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Caso camici in Regione: Fontana e altre quattro persone vanno a processo. Ecco chi sono

La vicenda affonda le radici a inizio 2020: l'indagine vede al centro della vicenda una fornitura di 75mila camici in piena emergenza covid

L'avvio delle indagini risale a luglio 2020. La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per il governatore della Lombardia Attilio Fontana con l'accusa di frode in pubbliche forniture per la vicenda dell'affidamento da parte della Regione di una fornitura, poi trasformata in donazione, da circa mezzo milione di euro di 75 mila camici e altri dpi a Dama, la società di suo cognato Andrea Dini. La richiesta, resa nota nella giornata di giovedì, è stata firmata dai pm Carlo Scalas e Paolo Filippini e dall'aggiunto Maurizio Romanelli.

Ma chi sono le altre quattro persone per le quali è stato richiesto il processo insieme al presidente della Regione Lombardia? Oltre a Fontana, la richiesta di processo riguarda il titolare di Dama e cognato del governatore lombardo, Andrea Dini. Poi ci sono Filippo Bongiovanni e Carmen Schweigl, rispettivamente ex dg e dirigente di Aria spa. E, infine, Pier Attilio Superti, vicesegretario generale della Regione.

L'indagine per i camici e il processo a Fontana

L'indagine vede al centro della vicenda una fornitura di 75mila camici che in piena emergenza covid Fontana cercò - il 19 maggio 2020 - di "risarcire" a titolo personale al cognato bonificando 250mila euro, quasi l'intero valore della merce consegnata da Dini alla Regione. Una mossa, si legge nella chiusura indagine, fatta "allo scopo di tutelare l'immagine politica del presidente della Regione Lombardia, una volta emerso il conflitto di interessi derivante dai rapporti di parentela" con il fornitore. 

La singolare causale ('Acconto fornitura camici a favore di Aria spa') e la cifra rilevante dell'operazione fecero però scattare una segnalazione a Banca d'Italia e quindi alla procura milanese, titolare dell'indagine. Fontana, inizialmente propenso a farsi sentire dai magistrati, ha poi declinato l'invito "riservando - ha spiegato il suo difensore, l'avvocato Jacopo Pensa - le proprie difese alle fasi processuali successive di fronte a giudici terzi". 

La chiusura delle indagini risale alla fine dello scorso luglio e gli indagati, che inizialmente avevano chiesto di essere interrogati, hanno rinunciato all'esame, ma hanno depositato memorie. L'inchiesta ha visto lo stralcio in vista dell'istanza di archiviazione del capo di imputazione in cui solo Dini e Bongiovanni rispondono di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente.

Di camici ne vennero consegnati in realtà solo 50mila, in quanto venne a galla il conflitto di interessi poiché Dama è società del cognato di Fontana. Per questo la fornitura fu trasformata in donazione, con la conseguenza, secondo la ricostruzione degli inquirenti, che l'ordine non venne perfezionato per la mancata consegna di un terzo del materiale, cosa che ha portato i pm a formulare l'accusa di frode in pubbliche forniture. Ora la parola passa al gup.

"Tutto come volevasi dimostrare. Non c'è nulla di sorprendente dal momento che non è stata accolta la nostra richiesta di archiviazione. D'ora in poi avremo a che fare con un giudice davanti al quale ci difenderemo seduti allo stesso livello dell'accusa. Fontana è certo della sua estraneità alle vicende contestate". Così l'avvocato Jacopo Pensa che, assieme a Federico Papa, ha commentato la richiesta di rinvio a giudizio

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