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Un macchinario del museo giapponese.

Un macchinario del museo giapponese.

Una delegazione dal Giappone in visita al Museo della seta di Garlate

Dall'Okaya Silk Museum alla scoperta dell'Abegg. Le due realtà hanno già uno storico legame

Una delegazione del Museo della Seta di Okaya, Giappone, visiterà l'Abegg di Garlate nel pomeriggio di domani, giovedì 17 ottobre. Lo ha annunciato l'assessore alla Cultura Diana Nava sottolineando il valore di questa sorta di gemellaggio tra importanti musei della seta. Okaya è una città molto industrializzata grande come Lecco; si trova ai bordi di un lago tra le
montagne nella Prefettura di Nagano a poco più di 100 km dalla capitale Tokyo.

I delegati saranno accompagnati dal dottor Chiyuki Takabayashi direttore del Museo, struttura che possiede una delle maggiori raccolte storiche giapponesi di macchine per filare la seta. Ad accogliere gli ospiti del Sol Levante ci sarà il direttore dell'Abegg, Flavio Crippa. Sarà lui ad accompagnarli alla scoperta del museo garlatese insieme al sindaco Giuseppe Conti, al vice Pierangela Maggi e all'assessore Diana Nava. In realtà non si tratta di una vera e propria scoperta, visto che in passato le due importanti realtà legate al mondo della seta erano già entrate in contatto, come ricordato in questo excursus storico messo nero su bianco dall'Amministrazione comunale.

La storia e il legame tra i due musei

Il complesso museale lecchese potrà così confrontarsi con la storia e la cultura dell'industria serica giapponese. "Il suo sviluppo inizia nel 1868 con l’imperatore Meiji e i modelli si ispirano alle macchine italiane e francesi che vengono costruite dai giapponesi utilizzando tecniche presenti nel loro Paese con prevalenza di legname di vario tipo e ceramica. Nei decenni successivi la tecnologia serica giapponese, come in altri campi, supera di gran lunga quella occidentale, in particolare quella italiana che fino alla crisi economica del 1930 aveva invece prevalso. Il Giappone crea, con ricerche sugli incroci di bachi da seta durate 25 anni, i bachi poliibridi (1943) con bozzoli che hanno un filo lungo oltre 2000 metri, molto usati ancora oggi. Inventa macchine per la filatura dei bozzoli (trattura) totalmente automatiche (1950) dove una addetta segue 200 fili in lavorazione contro i 15 circa di quelle italiane. Queste scoperte portano uno scompiglio industriale vastissimo nel ricco settore serico occidentale e italiano in particolare. Intorno al 1960 una ventina filande italiane, soprattutto al nord, vengono profondamente ristrutturate con macchine automatiche giapponesi, le uniche esistenti. Quasi tutte queste manifatture hanno l’assistenza diretta del professor Hideyasu Segi, un membro del gruppo di progettisti giapponesi della trattura automatica".

"Questo esperto per circa 12 anni resta in Italia, Paese che apprezza molto, e dove apprende un ottimo italiano. Frequenta più volte il Museo Abegg di Garlate portandovi in visita suoi connazionali. Lo stesso professore contribuisce ad arricchire il Museo della Seta di Okaya e pubblica sulla rivista “Okaya Silk Museum” articoli opera del Museo di Garlate sulla tecnica della seta e su ricerche storiche relative. Fa così conoscere e divulga in Giappone il grande patrimonio storico di industria ed economia serica documentato nel Museo Abegg. A volte porta con sé anche il direttore Flavio Crippa per fare conferenze sulla storia millenaria in questo campo. Sorpreso e affascinato da Leonardo da Vinci, personaggio molto noto in Giappone, ne legge le pubblicazioni italiane e ne cerca le tracce nel settore tessile. Fino agli anni Sessanta in Italia e fino ai Settanta del Novecento in Giappone, l’industria serica è un rilevante motore dell’economia. Negli anni citati ambedue questi paesi passano rapidamente da una struttura economica nazionale a prevalenza agricola a una industriale. In Italia e in Giappone l’industria per produrre filo di seta viene azzerata in tempi rapidissimi. Okaya, città piena di filande e tante ciminiere, le vede sostituire rapidamente da fabbriche meccaniche, elettrotecniche e di altro genere. Tuttavia tra queste due nazioni compare una differenza sostanziale e tangibile. Il Giappone mantiene attivissima la ricerca tecnica e scientifica, sia privata, sia pubblica (università), con ottimi risultati. Situazione in buona parte ancora presente. In Italia, nonostante qualche pregiata resistenza dovuta al livello altissimo di conoscenza esistente, viene azzerata la produzione di materia prima, i bozzoli, e assurdamente soffocata la ricerca connessa. Così è ancora".

Nel Museo Abegg di Garlate i visitatori venuti da Okaya resteranno incantati nel vedere al vero un torcitoio circolare da seta d’epoca, come accadde al professor Segi. Non a caso questa macchina ha consentito agli esperti i recuperi filologici oggi osservabili nei musei di Caraglio (Cuneo), San Leucio di Caserta, Gorizia, Bevagna (Perugia), Bologna e altri. Si tratta della prima macchina complessa che sia mai stata inventata nella storia umana. È la stessa che colpì molto Leonardo da Vinci e l’impronta la si osserva spesso in tanti suoi disegni.

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