Economia

La corsa inarrestabile delle tasse locali, cresciute del 248% in vent'anni

Il commento del presidente di Confcommercio Peppino Ciresa: "Le nostre imprese non vogliono e non possono più pagare il conto di enti pubblici inefficienti"

Peppino Ciresa (repertorio)

248%: questo il tasso di crescita delle imposte locali dal 1995 al 2015, fotografato dall’indagine di Cer e Confcommercio "La Legge di stabilità 2016 e le prospettive della tassazione locale in Italia", presentata a Roma oggi 17 febbraio.

La ricerca mostra come negli ultimi venti anni le tasse locali sono passate da 30 a 103 miliardi di euro (+248%), mentre nello stesso periodo di tempo le tasse centrali sono cresciute del 72%, da 228 a 393 miliardi di euro. Non solo: se nel 1998 meno del 9% dell'imposizione diretta era riconducibile alle amministrazioni locali, a fine 2014 tale quota è salita al 15%, con un aumento di 6 punti percentuali.

Analizzando i vari settori si nota come dal 2011 al 2015 le imposte sugli immobili sono cresciute del 143% (caleranno quest’anno, invece, grazie alla riduzione delle tasse sulla prima casa), e che la tassa sui rifiuti è cresciuta del 50%. Nell'anno in corso, infine, le imposte sugli immobili e sui rifiuti cresceranno complessivamente dell'80% rispetto al 2011, passando da 15,4 miliardi a 27,8 miliardi di euro. 

«È incredibile come non ci si renda conto che questa corsa inarrestabile danneggia famiglie e imprese- commenta il presidente di Confcommercio Lecco, Peppino Ciresa - Già tre anni fa, in occasione della presentazione di una analoga ricerca del Cer, avevamo espresso tutto il nostro malumore per un federalismo fiscale che non ha prodotto risparmi ma solo aggravi di costi. Purtroppo dobbiamo registrare che poco o nulla è cambiato dal 2013 a oggi. Queste tasse locali in continua crescita sono un fardello insostenibile per le imprese e il mondo produttivo. L'eliminazione della tassazione sulla prima casa, indubbiamente positiva per le famiglie, ha solo parzialmente frenato l'aumento del livello delle imposte locali, ma ciò non toglie che la pressione fiscale riconducibile alle Amministrazioni locali resti fuori controllo». 

«Non possono che condividere e sottoscrivere le parole pronunciate dal presidente nazionale di Confcommercio Carlo Sangalli: ridurre il carico fiscale su imprese e famiglie è prioritario.  Le nostre imprese del commercio, del turismo e dei servizi non vogliono e non possono più pagare il conto di enti pubblici inefficienti. La via è una e obbligata: controllo serrato della spesa in generale, applicazione rigorosa del criterio dei costi standard, maggiore coordinamento tra i vari livelli di governo».

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