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Ecosistema Urbano 2015, tornano le "pagelle verdi": Lecco migliora, ma la strada è ancora lunga

La città del Manzoni eccelle nella depurazione delle acque, migliora la differenziata e i lecchesi mostrano di usare spesso i mezzi pubblici: scalate quindici posizioni rispetto al 2014

È netto il miglioramento della città di Lecco dal punto di vista del rispetto dell'ambiente: a dirlo è la classifica di Ecosistema Urbano 2015, che vede la città del Manzoni posizionarsi quattordicesima sui 104 capoluoghi analizzati, ben 15 posizioni più su rispetto alla classifica dello scorso anno.

Le "pagelle" di Legambiente e Ambiente Italia, infatti, nella classifica 2014 mettevano Lecco in 29esima posizione: partita da 55 punti, quest'anno il capoluogo ne ha totalizzati 63,69 in una scala da 1 a 100. A guidare la classifica, anche quest'anno, c'è Verbania con 82,75, mentre la prima città lombarda è Sondrio con 68,98.

L'indagine ogni anno valuta e classifica i capoluoghi italiani in base a qualità dell'aria, rete idrica, gestione dei rifiuti, consumi elettrici, piste ciclabili e produzione di energia rinnovabile: andando a guardare i dati nel dettaglio, Lecco si riconferma in vetta alla classifica per quanto riguarda la capacità di depurazione delle acque urbane, in cui tocca il 100% come molte altre città della Lombardia e del Nord Italia, ma non solo. L'altro primato è nel campo del trasporto pubblico locale, dove Lecco è al terzo posto nella classifica delle città piccole per numero di passeggeri trasportati annualmente per abitante (71, la migliore è Siena con 160).

Analizzando la qualità dell'aria, si vedono i primi miglioramenti: per quanto riguarda i pm10, Lecco è passata dalla 34esima posizione alla 17esima in Italia, e nonostante ci sia ancoramolto da fare, le cose sono migliorate anche per quanto riguarda i livelli massimi di ozono, con 42  giorni di sfondamento della soglia consentita che portano Lecco dalla 83esima posizione alla 79esima. Per quanto riguarda il biossido di azoto, Lecco si posiziona al 44esimo posto.

Se si guarda ai rifiuti urbani, Lecco è peggiorata rispetto allo scorso anno, con una produzione cresciuta da 472 a 486 chili di immondizia prodotta in un anno per abitante, passando dalla posizione numero 23 in Italia alla 35. Un incremento a cui corrisponde, fortunatamente, un netto miglioramento nella raccolta differenziata: Lecco è la 17esima città del Paese, in crescita di ben 10 posizioni, con il 61,% di rifiuti separati correttamente. L'obiettivo da raggiungere, però,è Pordenone con il suo 85,4% registrato nell'ultimo anno.

La rete idrica lecchese si presenta come un punto di eccellenza per quanto riguarda la depurazione, ma lo stesso non si può dire della dispersione (criterio in cui Lecco è 39esima) e del consumo giornaliero, ambito nel quale Lecco è 70esima in tutto il Paese.

E se vanno bene le cose dal punto di vista degli incidenti stradali, con un indice inferiore allo 0% di vittime ogni 10mila abitanti, non si può dire lo stesso per l'indice di ciclabilità e le isole pedonali: Lecco è 68esima su 104 capoluoghi, con solo 2,8 metri di pista ciclabile per abitante e 0,13 metri quadrati di superficie pedonale per ogni cittadino.

Un altro degli aspetti in cui la città è cresciuta è quello delle energie rinnovabili: dal "non determinato" delle pagelle 2015, quest'anno Lecco produce 1,56kW ogni mille abitanti da impianti di proprietà comunale che sfruttano le fonti rinnovabili, portantodi in posizione 64.

«Per sperare che le nostre città migliorino - dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - c’è una sola strada. Fare la scelta strategica, con i ministeri interessati coordinati da una vera cabina di regia, di fare dell’innovazione urbana e del miglioramento della vita in città la vera grande opera pubblica. La trasformazione delle città è una grande sfida che intreccia nuovi bisogni con cambiamenti istituzionali e organizzativi con sviluppo di nuove filiere industriali e passa dalla messa in sicurezza dalle catastrofi naturali, dal rilancio della vita sociale nei quartieri, dalla valorizzazione della cultura, dalla riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova. Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città. Questa sì sarebbe un’ottima carta con cui l’Italia, patria dei liberi comuni, si potrebbe presentare a Parigi, nella prossima COP 21 a dicembre».

Leggi qui la classifica completa e l'elenco delle città migliori e peggiori

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