Mal'aria lecchese: inquinamento elevato, il capoluogo è poco sotto la Top20 nazionale

In 73 giorni su 365 si è verificato il superamento dei limiti del Pm10 e dell’ozono

Gennaio 2020, la situazione smog è allarmante, ma non certo sorprendente: Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso sono le città che hanno già registrato 18 sforamenti di PM10.  Il 2019 è stato un anno nero per la qualità dell’aria: 26 i centri urbani fuorilegge sia per polveri sottili (PM10) sia per l’ozono (O3). Prima Torino con 147 giornate fuorilegge (86 per il PM10 e 61 per l’ozono), seguita da Lodi e Pavia.

Dal 2010 al 2019 il 28% delle città monitorate da Legambiente ha superato ogni anno i limiti giornalieri di PM10. Torino prima in classifica 7 volte su 10 con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

Anni di superamento Pm10

Città che hanno superato il limite dal 2010 al 2019

10/10

Brescia, Cremona, Lodi, Milano, Pavia

9/10

Bergamo, Monza

8/10

Como, Mantova

6/10

Biella, Bologna, Palermo, Pescara, Trieste, Varese

4/10

Cagliari, Firenze, Lecco, Lucca, Pesaro, Sondrio

Numero di anni in cui le città capoluogo di provincia hanno superato il limite giornaliero per le polveri sottili (Pm10) dal 2010 al 2019. Il limite annuale è stabilito dal D.lgs. 155/2010 in 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 μg/m3

Posizione 
classifica
nazionale

Città

Centralina

Superamenti da gennaio 2019

2

Milano

Marche

72

8

Pavia

Piazza Minerva

65

9

Cremona

p.zza Cadorna

64

16

Mantova

Piazza Gramsci

57

17

Lodi

Viale Vignati

55

19

Brescia

Villaggio Sereno

52

22

Monza

via Machiavelli

44

Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana la soglia limite di polveri sottili in un anno
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

Posizione
classifica nazionale

Città

Giorni di superamento 2019

Media giorni
superamento
in 3 anni

1

Lodi

80

74

3

Lecco

73

80

4

Bergamo

72

81

5

Monza

65

77

6

Pavia

65

64

7

Varese

65

75

8

Como

61

n.d.

11

Mantova

57

67

21

Cremona

48

63

33

Brescia

42

71

40

Milano

37

52

Classifica dei capoluoghi di provincia che nel 2019 hanno superato con almeno una centralina urbana le concentrazioni a 120 μg/m3 come media massima giornaliera calcolata su otto ore di ozono secondo il D.lgs. 155/2010 che prevede un numero massimo di 25 giorni/anno
Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa

Città più inquinate d'Italia: ecco la classifica

Città Giorni con l’aria fuorilegge
Torino 147
Lodi 135
Pavia 130
Piacenza 128
Alessandria 121
Vicenza 116
Rovigo 115
Mantova 114
Cremona 112
Milano 109
Monza 109
Venezia 109
Modena 108
Reggio Emilia 108
Padova 105
Asti 104
Ferrara 103
Treviso 102
Brescia 94
Parma 87
Ravenna 79
Rimini 78
Lecco 73
Bergamo 72
Frosinone * 68
Varese 65
Forlì 63
Como 61
Bologna 59
Biella 55
Caserta 52
Enna 50
Potenza 50
Terni 47
Avellino 46

Fonte: elaborazione Legambiente su dati Arpa o Regioni
NB: in grassetto i giorni totali di superamento delle città in cui si è registrato nel 2019 sia il superamento dei limiti del Pm10 che dell’ozono. In nero le città che hanno superato solamente il limite previsto per l’Ozono (25 giorni all’anno); * la città di Frosinone ha superato il limite previsto solo per le polveri sottili (35 giorni all’anno).

Inquinamento, 26 le città capoluogo che hanno superato il limite giornaliero

Bilancio 2019 PM10 e Ozono: Tornando ai dati di Mal’aria, entrando nello specifico degli inquinati monitorati nel 2019 dalle campagne di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio e Ozono ti tengo d’occhio, emerge come lo scorso anno per il PM10 siano state 26 le città capoluogo di provincia che hanno superato il limite giornaliero (35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi metro cubo). In testa alla classifica per le polveri sottili anche per il 2019 c’è Torino (centralina Grassi) con 86 giorni di superamento, seguita da Milano (Marche) con 72 giornate e Rovigo (centro) con 69. Seguono con 68 giorni Frosinone (scalo) e Venezia (Beccaria e Tagliamento), Alessandria (D’Annunzio) con 66 mentre Padova (Arcella) e Pavia (P.zza Minerva) si sono fermate a 65 giorni; Cremona (P.zza Cadorna) 64 e Treviso (S. Agnese) 62 chiudono la top ten del 2019. Per l’ozono troposferico, un inquinante tipicamente estivo il cui limite previsto dalla legge è di 25 giorni all’anno con una concentrazione superiore a 120 microgrammi/metro cubo (calcolato sulla media mobile delle 8 ore), nel 2019 sono state ben 52 le città italiane che hanno superato il limite dei 25 giorni: Lodi e Piacenza sono in cima a questa classifica con 80 giorni di sforamento ciascuno, seguite da Lecco (73), Bergamo (72), Monza e Pavia con 65

Allarghiamo lo sguardo: che cosa è successo in un decennio intero? Nei 10 anni di campagna di Legambiente PM10 ti tengo d’occhio su 67 città che almeno una volta sono entrate nella speciale classifica, il 28% di queste (19 città: Alessandria, Asti, Brescia, Cremona, Frosinone, Lodi, Milano, Modena, Napoli, Padova, Pavia, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Torino, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza) hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Sei città (Bergamo, Ferrara, Monza, Parma, Piacenza, Terni), il 9%, ha superato i limiti 9 volte su 10 mentre 8 città, il 12% lo hanno superato 8 volte su 10. 

Mal'aria 2020, il rapporto di Legambiente sull'inquinamento nelle città

In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntale ogni anno. A dimostrarlo ci sono i nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in città, che quest’anno scatta una triplice foto sul nuovo anno che si è aperto con città in codice rosso, sul 2019 e sul decennio che ci siamo lasciati alle spalle. Nelle prime tre settimane del 2020 Frosinone e Milano (19), Padova, Torino e Treviso sono i centri urbani che hanno superato per 18 giorni i limiti di PM10. Male anche Napoli (16) e Roma (15).

Un’emergenza smog che ha segnato anche il 2019, un anno nero sul fronte Mal’aria con 54 capoluoghi di provincia hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3), stabiliti rispettivamente in 35 e 25 giorni nell’anno solare. In 26 dei 54 capoluoghi, il limite è stato superato per entrambi i parametri. Torino con 147 giorni (86 per il 10 e 61 per l’ozono) è la città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge, seguita da Lodi con 135 (55 per PM10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (65 superamenti per entrambi gli inquinanti). E anche il decennio 2010-2019 ci lascia in eredità un bilancio negativo con il 28% delle città monitorate da Legambiente che hanno superato i limiti giornalieri di PM10 tutti gli anni, 10 volte su 10. Maglia nera a Torino, prima in classifica 7 volte su 10, con un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

Un inquinamento che minaccia la salute dei cittadini e l’ambiente circostante che trova nel trasporto stradale una delle principali fonti di emissioni di inquinanti atmosferici nelle aree urbane, senza dimenticare le altre sorgenti come il riscaldamento domestico, l’industria e l’agricoltura. Settori sui quali occorre intervenire in maniera sinergica. Per questo oggi l’associazione ambientalista ha lanciato anche le sue proposte: tra le azioni principali il potenziamento del trasporto pubblico localerendendolo efficiente, capillare, a zero emissioni e riducendo così il numero di mezzi circolanti in Italia, ripensare le città in una chiave sostenibile, rendere consapevoli le persone, attraverso campagne di informazione e sensibilizzazione sulle pubblicità spesso ingannevoli legate al mercato delle auto, eliminare i sussidi alle fonti fossili – nel 2018 parliamo di 18,8 miliardi di euro – destinando quando previsto all’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare del Paese, promuovere pratiche sostenibili in agricoltura.

Ciafani (Legambiente): «Urgente mettere in campo politiche efficaci»

«L’ormai cronica emergenza smog - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - va affrontata in maniera efficace. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica».

«Ad oggi - aggiunge Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico - l’Accordo bacino padano, con i suoi difetti e limiti, e gli Accordi per il Miglioramento dell’Aria sottoscritti da diverse regioni, rappresentano un primo passo verso una uniformità di azioni e misure su tutto il territorio nazionale, ma bisogna fare molto di più migliorando al tempo stesso gli accordi che ad esempio non prevedono misure rispetto a settori inquinanti come il comportato industriale e quello energetico, le aree portuali e l’agricoltura. Aree spesso attigue e integrate ai centri urbani e che richiedono misure specifiche per ridurne le emissioni. Per quanto riguarda, invece, il tanto discusso blocco del traffico, tale misura per essere veramente efficace e incidere sulla riduzione delle emissioni in città, dovrebbe essere strutturata ed ampliata progressivamente nei prossimi anni affinché diventi permanente».

L'inquinamento atmosferico è la più grande minaccia ambientale per la salute umana

Legambiente ricorda che l’inquinamento atmosferico è al momento la più grande minaccia ambientale per la salute umana ed è percepita come la seconda più grande minaccia ambientale dopo il cambiamento climatico. A pagarne le conseguenze sono i cittadini. Ogni anno sono oltre 60mila le morti premature in Italia dovute all’inquinamento atmosferico che determinano un danno economico, stimato sulla base dei costi sanitari comprendenti le malattie, le cure, le visite, i giorni di lavoro persi, che solo in Italia oscilla tra 47 e 142 miliardi di euro all’anno (330 – 940 miliardi a livello europeo).  La Commissione europea ha messo in atto molte procedure di infrazione contro gli Stati membri – tra cui l’Italia – per il mancato rispetto dei limiti comunitari in tema di qualità dell’aria. Stati membri già alle prese con azioni legali intraprese da associazioni e gruppi di cittadini che chiedono di poter respirare aria pulita.

Quali sono le città più inquinate in Italia

Tutto ciò dimostra come nonostante il trend in calo degli ultimi anni, ci sono città che rimangono malate croniche di inquinamento atmosferico e che, dati alla mano, non sembrano poterne uscire fuori. Torino in questi 10 anni è stata prima 7 volte su 10 nella “speciale” classifica, collezionando in totale 1086 giorni di inquinamento in città mentre Frosinone, che nei dieci anni appena trascorsi è stata sul podio ben 7 volte, è la sola altra città ad aver sfondato il muro dei 1.000 giorni di inquinamento. Alessandria con i suoi 896 giorni di sforamenti nel decennio si colloca al terzo posto seguita da Milano (890), Vicenza (846 giorni) e Asti (836) che superano abbondantemente gli ottocento giorni oltre i limiti. Altre otto città (Cremona, Padova, Pavia, Brescia, Monza, Venezia, Treviso e Lodi) hanno collezionato più di due anni di “giornate fuorilegge” (oltre i 730 giorni totali). Unica nota positiva il fatto che negli ultimi 10 anni (dal 2010 al 2019) si nota come nel corso degli anni ci sia stato un netto miglioramento del numero delle città oltre i limiti del PM10. Si è infatti passati dalle 62 città fuorilegge del 2010 alle 26 del 2019 con un trend più o meno costantemente in calo negli anni, ad eccezione di qualche annata particolarmente critica.

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Infine nel report Mal’aria Legambiente analizza l’attuale situazione del mercato auto, segnato nel 2019 dal cambio di alcuni limiti normativi e dei test di omologazione per le autovetture sempre più stringenti, che di fatto hanno tagliato fuori alcuni tipi di motorizzazioni. Legambiente evidenzia come le case automobilistiche stiano svendendo modelli che tra pochi anni non potranno più circolare, nascondendo la verità ai potenziali acquirenti subissandoli da pubblicità rassicuranti ma molto spesso ingannevoli. Il report completo di Legambiente può essere letto a questo indirizzo.

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