Anonimato tra donatore e ricevente, il Centro nazionale trapianti appoggia Marco Galbiati

Il papà di Riccardo ha incontrato il dottor Nanni Costa, ricevendo disponibilità e supporto. «L'obiettivo resta per me la modifica della Legge 91/99»

Il dottor Nanni Costa con Marco Galbiati

Un altro passo avanti. Marco Galbiati è stato ricevuto nei giorni scorsi dal direttore generale del Centro nazionale trapianti, il dottor Alessandro Nanni Costa.

«L'incontro, che si è svolto in un clima di ascolto e disponibilità reciproca, aveva come oggetto il parere espresso dal Comitato nazionale di Bioetica (Cnb) sulla conservazione dell'anonimato tra donatore e ricevente nell'ambito dei trapianti di organo», spiega Galbiati. Tale parere, rilasciato lo scorso 27 settembre, era stato avanzato proprio dal Centro nazionale Trapianti per richiedere se l'obbligo dell'anonimato (cui è tenuto il personale sanitario e amministrativo) possa essere derogato su proposta del donatore (e familiare) e del ricevente.

Due donne hanno ricevuto gli organi di Riccardo: «Stanno bene»

Alla luce delle considerazioni formulate dal Comitato, che - pur mantenendo l'anonimato quale elemento portante del processo di donazione - riconosce la possibilità di far cadere l'anonimato tra donatore (e suoi familiari) e ricevente, qualora entrambi richiedano di conoscersi, il Centro nazionale trapianti ha dato a Marco Galbiati piena disponibilità e supporto ad accompagnare dal punto di vista tecnico, nell'ambito delle sue prerogative e funzioni, un eventuale iter legislativo volto alla modifica della Legge 91/99.

Tra le raccomandazioni espresse dal Comitato Nazionale di Bioetica c'è anche l'introduzione di una "parte terza" responsabile della valutazione e della gestione del contatto tra donatore e ricevente.

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«Sono soddisfatto di questo incontro e dei contenuti che ne sono scaturiti - conclude Galbiati - Andrò avanti lungo la linea d'azione indicata per conseguire l'obiettivo che resta per me la modifica della Legge 91/99, un obiettivo per cui sono in prima linea da oltre un anno ma che porto avanti anche per le migliaia di persone che mi hanno spronato a conseguirlo. Tra loro c'è Reginald Green che con me condivide il dolore per la perdita di un figlio, che come me ha acconsentito alla donazione degli organi ma che, invece, ha potuto conoscere i riceventi grazie a una legge che, quando è morto suo figlio, non vietava questa emozionante e splendida esperienza».

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