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Domenica, 16 Giugno 2024
Il giusto premio / Centro storico / Piazza Armando Diaz

Liliana Segre ringrazia Lecco: “Da oggi la città è un po' anche mia”

La senatrice a vita è stata insignita della cittadinanza onoraria

Liliana Segre è cittadina onoraria di Lecco dal 27 gennaio 2020. La senatrice a vita, testimone dell'Olocausto, ha risposto con gratitudine tramite una lettera inviata al sindaco Mauro Gattinoni, alle consigliere e ai consiglieri comunali: lo scritto è stato letto dal presidente del Consiglio comunale Roberto Nigriello durante la seduta dell'assise di lunedì 24 gennaio. Il Comune di Lecco, a suo tempo, ha votato unanimente per il "si" alla proposta avanzata da Alberto Anghileri (Con la Sinistra) e Agnese Massaro (Partito Democratico) nel mese di novembre 2019. Il risultato del voto è stato accolto con uno scrosciante applauso: dopo Olginate, quindi, anche Lecco ha conferito alla donna un giusto riconoscimento.

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La cittadinanza conferita a Liliana Segre

Liliana Segre ringrazia Lecco

Di seguito il contenuto integrale della lettera:

“Gentile Sindaco di Lecco, care Consigliere, cari Consiglieri comunali,

è un onore per me aver ricevuto la cittadinanza onoraria della vostra Città, che dunque da oggi sarà anche un po’ mia. 
Ringrazio voi tutti per una onorificenza che istituisce fra noi un vincolo sentimentale, oltre che democratico e civico.
Il fatto che la cerimonia ufficiale di conferimento coincida con il Giorno della Memoria 2022 è poi particolarmente significativo.
Il qualsiasi valore della mia testimonianza, alla base della cittadinanza onoraria, è infatti legato all’enormità della Shoah, al tentativo folle e criminale di cancellare dal mondo un’intera parte di umanità.
Negli oltre trenta anni che ho dedicato a testimoniare ovunque quanto avevo visto e sofferto ho sempre cercato di trasmettere informazione, conoscenza ed empatia alle migliaia di persone, soprattutto ragazze e ragazzi, che incontravo in Italia e nel mondo. Mi fa davvero piacere che anche la città di Lecco abbia colto ed apprezzato il senso di questo sforzo.
Purtroppo ragioni di età, di salute e di sicurezza mi impediscono di essere presente in città come vorrei. Ci tengo però a condividere con Voi quei sentimenti democratici ed antifascisti che storicamente sono appannaggio delle terre lombarde.

Grazie di nuovo a Voi tutti, alle ragazze e ai ragazzi del territorio, ai miei nuovi Concittadini,
Liliana Segre”.

La storia di Liliana Segre

Nata a Milano in una famiglia ebraica, visse col padre, Alberto Segre, e i nonni paterni, Giuseppe Segre (affetto da una grave forma di malattia di Parkinson) e Olga Loevvy. La madre, Lucia Foligno, morì quando Liliana non aveva neanche compiuto un anno. Di famiglia laica, Liliana ebbe la consapevolezza del suo essere ebrea attraverso il dramma delle leggi razziali fascistedel 1938, in seguito alle quali venne espulsa dalla scuola che frequentava.

Dopo l'intensificazione della persecuzione degli ebrei italiani, suo padre la nascose presso degli amici, utilizzando documenti falsi. Il 10 dicembre 1943 provò, assieme al padre e due cugini, a fuggire a Lugano, in Svizzera: i quattro furono però respinti dalle autorità del paese elvetico. Il giorno dopo, Liliana Segre venne arrestata a Selvetta di Viggiù, in provincia di Varese, all'età di tredici anni. Dopo sei giorni in carcere a Varese, fu trasferita a Como e poi a San Vittore a Milano, dove fu detenuta per quaranta giorni.

Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Fu subito separata dal padre, che non rivide mai più e che sarebbe morto il successivo 27 aprile. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo (provincia di Como); dopo qualche settimana anche loro vennero deportati ad Auschwitz e uccisi al loro arrivo, il 30 giugno 1944.

Alla selezione, Liliana ricevette il numero di matricola 75190, che le venne tatuato sull'avambraccio. Fu messa per circa un anno ai lavori forzati presso la fabbrica di munizioni Union, che apparteneva alla Siemens. Durante la sua prigionia subì altre tre selezioni. Alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania.

Venne liberata il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück che fu liberato dall'Armata rossa. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, Liliana fu tra i 25 sopravvissuti.

Al rientro nell'Italia liberata, visse inizialmente con gli zii e poi con i nonni materni, di origini marchigiane, unici superstiti della sua famiglia.

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