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Lunedì, 3 Ottobre 2022
la protesta

"L'acqua del lago viene venduta: i comuni non ci guadagnano e subiscono i danni"

I Civici di Centrodestra: "Non è concepibile che in tempi moderni l'attività di regolazione della diga di Olginate sia gestita da una legge del 1938. Chiediamo nostri rappresentanti nel CdA e rimborsi"

L'acqua diventa oggetto del contendere. "I comuni non possono continuare a essere esclusi dai proventi della vendita e regolazione delle acque del lago e nel contempo essere costretti a pagare di tasca propria i danni provocati da queste attività. Se le acque del lago sono di tutti, a maggior ragione devono esserlo anche dei comuni lacustri, non solo dei consorzi di irrigazioni e di bonifica o delle centrali elettriche, non siamo figli di un Dio minore". 

A lanciare l'accusa sono i sindaci civici del Centrodestra costituitisi nelle scorse settimane. L'iniziativa è nata dai cinque comuni interessati alla regimazione delle acque del lago - Pescate, Oliveto, Mandello, Brivio e Dervio - e poi ha trovato condivisione anche in tutti i sindaci del gruppo civico.

"Non è concepibile che in tempi moderni l'attività di regolazione della diga di Olginate sia gestita da una legge del 1938 che prevede per il Consorzio dell'Adda un consiglio di amministrazione composto da cinque membri e cioè il presidente più due membri nominati dai consorzi di irrigazione e due membri nominati dai consorzi industriali, senza la presenza di un rappresentante dei comuni - spiegano - Il presidente dell'Autorità di Bacino del Lago di Como Luigi Lusardi e noi sindaci sono anni che chiediamo un nostro rappresentante all'interno del CdA, più attenzione ai comuni e rimborsi per i danni dovuti alla mancanza di acqua, specialmente in questo periodo di siccità".

Le conseguenze della siccità

Le conseguenze, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti: darsene in secca, barche incagliate, muretti a secco che crollano, pesci e fauna in sofferenza e, accusano, "nessun tipo di ristoro e rimborso nonostante la vendita dell'acqua che è anche nostra. Abbiamo una decina di parlamentari tra Lecco e Como e mai nessuno che abbia preso a cuore il problema facendo cambiare una legge di 85 anni fa che poteva avere un senso nel periodo ma che non l'ha più adesso, e che prevede l'assurdità di consentire un deflusso fino a meno 40 cm del lago sotto lo zero idrometrico".

L'orizzonte sono le imminenti Politiche. "I candidati del territorio alle prossime elezioni del 25 settembre devono dire chiaramente una volta per tutte se porteranno a Roma questo problema, che per via dei cambiamenti climatici sta diventando anno dopo anno sempre più evidente, oppure no. In quest'ultimo caso andremo noi sindaci lacustri con una delegazione a Roma per chiedere che i nostri diritti vengano finalmente riconosciuti".

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