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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Linea blu / Centro storico / Piazza Armando Diaz

Il nuovo Municipio costa troppo, il sindaco frena sul Comune

Servono oltre trenta milioni di euro per l'ex Politecnico, fino a 52 per l'ex Deutsche Bank: “Non è una priorità”

“Non è una priorità della città”. Così Mauro Gattinoni, sindaco di Lecco, ha tirato con forza il freno sull'avanzamento dell'iter per dare una nuova casa al Comune di Lecco. Le cifre sono presto fatte: si sfonda quota 30 milioni di euro per abbattere e rimettere in piedi l'ex Politecnico di via Marco d'Oggiono, si balla tra i 44 e i 52 milioni per condurre i lavori all'interno dell'enorme stabile dell'ex Banca Popolare di Lecco prima e Deutsche Bank poi, chiuso da settembre 2011 e diventato spesso temporanea casa dei senza tetto nel corso degli anni. A tirare una linea blu sul fascicolo di piazza Giuseppe Garibaldi è la relazione redatta dal Politecnico di Milano, presentata da Francesco Vitola, project manager dell'Ateneo, durante la seduta della Commissione I di giovedì 20 ottobre.

Ai tempi della compravendita con Regione Lombardia, datata 2018, sarebbero bastati circa 11 milioni per i lavori di ristrutturazione, ma l'aumento dei prezzi e una diversa idea sugli stessi, che allora sarebbero stati più minimal, rende impraticabile anche il ritorno verso la vecchia strada. E questo ha voluto dire rinunciare ai circa 7 milioni di euro che sarebbero arrivati dal Pnrr per la rigenerazione urbana, un punto che ha fatto da trampolino per parecchie polemiche andate dritte addosso alla maggioranza nel corso degli ultimi e infuocati mesi.

relazione politecnico comune di lecco 20 ottobre 20223-2

Dopo la presentazione della relazione, il sindaco Mauro Gattinoni ha detto a chiare lettere che “basandosi su un approccio all'inglese, nessuna alternativa è praticabile per il Comune perchè sono investimenti fuori scala, che genererebbero indebitamento per i lecchesi. Quella cifra penalizzerebbe tutte le altre attività in programma, non ci penso nemmeno: pensiamo a riqualificare e valorizzare gli altri spazi pubblici della città. Il tema della nuova sede, che rimane necessaria, non è una priorità”. Rimane, quindi, la dislocazione degli edifici comunali in cinque zone diverse del capoluogo, mentre a Palazzo Bovara è stato recentemente portato a termine l'intervento di messa in sicurezza dell'Anagrafe.

“Gattinoni, non provi vergogna?”

“Chi doveva farlo non è partito per tempo - ha poi aggiunto Gattinoni guardando alla precedente amministrazione -, ma si sarebbe comunque dimostrata una sciagura. Avremmo dovuto pagare 30-34 milioni per fermare il cantiere. Abbiamo fatto bene a svolgere questi accertamenti”. Ovviamente le parole hanno toccato direttamente Corrado Valsecchi, a quei tempi assessore ai lavori pubblici e al patrimonio, oggi passato sui banchi dell'opposizione ma rimasto fermo sostenitore dell'opzione Politecnico: “Nel 2019 sono state fatte per sette opzioni comparative in un momento in cui l'Europa non ci permetteva di cambiare nemmeno le lampadine nelle scuole pubbliche. Il sindaco non prova vergogna? Cos'avremmo dovuto fare di più? Studio di fattibilità, cinque milioni già versati alla Regione, progetto esecutivo del Politecnico, parcheggio della Piccola acquisito da Rfi. Voi avete rinunciato ai sette milioni del Pnrr in quanto avete ritenuto fallimentare questa operazione, siete riusciti nella magica operazione di non prendere quei soldi e di regalare quella struttura, valutata inizialmente otto milioni dai periti. Si è buttato via il lavoro di anni, mi fa arrabbiare il fatto che ho visto tanta gente lavorare su quel progetto, operazione condotta con maestria da Virginio Brivio. Un amministratore pubblico non mette la dinamite sotto un progetto immaginato da altri. Deutsche Bank? Un anno e mezzo fa avevo detto che non sarebbe stata una soluzione praticabile, le ha dette anche Luca Gilardoni nella relazione della commissione costituita ad hoc ma non tenuta in considerazione. E i proprietari sono stati danneggiati. C'è un danno all'Erario grande come una casa che andrà assolutamente indagato, mi dispiace per segretari, funzionari e dirigenti ma vi avevamo messi in guardia sulla questione. In questa vicenda non ho visto niente di buono”, ha quindi replicato il capogruppo di Appello per Lecco.

Critiche che sono piovute anche dal centrodestra, chiaramente: “A maggio di un anno fa l'opera è stata bloccata, poi ci sono stati presentati numeri inesistenti e non supportati dai documenti, stasera ci è stata presentata una relazione che non abbiamo potuto leggere: 130mila euro che rimarcano quanto scritto dalla commissione a suo tempo. Abbiamo perso un segretario comunale e due dirigenti, qualcuno non ha vinto ancora il concorso e se ne andrà, il presidente del Consiglio comunale (Francesca Bonacina, ndr) eletto con il maggior suffragio, persona stimata da tutto l'arco istituzionale, si è dimesso. Una gestione catastrofica con una soluzione già scritta, un anno e mezzo, un sacco di soldi per arrivare a una bella retromarcia. I numeri? Nessuno avrebbe potuto prevedere la guerra, ora l'abbiamo tra le mani e lei dice quello che noi abbiamo detto un anno fa come se fosse avulso. Tante cose non sono accettabili, il contesto è penoso anche a livello umano e serve un'autocritica, valutate se ci sono le condizioni per continuare ad amministrare la città”, ha quindi esposto Emilio Minuzzo, capogruppo di Lecco merita di più.

“Sono rimasto basito dalla schizofrenia politica del sindaco di Lecco, oggi dice che questa cosa non s'ha da fare quando ha portato avanti una linea completamente differente, cancellando le rotonde già pianificate per fare uno studio che dice quanto abbiamo ripetuto per un anno e mezzo. Questa cosa è stata una stupidaggine da quando è stata pensata in poi. Tra l'altro questa è una diatriba tutta interna al centrosinistra, che probabilmente sta cercando di fare la resa dei conti sulle spalle dei cittadini. Abbiamo un problema: cosa facciamo da ora in poi? Andiamo avanti con le sedi dislocate? Per quanti anni?”, ha commentato Giacomo Zamperini, capogruppo di Fratelli d'Italia. E poi: “Il sindaco vuole fare l'inglese? Lo faccia fino in fondo, oggi il premier si è dimessa per appurata incapacità nel gestire lo Stato. Lei forse dovrebbe valutare i danni creati dall'amministrazione e rassegnare le dimissioni, questo dovrebbe imparare dagli inglesi. Voi non avete fatto niente, dai Piani d'Erna fino all'Ostello, passando per la viabilità”.

Matteo Ripamonti, capogruppo di Fattore Lecco, ha fatto presente che “noi abbiamo ereditato un progetto su via Marco d'Oggiono senz'altro incompleto e finanziato solo per il primo lotto, dato che la progettazione definitiva è arrivata solo a luglio 2021. Noi abbiamo finanziato il secondo lotto, credendo di poter andare avanti, nel frattempo abbiamo ragionato sulla rigenerazione urbana ed è uscita un'ipotesi alternativa. Siamo attenti alle procedure e abbiamo percorso tutta la strada necessaria per valutare i numeri in campo: si parla di sette comparazioni diverse fatte in precedenza, ma tutte sulla ristrutturazione dello stesso immobile. Oggi dico: per fortuna che siamo andati lunghi con i tempi, fossimo partiti con il cantiere oggi saremmo nel bel mezzo della strada con i prezzi raddoppiati. Noi dovremo puntare ad avere una sede sola, chiaramente, ma non partiamo domani mattina”.

“Sono costernato da quanto emerso durante questa seduta, difficile pensare che abbiate deciso oggi per il non procedere con via Marco d'Oggiono - ha analizzato Filippo Boscagli, capogruppo di Lecco Ideale -. Per il bene della città è bene che facciate pace con voi stessi, non potete dire che siete stati fregati da chi c'era prima. Non capisco la posizione del Partito Democratico in questa maggioranza, c'è un attacco costante verso le scelte delle amministrazione Brivio e degli altri enti istituzionali coinvolti. Palazzo Bovara non è funzionale ed è oggettivo: quindi? Non possiamo stare qui, ma qual è la risposta che si dà? 35 milioni per la Deutsche Bank si sarebbero potuti spendere per la maggioranza, oggi ci sono scenari che non verranno sposati. Il tempo vola, tre anni e la palla passerà alla prossima amministrazione ma oggi siamo senza una casa con i crismi necessari. Stasera avete presentato uno scenario veramente grave”.

“Atto doveroso verso la città”

“Come capogruppo del Pd non mi sentierete mai dire che succedono cose per colpa dell'amministrazione precedente. Non è un discorso che porterò avanti all'interno del mio gruppo - ha fatto presente Pietro Regazzoni, capogruppo del Partito Democratico -. Quando sento parlare di finanziamenti persi chiedo onestà intellettuale da parte della minoranza: quest'amministrazione ha scelto di decidere con dati certi, oggi possiamo prendere una scelta importante per questa città e che va in una direzione chiara. I problemi economici del Comune c'erano anche prima del 20% in più nei costi da sostenere, in ogni caso avremmo rinunciare ad altre opere strategiche come lungolago, Piccola, Villa Manzoni e via dicendo, quindi basta tirare in ballo storie che non esistono. Andare avanti con questa analisi era fondamentale, un atto doveroso nei confronti della città. Ho sempre detto che avremo deciso solo guardando i dati, non si decide sui conti fatti approssimativamente dagli amici”.

“Abbiamo seguito una procedura, l'esigenza di trovare una nuova sede comunale è nata nel 2016 - ha ricordato l'assessore Maria Sacchi -, dopo aver puntellato in maniera indecorosa il soffitto dell'Anagrafe spendendo 35mila euro, mentre quest'anno ne abbiamo spesi 50mila per mettere mano alla soletta. Quando è arrivato il progetto definitivo per procedere con il lotto 1, l'importo presente nel piano delle opere (4 milioni e 720mila euro) non prevedeva il seminterrato. Di fronte alla rigenerazione urbana si è aperto quello che si aperto: gestiamo la risorse dei cittadini lecchesi, io stessa sento altissima la reponsabilità di farlo, abbiamo scdelto di fermarci per capire quale fosse la soluzione migliore. Forse era meglio eseguire determinate analisi prima di spendere quasi sei milioni per l'acquisto dell'ex Politecnico. Il consigliere Valsecchi fa presente ciò che è stato fatto in precedenza, ma non ricorda che Palazzo Cereghini ha avuto bisogno di tre proroghe per non perdere il finanziamento statale, il Teatro della Società non è completamente finanziato perchè nemmeno esiste il progetto del lotto 2 e senza quello non si apre”.

“La sede ipotizzata a suo tempo non era idonea per rispondere a tutti i fabbisogni, mi amareggia vedere che viene condotta una battaglia politica che non va incontro ai cittadini - ha fatto presente Paolo Galli, capogruppo di Ambientalmente -. Stasera si esce con due opzioni non percorribili, oggi il lecchese è in una fase di stand by e non ha una sede congruente. Io sono per i dati, di questa fase di ripensamento non sono scontento”.

Chiusura affidata al sindaco Gattinoni: “Oggi abbiamo messo un punto fermo, nessuno ha pronunciato qualcosa di diverso rispetto al "fermi tutti". Lo terrei ben saldo, visto che siamo tutti d'accordo, una volta evaporata la retorica di questa sera. Non è un braccio di ferro tra chi c'era prima e chi c'è oggi. Nuove soluzioni non potranno passare dall'acquisto di un nuovo immobile, ma dalla rimodulazione di spazi già esistenti: facciamo insieme un prossimo percorso, in tempi così complicati la responsabilità non può essere solamente di una parte”.

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