Da 90 studenti del Politecnico idee e progetti per valorizzare l'area ex "Fabbricone" di Calolzio

Si sono conclusi con una premiazione a distanza il corso e il laboratorio di Restauro Architettonico che hanno portato a interessanti studi per il riuso della ex Sali di Bario

L'area ex Sali di Bario, nei pressi dell'interscambio, ripresa con il drone.

Si sono conclusi con una premiazione a distanza il Corso e Laboratorio di Restauro Architettonico seguito dagli studenti del quarto anno di Ingegneria Edile-Architettura che questo semestre hanno lavorato a un progetto di restauro, valorizzazione e riuso della ex Sali di Bario di Calolziocorte, fabbrica dismessa storicamente dedicata alla produzione di derivati della barite. Lo stabilimento, insediato in un’area di circa 5.000 metri quadrati, è collocato tra l'Adda e l'interscambio ferroviario dove passano le linee Lecco-Milano e Lecco-Brescia in una posizione già all'epoca strategica per i trasporti e per l’approvvigionamento idrico necessario alle lavorazioni.

Il premio di studio istituito dalla società immobiliare Sali di Bario Srl

La società Immobiliare Sali di Bario Srl, oggi proprietaria dell’area, per onorare la memoria di Dario Bonetti, zio degli attuali proprietari e motore dell’operazione di rivalorizzazione del fabbricone, ha deciso di istituire un premio di studio da destinare al miglior progetto di restauro elaborato dagli studenti, dando loro un’importante opportunità di lavoro su un caso di studio reale. Gli oltre 90 studenti coinvolti, coordinati da docenti e da tutor provenienti dal mondo professionale e specializzati in materia di conservazione dei Beni Culturali, hanno lavorato alla conservazione e valorizzazione dell’archeologia industriale, con lo scopo di preservare le caratteristiche storiche e di studiare nuove funzioni che possano consentire il riutilizzo dell’area dismessa.

La gestione a distanza del Laboratorio di Restauro Architettonico, che normalmente si basa su attività svolte sul campo per acquisire i dati necessari al progetto, è stata una grande sfida che docenti e studenti hanno raccolto e condotto egregiamente. La situazione di emergenza imposta dal Covid-19 ha necessariamente portato alla definizione di nuove modalità e tecniche e all’utilizzo di piattaforme virtuali.

La conservazione dell'archeologia industriale e l'attenta analisi dei materiali

Non è stato possibile portare gli studenti sul posto e la loro conoscenza dell’edificio e dell’area di progetto si è quindi basata su materiale fotografico e su un rilievo geometrico condotto nel 2008 dall’architetto Silvano Buffoni, referente tecnico della proprietà. Nonostante queste limitazioni gli studenti, organizzati in nove gruppi di lavoro, sono riusciti a sviluppare un’attenta analisi dei materiali (rilievo materico), una distinta vera e propria delle patologie di degrado presenti (rilievo del degrado) e a formulare una proposta conservativa degli ambienti oggetto di esame. Ogni gruppo ha poi sviluppato un progetto di riuso e di valorizzazione, valutando le capacità d’uso, l’accessibilità e il risparmio energetico, attenendosi ai criteri designati dalla normativa vigente in materia di tutela.

Ha vinto il progetto Vert 

A valutare gli elaborati proposti dagli studenti una giuria di esperti appositamente nominata e a salire sul gradino più alto del podio, aggiudicandosi il premio di mille euro messo a disposizione dalla proprietà, è stato il progetto Vert, del gruppo composto da: Pietro Bongarzone, Matteo Carzaniga, Francesco Della Barile, Paolo Dell’Oro, Giorgia Gherardi, Niccolò Lusian, Anna Mariani, Mattia Marovino, Alberto Monti e Marta Sironi. Il progetto è stato premiato in quanto ritenuto accattivante e molto interessante, capace di coniugare l’analisi storica del contesto e dell’edificio all’originalità della soluzione. Ritenuto affascinante il progetto architettonico e il coraggio nella scelta dell’intervento proposto. Data la qualità dei lavori presentati la giuria ha deciso inoltre di assegnare tre menzioni speciali:

Tre menzioni speciali

La prima è stata assegnata al progetto Fab sviluppato da: Nadia Arrigoni, Simone Carrara, Gabriele Paolo Ceccon, Nicola Contini, Eleonora Currò, Paolo Del Duca, Stefano Galbusera, Francesco Grazioli, Andrea Mutti, Alessandro Taiocchi ed Andrea Miceli. La giuria ha particolarmente apprezzato l’aspetto di partecipazione sviluppato attraverso il concorso internazionale, la forte identità del progetto e la ricerca del coinvolgimento. Una sintesi sapiente fra identità produttiva e polo di ricerca.

La seconda menzione è stata per Corporae progetto di: Melissa Arrigoni, Rebecca Cifarelli, Laura Mora Dal Verme, Letizia Leporesi, Emanuele Marrone, Greta Pieri, Giulia Sangiorgi, Piergiorgio Scatigna, Maddalena Servalli e Vinicio Villa. La giuria ha apprezzato l’aspetto di identità del progetto e il punto di forza dell’attrattività, indicando l’elaborato come ben equilibrato e sostenibile, in cui spicca un’attenta analisi dei materiali.

La terza menzione è stata assegnata al progetto You[th]Lab proposto dal team composto da: Letizia Canevisio, Lorenzo Casarini, Pietro Cattaneo, Alberto Bruno Cazzola, Gail Danielle Ciar, Christian Fontana, Arianna Losi, Enea Mascheroni, Aurora Mazzoletti, Luca Spini, Riccardo Zardini e Giulia Spaziani.  La giuria ha apprezzato il progetto in quanto duttile, capace di adattarsi a differenti soluzioni e centrato sulle persone e sugli utilizzatori, nonché per l’aver coniugato l’aspetto sensoriale a quello di ricerca.

Le professoresse Tiziana Bardi e Alessia Silvetti, docenti del Laboratorio si dichiarano soddisfatte del lavoro svolto e affermano: «Ringraziamo la proprietà per la preziosa opportunità di studio che ha dato ai nostri studenti, l’amministrazione comunale di Calolziocorte e gli esperti che hanno messo a disposizione le conoscenze storiche sulla fabbrica e sul suo utilizzo e tutte le persone che hanno contribuito a questa iniziativa culturale. Un ringraziamento particolare da parte di tutto il corpo docente va agli studenti che si sono impegnati in maniera professionale e interessata».

I componenti della giuria

  • Luca Bonetti, rappresentante della proprietà
  • Silvano Buffoni, tecnico della proprietà
  • Marco Ghezzi, sindaco del comune di Calolziocorte
  • Elena Remondini, referente della Comunità Montana del Lario Orientale e Valle San Martino
  • Fabio Bonaiti, docente e coordinatore dell’ecomuseo Valle San Martino
  • Fabrizio Trisoglio, responsabile scientifico fondazione AEM
  • Alfredo Spaggiari, responsabile dell’unità di promozione interventi sul territorio del comune di Milano
  • Adolfo Suarez, socio dello studio Lombardini 22
  • Elisabetta Rosina, coordinatrice del corso di Restauro Architettonico

Hanno lavorato all'iniziativa anche i docenti di laboratorio: Tiziana Bardi, Alessia Silvetti; il docenti del corso Elisabetta Rosina e gli assistenti Chiara Bonaiti, Chiara Dell’Orto, Luisa Carolina Valsecchi e Gaia Ravetto.

Cenni storici sulla ex fabbrica Sali di Bario

La fabbrica è nata nel 1902 per volontà della ditta lecchese Cugnasca-Baggioli con lo scopo, mai variato nel tempo, di produrre derivati della barite, ricavata inizialmente dalle cave situate in Valsassina. Cambi nell’organizzazione societaria portano, nel 1908, Luigi De Ponti e il figlio Gaspare a entrare nel consiglio di Amministrazione, acquisendo sempre più azioni fino a ottenere il pieno controllo direzionale.

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L’amministrazione della famiglia De Ponti viene ricordata come “illuminata”, durante la quale, nonostante le difficoltà iniziali, la fabbrica incrementò notevolmente la produzione. I De Ponti si occuparono della fabbrica fino alla cessazione dello stabilimento nel 1971 alle Partecipazioni Statali con Ammi (Associazione Mineraria Metallurgica Italiana) ed Egam. Dopo il susseguirsi di diverse destinazioni produttive e gestioni societarie, nel 1998 lo stabilimento ha cessato definitivamente ogni attività.

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