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"Cinghiali, aprire la caccia sarebbe una follia"

Così si è espresso l'Assessore Provinciale all'Ambiente, Caccia e Pesca Carlo Signorelli confortato dal parere degli esperti dopo la riunione della commissione tecnica tenutasi ieri sera

“Le iniziative messe in atto dalla Provincia di Lecco per il contenimento del cinghiale in Valsassina, Valvarrone e a Colico sono le migliori possibili considerando il tipo di territorio, le attuali densità degli ungulati e i danni provocati, che pure sono aumentati negli ultimi due anni da 15 a 30 mila euro/anno. Bisogna cercare di aumentare gabbie e chiusini e investire nella protezione delle coltivazioni agricole e dei terreni a maggior valenza paesaggistica attraverso recinzioni elettrificate”.
 
Questo in sintesi il responso della Commissione tecnica istituita dall'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Lecco, riunitasi ieri, Lunedì 24 Marzo, e alla quale hanno partecipato, oltre a due noti esperti del settore (Luca Pedrotti e Andrea Marsan), anche i Presidenti dei due comprensori di caccia interessati, i rappresentanti delle associazioni agricole e ambientaliste, Polizia provinciale e tecnici del settore faunistico della Provincia di Lecco. In mattinata gli esperti si sono recati a visionare i luoghi dove si sono riscontrati i maggiori danni e dove sono state posizionate le gabbie.
 
“La convinzione che l'apertura della caccia al cinghiale sarebbe un grave errore è diventata certezza dopo l'incontro con due tra i più noti esperti nazionali di contenimento della fauna selvatica - commenta l'Assessore all'Ambiente, Caccia e Pesca Carlo Signorelli - Ipotesi di apertura della caccia sono escluse nella parte nord della Provincia; proseguiremo con la linea intrapresa che nelle ultime settimane ha dato qualche risultato con la cattura di 12 ungulati. Cercheremo anche di reperire fondi per investimenti in gabbie e recinzioni”.
 
“Dove è stata aperta la caccia, anche con forme mascherate, come in alcune province lombarde e liguri - hanno sottolineato gli esperti - la situazione è peggiorata e i danni alle coltivazioni sono aumentati. Se l'obiettivo amministrativo è tutelare agricoltura e turismo non c'è altra soluzione rispetto al controllo selettivo e alle recinzioni che privano questi ungulati di facili pasti, favorendone la cattura e diminuendone la fecondità”.

 
Su queste conclusioni, cui seguirà una relazione circostanziata degli esperti, hanno convenuto anche gli altri partecipanti alla riunione.

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