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Domenica, 26 Giugno 2022
Seconda edizione / Centro storico / Piazza XX Settembre

Alla Piccola torna protagonista la giustizia restorativa: tre serate per conoscere le storie

Aperto nel 2012, il Tavolo per la giustizia restorativa si mette nuovamente a disposizione della cittadinanza

La giustizia restorativa torna ad aprirsi alla cittadinanza lecchese. Presentato martedì mattina in conferenza stampa la tre giorni “Piazza dell'Innominato - Lecco Restorative City”, che, dopo l’esordio del 2021, ritorna con un’attesa seconda edizione ricca di iniziative dedicate ai temi della "restorative justice" promosse da Csv (Centro Servizi Volontariato) Monza-Lecco-Sondrio, Comune di Lecco e Tavolo lecchese per la giustizia restorativa, giunto al suo decimo anno di attività. Al momento sono intervenuti gli assessori del Comune di Lecco al welfare Emanuele Manzoni e all’attrattività territoriale Giovanni Cattaneo, il garante dei diritti delle persone private della libertà individuale del Comune di Lecco Lucio Farina, Simona Carozzi per il Tavolo lecchese della giustizia restorativa aperto nel 2012 e la direttrice della Casa Circondariale di Lecco, Antonina D'Onofrio.

Piazza dell'Innominato - Lecco Restorative City

“Provocare spaesamento”

“Partiamo da uno sguardo comunitario che pone al centro al persona, perché chi commette un reato rimane un portatore di diritti - ha premesso Emanuele Manzoni -. La giustizia restorativa è un ponte che mette in relazione le persone, il suo sguardo ci suggerisce d’intervenire in ottica preventiva in situazioni che non hanno sempre rilevanza penale ma vanno comunque monitorate. Il percorso è di attenzione reciproca tra tutti i soggetti che lavorano: tutti coloro che transitano dal carcere vanno riaccompagnate nel contesto civile e non si devono mai sentire abbandonate”.

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Emanuele Manzoni

“Gli uffici di welfare e attrattività provano un certo spaesamento quando devono interfacciarsi, ma è proprio quello spaesamento che vogliamo provocare - ha svelato Giovanni Cattaneo -. Crediamo fortemente che questa modalità possa rendere più attrattiva la nostra città: una parte della nostra comunità lavora da anni su questi temi, spesso sottotraccia, ma è importante raccontare un’eccellenza a livello nazionale”. Non si tratta “di un tema di Serie B, far interessare a questo tema anche i più giovani è un impegno che ci siamo presi”.

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Giovanni Cattaneo

“Il tavolo è composto da enti associativi, enti istituzionali e cittadini interessati a questo tema. Lavora sempre più nelle situazioni in cui si manifestano dei conflitti che provocano danni, sofferenze e lacerazioni. Come lo fa? ”Attraverso pratiche di ascolto, incontro e dialogo tra le persone”, ha ricordato Simona Carozzi prima d'illustrare i tre eventi in programma.

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Simona Carozzi

Conoscere le storie dei carcerati

Un momento anche per permettere alla Casa Circondariale di aprirsi alla città: “Costruiremo un percorso a tutela di dignità e diritti delle persone coinvolte. In genere il carcere non è sempre conosciuto nell’ambito della comunità: la possibilità di un dialogo costituisce un punto di partenza per affrontare insieme alle istituzioni i temi di prevenzione e rieducazione, oltre che delle restorazione. Il percorso è lento, lungo, graduale e spesso condizionato dalle ricadute”, ha spiegato Antonina D’Onofrio. I due anni di pandemia “siamo passati dai momenti di apertura alla comunità a una fase che non l’ha più reso possibile. Poi i detenuti e gli studenti si sono potuti specchiare a vicenda, dando vita a un percorso costruttivo. Il carcere viene etichettato come brutto e patologico, ma la componente di umanità non è mai da sottovalutarsi. Restituire la speranza è un nostro compito, lavorare sulla prevenzione può restituire tanto a tutti i livelli della comunità”. 73 i detenuti a Pescarenico, “un numero in continua variazione”, 45 gli agenti di Polizia Penitenziaria, “ma in tanti casi destinati ad altre funzioni”, 2 i detenuti dovrebbero andare in piazza, “in attesa di autorizzazione da parte del magistrato”.

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Antonina D'Onofrio

“La Casa Circondariale è un luogo sicuramente in ordine. Oggi siamo di fronte a disuguaglianze sempre più forti dal punto di vista economico e culturale, le persone faranno fatica a stare dentro ai cambiamenti: rischiamo di riempire le carceri di persone fortemente ferite e con un percorso di vita frantumato, difficile da recuperare. È importante costruire le comunità consapevoli di avere davanti determinate sfide, non sempre le soluzioni fanno bene alle persone: tutti abbiamo una parte che non sempre fa la cosa giusta” , ha quindi ricordato il garante Lucio Farina. “Oggi, con la comunicazione istantanea, stiamo costruendo delle verità personali, ma ci sono percorsi e processi che prevedono l’ascolto delle verità per comprendere i perché di determinati azioni. Per la Casa Circondariale non è facile aprirsi a queste iniziative, l’impegno è più che apprezzabile: bisogna fare in modo che altre parole non vengano portate lì”.

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Lucio Farina

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