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emergenza profughi in lombardia, grazie allo stato italiano - da pro lombardia indipendenza

L'analisi di Giovanni Roversi, presidente di pro Lombardia Indipendenza, del "problema" rifugiati in Lombardia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccoToday

EMERGENZA PROFUGHI IN LOMBARDIA? GRAZIE ALLO STATO ITALIANO

Da una parte, il populismo becero, dall'altra, il pressapochismo dello Stato italiano; le vittime di questa "guerra dei bottoni" sono i rifugiati, i lombardi ed i loro amministratori.
Tutta l'Europa è interessata, come sappiamo, da un esodo di uomini, donne e bambini dal continente Africano.
La politica lombarda è concentrata a mostrare al proprio elettorato (di qualsiasi tendenza) il fenomeno in un'ottica puramente italiana: nemmeno i più intransigenti (a parole) detrattori dell'attuale Governo italiano osano offrire una visione più ampia del fenomeno in questione.
Cercheremo quindi di adempiere a questa mancanza offrendo un'ottica sia innovativa sia ispirata a quella di altri Stati europei, magari simili per dimensione demografica ed economica alla nostra Lombardia.
Secondo i dati del Viminale in Lombardia vi sono 6599 migranti richiedenti asilo (più altri 200 od oltre nell'ultimo mese non coperto dai dati ufficiali), per approssimazione ne considereremo 7000.
Nella Repubblica Federale Austriaca i richiedenti asilo per ora sono 35283, ben 5 volte quindi rispetto a quelli ospitati da noi; nella sola Carinzia (laender di 555800 abitanti, tra l'altro in aperto dissesto finanziario) ve ne sono 3500, praticamente la metà "dei nostri". Secondo le dichiarazioni del Ministro dell'Interno austriaco, inoltre, sono attesi almeno il doppio dei rifugiati, arrivando quindi ad almeno 70000 persone da ospitare.
Nonostante i profughi siano 5 volte più numerosi che in Lombardia, in Austria non si sono riscontrate situazioni degne del terzo mondo, come lo stanziamento di persone nei pressi della stazione Centrale di Milano, la porta d'ingresso alla Esposizione Universale ospitata nella nostra capitale.
Mentre centinaia di donne bambini e uomini stazionavano a rischio scabbia nella principale stazione ferroviaria lombarda, guardati dall'incravattato assessore Mario Mantovani mossosi a fare la passerella (solo dopo un anno ha attivato lì il presidio medico stabile), in Austria venivano snellite le procedure per la concessione dello status di "rifugiato politico", evitando quindi che migliaia di persone restassero parcheggiate nei centri di accoglienza.
Così funziona in uno Stato indipendente e sovrano facente parte dell'Unione Europea, non soggetto alla giurisdizione dello Stato italiano e della sua burocrazia; esempio che sicuramente non piacerà ai nazionalisti italiani in cravatta verde, usi ad incolpare "l'Europa" (come se l'Italia non facesse parte del Consiglio) per qualsiasi disgrazia accade in Lombardia, Veneto e oltre.
La Lombardia può sicuramente ospitare tanti profughi quanti l'Austria, situazione temporanea ovviamente mentre l'entità sovra nazionale risolve il problema geopolitico, in tutte le sue sfaccettature, che interessa il continente africano (difficilmente lo potrà fare un unico Stato membro, anche se il suo Primo Ministro si mette alla guida di una ruspa).
Ma finché non saremo indipendenti e non potremo contare su tutte le nostre risorse, saremo sempre destinati a mettere una pezza all'eterna emergenza in cui lo Stato italiano ci getta senza alcuna considerazione per dirottare i nostri soldi nelle mani di qualche "amico" recentemente scoperto grazie all'inchiesta "Mafia Capitale".
Ha quindi un bel daffare il Presidente Maroni ad inviare lettere ai prefetti (proprio lui ne era tutore fino a qualche legislatura fa) od a minacciare con ritorsioni economiche i Comuni pronti ad accogliere i profughi; se si vuole giustamente aumentare la percezione della sicurezza dei lombardi ed aiutare umanamente chi ne ha bisogno, la prima cosa da fare è rendere indipendente la Lombardia.
Ma questo discorso evidentemente non permetterebbe al suo segretario di andare continuamente nei salotti televisivi italiani, e gli garantirebbe molti meno "mi piace" sui social network.

Giovanni Roversi

www.prolombardia.eu

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