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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Il caro-bollette tocca anche il lavoro: il Metalmeccanico di Lecco soffre

Secondo le stime della Cgia di Mestre sono a rischio 500mila posti di lavoro nei primi sei mesi del 2022

Gli aumenti di luce e gas avranno degli effetti molto pesanti sul fronte occupazionale. Uno dei problemi principali che attende gli italiani nel 2022 è, infatti, il rincaro delle bollette energetiche e i suoi effetti, non soltanto sui prezzi degli altri prodotti, ma anche sul lavoro. Sono infatti circa 500mila i posti nei settori energivori che, a causa degli aumenti di luce e gas potrebbero rimanere temporaneamente a casa nei primi sei mesi del 2022. 

A stimarlo è l’Ufficio studi della Cgia: a fare i conti con le superbollette i comparti energivori che rischiano di raggiungere il +250%. Molte aziende del vetro, della carta, della ceramica, del cemento, della plastica, della produzione laterizi, della meccanica pesante, dell’alimentazione, della chimica, potrebbero essere dunque costrette a fermare la produzione, perché non in grado di far fronte all’aumento esponenziale di questi costi fissi, annota ancora la Cgia.

Una esplosione dei prezzi che colpisce indistintamente tutte le attività, si legge ancora nello studio, anche se alcune eccellenze del nostro made in Italy rischiano molto più di altre. Settori che in questo momento stanno dando un contributo fondamentale alla ripresa economica del Paese, con livelli di vendite all’estero mai toccati in precedenza. Non sono poche, infatti, prosegue la Cgia, le realtà territoriali che dovranno fare i conti con i prossimi aumenti, con il risultato che per molte aziende sarà più conveniente spegnere i macchinari, si spera temporaneamente, che tenere gli impianti accesi.

Caro bollette: i posti di lavoro a rischio

Secondo una stima Cgia, dunque, sono quasi 1,8 milioni gli addetti presenti in Italia nei settori caratterizzati da un alto consumo energetico: industria alimentare; tessile; fabbricazione di carta e prodotti di carta; industria chimica; fabbricazione articoli di gomma e materie plastiche; fabbricazione altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi; industria metallurgica; fabbricazione di prodotti in metallo e relativi trattamenti. Di questi 1,8 milioni di addetti, poco meno del 30%, in termini assoluti attorno alle 500mila unità, "potrebbe essere costretto a rimanere temporaneamente a casa a causa del fermo produzione imposto dall’impennata dei costi energetici".

Le difficoltà, fanno sapere gli artigiani di Mestre, sono già emerse in questi ultimi mesi, in particolar modo nei seguenti distretti produttivi:

  • Cartario di Lucca-Capannori;
  • Materie plastiche di Treviso,
  • Vicenza e Padova;
  • Metalli di Brescia-Lumezzane;
  • Metalmeccanico basso mantovano;
  • Metalmeccanico di Lecco;
  • Piastrelle di Sassuolo;
  • Termomeccanica Padova;
  • Vetro di Murano.

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"Le ragioni alla base dell’impennata dei prezzi sono molteplici, anche se due, in particolar modo, ne hanno condizionato profondamente il trend di crescita in questa seconda parte dell’anno. In primo luogo, c’è il tema dell’acquisto delle quote di emissione di CO2 (il cui prezzo è quadruplicato negli ultimi mesi e, per almeno il 40 per cento, si sta scaricando sul costo dell’energia). In secondo luogo la fallimentare politica di approvvigionamento del gas naturale che ha mostrato molti limiti, facendo schizzare i prezzi di oltre sei volte rispetto ai primi mesi di quest’anno" commenta ancora la Cgia per la quale la situazione "auspicando che questa fiammata si esaurisca entro la prima parte del 2022, non può che essere affrontata con una misura tampone". Secondo gli artigiani di Mestre, infatti, il governo dovrebbe incrementare le misure già prese con la legge di Bilancio 2022, mettendo a disposizione delle imprese almeno 1 miliardo di euro al mese fino al prossimo mese di giugno.

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