In piazza / Via Besonda Inferiore, 11

“Questa legge di bilancio non funziona”: Cgil e Uil sono pronte a tornare in strada

Diego Riva e Salvatore Monteduro, segretari delle due sigle, saranno di scena con gli associati a Milano il 16 dicembre per lo sciopero generale

Il 16 dicembre i sindacati saranno di scena in varie piazze d'Italia. Non mancheranno la Cgil Lecco e la Uil del Lario, che si recheranno a Milano per prendere parte allo sciopero generale: tanti gli argomenti messi in ‘scaletta’ e non mancherà il collegamento con Roma, dove parleranno Pierpaolo Bombardieri e Maurizio Landini, segretari generali delle due sigle.

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I segretari lecchesi si sono ritrovati in via Besonda, casa della Cgil lecchese, per spiegare nel dettaglio le varie ragioni. A prendere per primo la parola è Diego Riva, segretario Cgil Lecco: “Abbiamo deciso di fare una conferenza congiunta per spiega il motivo dello sciopero generale del 16 dicembre. Mettiamo in campo una mobilitazione che fa parte delle tante di questo momento: le tensioni continuano ad aumentare e andiamo in piazza per sostenere non solo temi legati a fisco e welfare, ma una piattaforma unitaria prodotta e discussa con la Cisl. Le proposte della piattaforma sono al centro della manifestazione che ci vede coinvolti: Cagliari, Palermo, Bari e Milano le città coinvolte, con i collegamento dei segretari generali dalla piazza di Roma. Pensiamo di raggiungere un obiettivo più alto rispetto all’ultima volta, quando eravamo in 400, speriamo di portare quantomeno una persona in più”.

Lo sciopero è generale “ma alcuni settori essenziali sono esclusi, come sanità, mense e pulizie. Abbiamo deciso fin da subito di prestare molta attenzione, alcune cose tra quelle ottenute vanno apprezzate, come la manovra di bilancio, il ragionamento sulle quantità economiche sul fondo sanitario. In campo c’è anche una proposta per gli ammortizzatori sociali, ma mancano le risorse e c’è una risposta sul reddito di cittadinanza. Non va tutto male, va ammesso, ma così non va: il sindacato dev’essere coinvolto maggiormente nella fase della discussione in merito; quando tocchi l’Irpef come fai a non coinvolgere il sindacato dei pensionati? Per questi motivi andiamo in piazza”.

“Oggi hai contratti precari in aumento e i giovani lavoratori non sono messi al centro del discorso. Come può pensare il Paese di affrontare la transizione ecologica e sfruttare al meglio le risorse del Pnrr?”. Sulle pensioni “bisogna concretizzare, veramente e seriamente, il loro valore dopo dieci anni di deperimento del potere d’acquisto. Oggi i giovani sono precari da lavoratori e rischiano di esserlo anche al momento del pensionamento: si rischia di smantellare il sistema pubblico pensionistico a causa dei buchi contributivi, la pensione sociale raggiunta a 67 anni rischia di essere più alta di quella contributiva. Della pensione di garanzia non se ne parla proprio nonostante il fatto che inciderebbe fra trent’anni; non ora, ma al momento del raggiungimento dell’età pensionabile di colui che oggi è giovane”. C’è la necessità di “far capire questa cosa”.

Non c’è traccia nemmeno “del lavoro femminile. Andare in pensione con questo sistema vuol dire godere del 30% in meno”. La quota 102 “non è il grande problema, ma lo è il meccanismo del non accettare la discussione della riforma Fornero”. Lo sciopero generale serve “per mandare un messaggio chiaro al Governo. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca: gli 8 miliardi messi a disposizione per la riforma fiscale hanno un impatto significativo, il problema è il come viene fatta la riforma. L’80% delle persone è sotto i 35mila euro di reddito annuo e la gran parte delle risorse serve a migliorare la situazione di chi sta sopra. I lavoratori pensionati sono quelli che soffrono maggiormente e per il 90% pagano l’Irpef all’Erario: ridurre da 5 a 4 gli scaglioni Irpef non ci convince, la pensiamo in maniera assolutamente contraria”.

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“Se è vero che questo Paese deve aumentare la domanda interna non c’è dubbio che serva qualcosa di diverso. Ma come fai a fare questa riforma senza parlare con noi, il sindacato, che quotidianamente trattiamo determinati temi?”. Anche l’Irap non convince: “Si tocca il sistema della sanità pubblica”, al pari dell’assegno pubblico (“ok il risparmio, ma vorremmo metterci la testa per capire bene”). “Le discussioni con noi non si possono fare a consuntivo, su questi temi vogliamo essere partecipi della discussione”. La proposta è quella “dell’istituzione di un fondo ad hoc per una politica produttiva diversa, servono strumenti adeguati per tutelare l’occupazione nel momento della riorganizzazione”. Nell’ambito delle politiche attive “dev’esserci un ruolo fondamentale nei centri per l’impiego”.

“Andiamo in piazza stando nel merito delle cose, è arrivato il momento di rispondere davvero a povertà e disuguaglianze. Tutti condividono questi concetti, ma quando vanno messi a terra si tace. Pensate alla proposta di Draghi al ceto medio-alto: la rinuncia del bonus di 300€ una tantum in favore delle fasce povere ha fatto alzare una vera e propria barriera. La solidarietà è difficile da ottenere”.

Monteduro: “Legge di bilancio indadeguata”

Salvatore Monteduro, segretario Uil del Lario, rincara la dose: “Mi preme dire che fare lo sciopero è un sacrificio da parte dei lavoratori perchè rinunciano a parte del salario. Si tratta dell’ultima scelta che fa un sindacato per le non risposte ricevute”. In merito alla legge di bilancio “questa è inadeguata a dare una risposta alla fascia debole del paese”. Il nostro territorio è stato raggiunto da una riforma fiscale “che rivede le aliquote fiscali che non dà i benefici in merito all’aliquota Irpef (23%)». I contribuenti in provincia sono 76mila, per la fascia di reddito fino a 25mila 160mila, il 68% riceve 0 o 200€ di beneficio annuo: “Dopo i rincari di 500€ nel 2021, con altri 300€ da aggiungere nel 2022, produrremo un saldo negativo per i lavoratori”.

Altra affermazione è quella relativa “all’ingiustizia della riforma fiscale. Lavoratori e pensionati fino a 30mila euro hanno una riduzione Irpef di chi ha oltre 70mila euro. Nella fascia di reddito fino ai 15mila euro ci sono i lavoratori precari, giovani e donne, che tutte le forze politiche, a parola, vorrebbero salvare. Hanno anche una penalizzazione di conseguenza nell’ambito della previdenza: meno salario significa meno contributi, lo dice il sistema puro al quale siamo assoggettati dal 2012”. Se non s’incrementa il potere d’acquisto di chi arriva fino a 26mila euro “difficilmente si arriva al rilancio della domanda interna, chi arriva a 50-70mila lo mette in depositi e risparmio”. Il Paese viaggia a un +6,2% di Pil, “ma è frutto dell’export, non della domanda interna”.

L’argomento “dei lavori usuranti non è minimamente trattato. Dal 2022 cessa quota cento. Fino a oggi 50 mansioni erano considerate usuranti, mentre la commissione è stata rivisitata e sono state ridefinite 230 categorie, ma non sono stati presi in considerazione nella nuova Ape Sociale. Tanti lavoratori dovranno continuare a lavorare dal punto di vista della riforma sanitaria”. Si chiede “una ricezione di tutte le 230 figure previste dalla commissione per dare una risposta a tutte le domande che ci sono”.

Altro elemento è quello del sistema sanitario: “Stiamo vivendo ancora una pandemia e abbiamo visto tutti i limiti di questo sistema, che ha subito tagli per 37 miliardi. Tutte le forze politiche parlano di una carenza della medicina territoriale e ci sono risorse per ristrutturare gli ospedali di comunità, ma mancano i costi per coprire il personale; se si taglia l’Irap di un miliardo non si finanzia il sistema sanitario regionale, noi abbiamo sempre e solo chiesto il taglio dell’Irpef”.

La legge di bilancio viene bollata come “inadeguata ai problemi vissuti dal Paese, non si danno speranze a pensionati, donne e giovani. Le cure e le prestazioni sanitarie spesse si devono pagare privatamente, ma con 7-800 di pensione non è possibile sostenere determinate spese”. La pensione “va raggiunta con 41 anni di contributi o con 62 anni d’età, chi viene estromesso dal mercato del lavoro non si riesce a reimpiegare; oggi si cercano giovani o under 55, il governo non può porsi il problema”.

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