Sabato, 18 Settembre 2021
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Fin da piccolo appassionato di moto, ora fa rinascere vecchie Guzzi con motori elettrici

La sperimentazione green del meccanico Ranzini in visita a Mandello per il centenario dell'Aquila

Il mandellese Gechi Trincavelli e il meccanico milanese Gabriele Ranzini a Mandello.

«La mia storia di appassionato di mezzi a due ruote iniziò quando avevo solo 10 anni nell’officina di mio padre, e fino ai 17 mi vide impegnato nella riparazione di biciclette e motorini. Nell'ultimo periodo ho deciso di rilanciare questa mai passione imprimendole una svolta green che sto testando anche su alcune Guzzi». A parlare è Gabriele Ranzini, meccanico a tutto tondo con una gavetta da artigiano dei motori avviata tra le mura domestiche, un appassionato delle due ruote sempre alla ricerca di nuovi campi operativi e sperimentazioni. Di Albairate nella provincia milanese, 52 anni, Ranzini ha raggiunto nei giorni scorsi Mandello, la Città dei Motori per eccellenza che si appresta a celebrare i 100 anni della mitica Moto Guzzi.

A Mandello un murales per il centenario della Guzzi

Il mandellese Gechi Trincavelli, impegnato nella realizzazione del Murales del Centenario nei pressi della sede Guzzi, ha incontrato l’artigiano milanese. Un'occasione utile per parlare anche delle soluzioni che Ranzini sta sperimentando per rendere più ecologiche alcune vecchie moto che egli stesso ha rigenerato alimentadole con un nuovo motore elettrico. I due hanno deciso che una volta ultimato, il murales verrà inagurato alla presenza di una motoretta recuperata da Ranzini a cui verrà imposto il nome “Giorgio Ripamonti Ferèe”. Scelta top-secret sul modello fino al giorno in cui l’affresco sarà di pubblico dominio. Sarà un omaggio al prozio di Trincavelli, ideatore con Carlo Guzzi della prima moto marchiata Aquila. L’abbraccio Mandello Albairate avviene all’insegna della svolta che vuole un futuro sempre meno inquinato, dove l’elettrico è la nuova strada su cui viaggiare.

Vecchie moto "reinventate" con motori elettrici e pedalata assistita

Gabriele Ranzini su questo itinerario green si è già incamminato restituendo a nuova vita alcune motorette tra cui un Motom 48 con cambio a bacchetta, un Aquilotto Bianchi, un Moschito Garelli e un Guzzino 65 della Casa mandellese. Provenienti da cantine, dimenticate nei fienili, divenute le portabandiera di pezzi di storia, relegate a testimonianze impolverate di un tempo passato, l'artigiano milanese le ha riportate agli antichi fasti, guardando però al futuro, quello appunto della mobilità sostenibile.

Guzzi 2-3-3

Reinventate e fornite di motore elettrico e pedalata assistita, le moto sono così tornate a una nuova vita. «Interventi eseguiti con attenzione per mantenere rigorosamente l’originale aspetto vintage di questi piccoli gioielli del passato» - precisa lo stesso meccanico milanese in visita nella Città della Guzzi. Il ripristino delle verniciature, le cromature, le selle e gli altri componenti con il telaio attrezzato a ricevere e ospitare il nuovo “cuore green" sono le sfide, legate al lavoro, che quotidianamente vengono vinte da Ranzini. Diversi velocipidi a motore messi sul mercato negli anni cinquanta sono vengono così restituiti oggi alla circolazione con zero emissioni.

Il ruolo delle batterie e l'autonomia, ecco i primi risultati

«Grazie alle modernissime batterie che consentono alla due ruote se cui vengono installate un'autonomia di circa 90 chilometri con ricarica di 5-6 ore, sviluppano una velocità ridotta ma comunque significativa». Si parla di circa 25/30 km orari. Se in virtù di questa scelta green il motore a scoppio tanto caro a Giorgio Ripamonti e Carlo Guzzi viene silenziato, l’idea, che ha dato vita alla prima Guzzi, non subisce arresti. Al contrario, a 100 anni dalla sua concezione non si ferma ma va avanti, in cerca di nuove sfide dettate dalla esigenze legate alla tutela ambientale. Gabriele Ranzini, raccogliendo egregiamente il guanto della sfida green è in pole-position in questa sperimentazione che illustra anche attraverso il suo sito internet www.rg-bicitalia.it

(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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