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Giovedì, 19 Maggio 2022
Al lavoro

Riforma delle pensioni: donne e giovani, i cambiamenti in arrivo

Necessaria una profonda ristrutturazione: il piano del Governo è, in linea di massima, delineato

La riforma dell'Irpef e la rivalutazione miglioreranno le pensioni già nel 2022. Ma l'obiettivo primario dev'essere quello di garantire una pensione futura dignitosa per i giovani di oggi, alle prese con carriere spesso discontinue e precarie. Valorizzazione dei contributi versati e definizione di un bonus di contribuzione virtuale, ex post, per i lavoratori e le lavoratrici con carriere più fragili, che copra i periodi di formazione, di disoccupazione e di cura della famiglia. Questa una delle ipotesi a cui il governo sta lavorando e al centro del tavolo tecnico al ministero del lavoro con i sindacati. Sarà fatto comunque da parte del ministero anche un approfondimento per individuare la platea coinvolta. A fare il punto della situazione il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti al termine del round che vedrà un nuovo appuntamento per il 3 febbraio prossimo.

Pensioni, disponibilità "a valorizzare la maternità ai fini previdenziali"

Dal governo è arrivata anche la disponibilità "a valorizzare la maternità ai fini previdenziali e per l’anticipo pensionistico", spiega, come chiesto da Cgil Cisl e Uil. I sindacati hanno anche presentato le proposte sul rilancio delle adesioni alla previdenza complementare attraverso lo strumento del silenzio assenso, accompagnato da una campagna informativa istituzionale. "La Uil ritiene indispensabile mantenere il calendario degli incontri previsti per arrivare a definire interventi condivisi di modifica alla legge Fornero da inserire nel prossimo Def", conclude Proietti.

Siamo ai preamboli. Il confronto però è rimasto in superficie; nessun dettaglio tecnico per ora. Anzi la richiesta di fare un approfondimento sulla platea coinvolta dalla pensione di garanzia proposta dal ministero del Lavoro fa supporre a Cgil Cisl e Uil "un allungamento dei tempi" di valutazione. Al momento dunque la partita sui giovani resta sospesa fino al 7 quando in sede politica si confronteranno il ministro Andrea Orlando e i segretari generali di Cgil Cisl e Uil. Soddisfatta comunque la Cisl. "E' positivo che si stia lavorando", dice il segretario confederale Ignazio Ganga che rinvia un giudizio puntuale al round politico del 7 febbraio. "Quello dei giovani è tra i dossier più spinosi; serve riparametrare la platea e costruire quel ‘contenitore’ che al momento non esiste individuando esattamente le aree di maggiore criticità’", aggiunge.

Soddisfatta dell’andamento degli incontri anche la Cgil. "Abbiamo registrato un avanzamento del confronto con il Governo su una misura previdenziale di garanzia per i giovani e sulla previdenza complementare", spiega il segretario confederale Roberto Ghiselli. "Il Governo ha dichiarato la volontà di assumere come oggetto di approfondimento la valorizzazione dei periodi di disoccupazione, maternità, formazione certificata e bassa retribuzione come i part time", aggiunge. Con il governo i sindacati hanno anche convenuto "sulla necessità di valutare con attenzione le platee interessate a questi fenomeni di fragilità per poi definire il modello d’intervento e la misura del sostegno", prosegue Ghiselli. Al centro del tavolo i sindacati hanno messo anche la proposta sulla previdenza complementare: "serve riaprire il semestre di silenzio assenso, una campagna di informazione e di educazione previdenziale, strumenti per garantire la libertà dei lavoratori nelle adesioni, a partire dai lavoratori nelle piccole imprese e dai giovani", conclude.

La pensione per i giovani

Il piano della pensione di garanzia nasce dal fatto che molti lavoratori, con carriere discontinue nonostante la lunghezza, potrebbero avere in futuro pensioni di importo veramente limitato, al punto da necessitare interventi di assistenza. Che fare dunque? La proposta che circola da molto tempo, mai presa in considerazione da alcun governo, è quella di un fisso di circa 1000 euro lordi al mese di pensione a partire dai 65 anni anagrafici, con 40 anni di lavoro (ma lavoro inteso con tutti gli anni compres, anche quelli con buchi contributivi). Nessuno anticipo pensionistico dunque, con il vantaggio per le casse dello Stato di spostare la spesa in avanti, senza dover riempire direttamente i buchi contributivi dei precari ora.

Da quando si andrà in pensione per intero col sistema contributivo, incassando cioè solo i contributi versati e rivalutati? Succederà dal 2035 per coloro che hanno iniziato a lavorare dal 1996. Le vie d’uscita saranno quattro e tutte impegnative perché i loro requisiti sono mobili e crescono con la speranza di vita:  una pensione anticipata che si può stimare a 66 anni (dai 64 di oggi) con 20 di contributi, ma solo se la pensione è 2,8 volte l’assegno sociale (oggi circa 1.300 euro). Una pensione di vecchiaia a 69 anni (oggi 67) con 20 di contributi, ma solo se pari a 1,5 volte l’assegno sociale (oggi circa 700 euro). Una pensione di vecchiaia a 73 anni con almeno 5 anni di contribuzione. E una pensione anticipata con 44-45 anni di contributi, a prescindere dall’età (oggi siamo a 41-42 anni e 10 mesi). Lo scenario attuale è questo.

Per coloro che lavorano a chiamata o con contratti a tempo, con stipendi bassi, il rischio è assegni bassi. Troppo bassi. Non è tutto: per i giovani e meno giovani di oggi, totalmente contributivi, non esiste integrazione al minimo (oggi 515 euro). La pensione di garanzia è una necessità per tutelare chi avrebbe assegni "da povertà assoluta", dopo aver lavorato tutta la vita.

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