L'industria lecchese non cresce: solo timidi segnali di ripresa

Questo è quanto emerge dall'indagine del Centro Studi Giovani Imprenditori Confapi e REF Ricerche.

Oriano Lanfranconi

“Senza credito - sottolinea Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confapi - non può esserci né un miglioramento della competitività né tantomeno crescita.  L'economia italiana è in ripresa dal quarto trimestre dell'anno scorso, ma ancora tanti ne dubitano. In altre parole, molti non se ne sono accorti. Ciò significa che il dato medio (ricordiamo che ripresa, come recessione, sono concetti che riguardano la macroeconomia, ossia come - in media - si muove l'economia) nasconde un'elevata varianza: solo alcuni sono in ripresa, altri stanno ancora peggiorando o semplicemente sopravvivono. Se in cinque anni abbiamo perso il 10% del Pil, il 25% della produzione industriale, e un milione di occupati, un check-up della situazione odierna è indispensabile, soprattutto per capire se, quando e come si torna a crescere”

Le domande principali cui l’indagine ha tentato di dare una risposta sono ovvie:
1.    Quanta capacità produttiva è andata perduta (fallimenti e/o delocalizzazioni) e quindi non è più da considerare ai fini della possibile ripresa;
2.    Quante sono le realtà produttive che soffrono per il calo della domanda, ma sono pronte a riprendere;
3.    Quante, infine, sono le imprese che, nonostante la crisi, sono andate bene, e che già nel 2013 hanno continuato a crescere, e migliorano ancora nel 2014.

Nuove imprese e cessazioni
Secondo i dati di Unioncamere nel 2013 le aperture delle imprese hanno superato le chiusure di 12.681 unità, in particolare nel commercio, turismo e servizi alle imprese, mentre continuano a calare costruzioni e trasporti. Nel 2013 sono infatti nate 384.483 imprese: sono circa 600 in più rispetto al 2012, ma 1.029 in meno rispetto al 2009. Il tasso di crescita, pari allo 0,2% nel 2013, è inferiore sia al 2012 (0,3%), che al 2011 (0,8%), e molto lontano dai valori del 2010 (11,9%).

Per quanto riguarda le cessazioni, continua il trend in crescita dal 2010 (da 338.206 a 371.802), con 3.675 cessazioni in più rispetto al 2009. Il saldo tra iscrizioni e cessazioni continua a rimanere positivo, 12.681 unità in più. La crisi dell’imprenditoria italiana ha colpito soprattutto il settore artigiano, che ha perso l’1,94% della sua base produttiva, il valore più alto dal 2009.

Continuano, quindi, a nascere imprese, ma la crisi non sembra dare tregua: il Mise ha attualmente attivato 159 tavoli di confronto riguardanti imprese in difficoltà, che coinvolgono oltre 120.000 lavoratori: il numero di esuberi ammonta in media al 15% della forza lavoro delle singole imprese. Di queste, diciotto – cui corrispondono 2.300 dipendenti - hanno dichiarato la cessazione di attività.

Secondo l’Osservatorio sulle crisi d’impresa di Cerved Group (novembre 2013), che misura l’impatto della recessione economica sulle imprese italiane, a causa delle aspettative pessimistiche sul futuro sarebbero state liquidate persino delle società sane: nei primi nove mesi del 2013 sono state aperte 62 mila procedure di crisi o di liquidazione volontaria, il 7,3% in più di quanto osservato negli stessi mesi del 2012. Il record è stato raggiunto anche con riferimento ai fallimenti (quasi 10 mila nei primi nove mesi del 2013, il 12,1% in più rispetto al 2012) e alle liquidazioni (quasi 25 mila nei primi nove mesi del 2013).

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