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Domenica, 19 Maggio 2024
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"Buon viaggio Re del Civetta, bentornato in cima! Sarai sempre nei nostri cuori"

In tanti a Mandello ai funerali di Giorgio Redaelli, leggenda dell'alpinismo lecchese. I commossi ricordi delle nipoti

"Un nostro amico hai chiesto alla montagna. Lascialo andare per le tue montagne”. L'inno Signore delle cime, intonato nella chiesa del Sacro Cuore a Mandello del Lario ha accompagnato questa mattina, mercoledì 2 marzo, i funerali di Giorgio Redaelli. Dalla località di Cassina Valsassina dove abitava è tornato al riposo eterno nel camposanto ai piedi di quella Grigna su cui aveva mosso i primi passi da arrampicatore fino a divenire il "Re del Civetta", così conosciuto e chiamato da tutti gli estimatori dal mitico alpinismo degli anni Cinquanta.

Tra i ricordi di Giorgio Redaelli "creativo ed estroverso fin da piccolo" anche quello di don Ambrogio Balatti, che ha officiato la celebrazione. A salutare il compianto alpinista tante persone, tra loro, partito alle cinque del mattino da Belluno, anche l'amico e compagno di cordata Roberto Sorgato. La persona con cui il "Re del Civetta" ha condiviso fatiche e gioie nella conquista delle vette. Accanto alla moglie Aurora e ai figli Nicoletta e Mauro, la calda e sincera vicinanza di tutti coloro che a vario modo lo hanno apprezzato per le sue doti.

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Dal sindaco di Cassina Valsassina, Roberto Combi all’assessore allo sport del comune Mandello Sergio Gatti, entrambi alle esequie di Giorgio Redaelli con la fascia tricolore per onorare la memoria di una leggenda dell'alpinismo. Poi i momenti più personali, indelebili, esternati dalle nipoti a fine celebrazione. “Ricordo che ho sempre detto al mondo intero con orgoglio che mio nonno era il Re del Civetta. Ricordo i pomeriggi passati al minigolf di Barzio e quando siamo andati a comprare la prima mazza da golf, ovviamente rosa. Poi le settimane a Bormio, le partite a carte in cui vincevi sempre. Buon viaggio Re del Civetta, bentornato in cima! Sei e sarai sempre il mio nonno sprint, ti voglio bene. Tua Caterina".

Funerale 3-2

A seguire, il saluto ricordo della sorella - nonchè altra nipote - Carolina: "Ciao nonno. Gli ultimi tempi non eri più tu, ma non importa, quello che importa è ciò che hai lasciato nei nostri cuori e che costudiremo per sempre, come gli indelebili ricordi in Artavaggio, dove tu eri il nostro migliore compagno di giochi, quando ci divertivamo a giocare a golf dal terrazzo verso i campi e poi facevamo la gara a chi trovava più palline. Ricordo quando ci portavi ad arrampicare sulle rocce con le corde e l’imbragatura e ci raccontavi delle vette che avevi conquistato, delle notti trascorse in parete e di quanto amavi la montagna, cosi tanto da essere riuscito a trasmettere questo amore anche a tutti noi. Ricordo quando mi portavi le chiavette usb piene di foto, di te e della nonna in giro a scalare montagne e conquistare vette. Mi piace pensare che sarai in un posto migliore e passare le tue giornate giocando a golf e scalando qualche vetta, sicuramente ora hai raggiunto la vetta più alta di tutte. Ciao. Ti ameremo sempre".

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A destra l'amico e compagno di cordata Roberto Sorgato.

Immancabili i momenti di commozione. Poi la bara portata a spalle fuori dalla chiesa dai maglioni rossi, il gagliardetto della sezione del Cai di Agordo posato sulla stessa, il tutto in una pagina di storia scritta da aggiungere ai suoi “Momenti di vita” raccolti nel libro della vita di Giorgio, "Re del Civetta" e simbolo del territorio lecchese.

(Si ringrazia Alberto Bottani per la collaborazione)

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