudizio di una commissione del Canton Ticino. Valutazione che, probabilmente, andrà a colpire soprattutto le imprese di piccole dimensioni, e a cui vanno ad aggiungersi i costi stratosferici di iscrizione all’Albo: 2mila franchi, quasi 2mila euro, più 300 franchi per ogni specializzazione. Un pittore edile che svolga anche l’attività di gessatore, per esempio, dovrà versare un supplemento di 600 franchi. Occorre poi mettere in conto una polizza assicurativa con massimale di 1 milione di franchi, la raccolta di numerosi certificati e permessi da presentare, con sanzioni che possono arrivare fino a 50mila franchi.

Per questo l'associazione degli artigiani lecchesi si è subito mobilitata, sia a livello confederale per ottenere maggiori dettagli dalle autorità ticinesi e contestare il provvedimento, sia a livello locale, offrendo agli associati i primi suggerimenti per affrontare il problema.

«Abbiamo esaminato con attenzione il testo della legge - spiega il dottor Fabrizio Pierpaoli, responsabile dell’ufficio Avvio d’impresa - in modo da offrire un adeguato affiancamento alle aziende colpite dal provvedimento, anche  perché  la raccolta e la compilazione della modulistica richiesta dalle autorità d’oltreconfine è piuttosto complessa. Al momento diciamo alle imprese di stare tranquille: è vero che la legge è entrata in vigore, ma sono previsti sei mesi per adeguarsi, quindi c’è tempo fino al prossimo 1° luglio. Nel frattempo, si può continuare ad operare come prima. Unica accortezza, consigliamo alle imprese che si recano nel Canton Ticino per l’esecuzione delle opere di portare con sè il contratto stipulato con il committente elvetico, in modo da evitare contestazioni in frontiera. Visti i costi non indifferenti - prosegue Pierpaoli - aiuteremo le imprese a capire se vale la pena di iscriversi o meno all’Albo: la valutazione dovrà tener conto del rapporto tra la spesa da sostenere e l’entità dei lavori svolti  in territorio svizzero. Al momento, stiamo chiarendo, inoltre, quali saranno le modalità di iscrizione e come si potranno certificare le competenze pregresse».

«È un provvedimento che ci stupisce - commenta Daniele Riva, presidente di Confartigianato Lecco - e che avrà ripercussioni negative sulle imprese artigiane lombarde che lavorano in Svizzera, generando aggravi di costi e di burocrazia. Secondo i dati divulgati dagli uffici del Canton Ticino, il nuovo provvedimento coinvolgerà oltre 4.500 ditte artigiane individuali, per lo più provenienti dalle aree di confine. Si tratta, fra l’altro, di un obbligo che contrasta con gli accordi bilaterali sottoscritti con la Svizzera: per questo Confartigianato ha sollecitato ieri l’intervento del Governo italiano nei confronti delle autorità elvetiche per far rispettare i diritti di stabilimento e libera prestazione dei servizi delle imprese sanciti dall’accordo tra l’Unione Europea e la Svizzera del 21 giugno 1999. L’accordo stabilisce l’applicabilità delle direttive comunitarie sul riconoscimento delle qualifiche professionali anche ai cittadini elvetici e impone, a sua volta, alla Svizzera di applicare ai cittadini UE le procedure stabilite dalla Direttiva europea in materia di stabilimento e di libera prestazione dei servizi delle imprese. Nel frattempo invitiamo le imprese coinvolte a rivolgersi alla sede o alle delegazioni di Confartigianato Lecco per maggiori informazioni».

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