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Domenica, 3 Luglio 2022
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L'affondo della mamma influencer: “Respinta con i bambini al Pronto soccorso”

Per l'Asst Lecco è stato un problema di comunicazione tra la donna e l'addetto alla sicurezza

Disavventura all'ospedale di Lecco per Rebecca Albarani. Da tanti consociuta su Instagram come _mammasingle_ely_pio, la 44enne, milanese di nascita ma introbiese d'adozione, venerdì ha raccontato tramilte il proprio profilo, seguito da quasi 47mila persone, l'esperienza avuta all'interno del Pronto soccorso dell'ospedale "Manzoni" di Lecco. Premessa: Rebecca, mamma di Daniele ed Elisa, racconta quotidianamente come affronta con i figli la neurofibromatosi che ha colpito la più piccola, un evento che l'ha obbligata a cambiare radicalmente la sua vita per dedicarsi 24h24 alla sua assistenza.

“Non sapevo se scrivere questo post ma poi, dopo tutte le vostre condivisioni e tre interviste ho preso coraggio anche perché le storie dopo 24 ore scadono, i post restano per sempre - premette Rebecca all'inizio del lungo post -. Adesso vi racconto: dopo tre giorni con il polso nero, sotto consiglio della mia dottoressa, mi presento al pronto soccorso dell'ospedale di Lecco intorno alle 17,30 con i bambini perché come sapete sono sempre sola con loro. All'entrata mi riceve il personale della sicurezza spiegandomi che non sarei potuta accedere con loro, se fosse stato il contrario saremmo potuti entrare ma dato che ero io ad aver bisogno per un emergenza no. Ho provato a spiegargli la situazione e mi è stato riferito che in alcuni orari hanno un assistente sociale che aiuta in situazioni del genere, ma al momento non c'era. Gli chiedo di entrare dentro a domandare ed uscendo mi comunica che il primario non vuole e che sarei dovuta andare via”.

“Molte di voi mi hanno scritto che è stato applicato un protocollo e le regole sono molto rigide - precisa -. Posso capirlo, ma: Nessuno a valutato la mia situazione o visitata a parte il personale di sicurezza. Non ho visto un medico, ne un infermiere. Un genitore solo, senza aiuti non può farsi curare in un pronto soccorso perché hanno assistenza solo in alcuni orari? Le emergenze arrivano, non si può programmare quando star male oppure un incidente. E se mi fossi sentita male all'uscita?Se invece di un polso nero avessi avuto una situazione più grave? Nessuno lo avrebbe saputo perché, applicando le regole della struttura, non mi hanno assistito. Anche mia figlia non sembra malata eppure lo è, non si può sapere la gravità di una situazione se non viene valutata da un medico. Non voglio un colpevole sui fatti accaduti ieri, ma vorrei che le famiglie come le mie fossero tutelate, perché esistiamo anche noi. Siamo realtà attuali, non l'unico genitore solo e senza aiuti. Siamo in tanti. E mi fa male sapere che se avessi un emergenza non posso neanche rivolgermi al pronto soccorso, perché sola con due bambini. Mi fa male al cuore anche scriverlo e paura. Perché sono stata mandata via dentro un ospedale in cui avrei dovuto sentirmi accolta, curata e tutelata. Nel 2022”.

La posizione dell'ospedale

La versione dei fatti dell'Azienda ospedaliera è stata affidata a una nota pubblicata dal quotidiano "La Provincia di Lecco": “Nella giornata del 19 maggio la signora R.A. si è presentata al Pronto Soccorso dell'Ospedale “Alessandro Manzoni” di Lecco con due figli minori, accedendo dall'ingresso pedonale. La signora si è rivolta all'agente del servizio di guardiania presente in Pronto Soccorso sette giorni su sette per ventiquattro ore al giorno che oltre a svolgere funzioni di tutela della sicurezza è preposto a far defluire il flusso/traffico dell'utenza che accede al servizio di emergenza urgenza quotidianamente. Vedendo la signora R.A. accompagnata dai due figli minori, la guardia ha asserito che non era consentito l'accesso al Pronto Soccorso ai bambini considerati accompagnatori di un paziente, in questo caso la madre. Tutto ciò si è reso necessario a tutela e a protezione degli stessi minori sia da un punto di vista psicologico che della loro salute all'interno del Pronto Soccorso. La signora ha così deciso di allontanarsi volontariamente senza sottoporsi al triage e al conseguente accertamento clinico. L'Asst di Lecco si dice dispiaciuta per l'accaduto e sottolinea che non si è trattato di un problema di inefficienza della sanità pubblica ma di un problema di tutela dei minori e di comunicazione tra le parti”.

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