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Giovedì, 26 Maggio 2022
L'iniziativa / Bulciago

Volontarie riparano abiti rovinati in segno di protesta contro la "moda veloce"

L'originale laboratorio si è svolto in un bar grazie al gruppo di Mani Tese Bulciago. "Generazioni diverse insieme per imparare la re-fashion dando spazio alla creatività e alla libertà di espressione"

Volontarie all'opera per riparare abiti rovinati come atto di protesta contro la "moda veloce" che tutto divora. Anche il gruppo di Mani Tese Bulciago ha aderito alla Fashion Revolution Week, manifestazione che ricorda la tragedia del 24 aprile 2013 a Dacca: quel giorno il palazzo conosciuto come Rana Plaza crollava uccidendo 1.129 persone, più della metà donne, che lavoravano per produrre abiti che sarebbero finiti in tutto il mondo. "Quel giorno l'opinione pubblica globale scopriva il volto oscuro della 'fast fashion' - spiegano le volontarie - Anche noi abbiamo voluto testimoniare il nostro impegno contro un sistema produttivo predatorio e inumano".

La proposta è sfociata in un'iniziativa che cela al suo interno il seme dell'alternativa: otto volontarie si sono infatti ritrovate in un bar di Bulciago e hanno passato il pomeriggio a ridare vita a abiti rotti, rovinati o semplicemente da modificare. E a rispondere a chi, incuriosito, faceva domande. Intorno anziani che giocavano a carte, ragazzi al tavolo da biliardo, famiglie che facevano merenda, la televisione sintonizzata sul Gran Premio di Imola.

"Diamo valore agli oggetti"

"Generazioni diverse insieme per imparare la re-fashion - proseguono - Ossia la vecchia arte di non buttare gli abiti e rinnovarli, dando però spazio alla creatività e alla libertà di espressione. Il sistema della 'fast fashion' vuole che gli abiti si usino poco e si rimpiazzino con altri molto velocemente, quasi un nuovo usa e getta. L'azione dimostrativa che è stata realizzata vuole proporre invece una cultura che attribuisce valore agli oggetti, in cui è importante saper fare con le proprie mani e non solo comprare, che dà al lavoro, nostro e degli altri, la giusta dignità e che cammina sul pianeta in punta di piedi".

La domanda che fa da sfondo all'iniziativa è: who made my clothes? Cioè: sappiamo veramente chi ha realizzato gli abiti che indossiamo, in quali condizioni umane e lavorative, e con quali conseguenze per il pianeta?

Quello svolto a Bulciago, informano le volontarie, sarà solo il primo di una serie di appuntamenti fissi. Per chi volesse partecipare: bulciago@territorio.manitese.it.

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