Medici in prima linea nella lotta al Coronavirus hanno pronunciato il fatidico Sì

A Parma il matrimonio tra Monica e Raul Polo, originario di Olginate: una storia di amore e speranza. «Sono giorni delicati, ho scritto al sindaco Pizzarotti per poter coronare subito il nostro sogno»

I medici Monica e Raul Polo da poco sposi.

Raul e Monica convivono da nove anni. Entrambi medici, si sono conosciuti in corsia. Lui, 48 anni, è originario di Olginate e da tempo lavora come medico all’Ospedale Maggiore di Parma nel reperto di ortopedia convertito come gli altri a reparto Coronavirus. Lei, 35 anni, lavora invece come fisiatra alla Asl di Reggio Emilia, in una lungodegenza per pazienti Covid. Dopo tanti anni di convivenza, e la nascita di due bambini, Raul e Monica Balugani hanno deciso di sposarsi proprio ora. La loro è stata una scelta di amore, speranza e responsabilità. La richiesta dei due medici nasce anche dall'esigenza di tutelare i loro figli nel caso questa battaglia ad alto rischio diventasse incerta per il loro futuro. 

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La cerimonia è stata celebrata dal sindaco Federico Pizzarotti la mattina del 9 aprile in municipio a Parma. «Viviamo settimane drammatiche, in lotta contro un nemico invisibile - ha detto il primo cittadino, come riportano anche le agenzie di stampa nazionali - Oltre al pragmatismo delle azioni e al lavoro di tutti i giorni per battere il virus, dobbiamo vivere anche di speranza e di amore . La loro è una storia di speranza e di amore, e abbiamo bisogno di sentire anche questo, oggi: speranza. Auguro ai due futuri sposi tutta la felicità di questo mondo».

Un "matrimonio di guerra"

«Fino ad oggi non ci siamo mai sposati, presi da mille cose, pur amandoci - racconta Raul Polo all’AndKronos - Oggi, nel momento in cui entrambi, su base volontaria, siamo stati chiamati a lavorare in un reparto o in un ospedale Covid, il rischio che uno dei due avesse qualcosa, come in un matrimonio di guerra, è aumentato molto e per tutelare noi (per avere in caso di malattia di uno dei due il diritto a sapere le condizioni dell'altro, essendo coniuge) e i bambini abbiamo deciso di sposarci. Pur con l'affetto che ci lega è stata una scelta obbligata di responsabilità».

Raul ha alle spalle anche un primo matrimonio, da cui sono nate due bambine, Arianna e Irene, che oggi hanno 12 e 10 anni. Dall’unione con Monica sono nati Niccolò e Martina, di 3 e 2 anni.

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«Il problema è che non erano consentiti i matrimoni, proprio per evitare assembramenti. Quindici giorni fa ho scritto al sindaco Pizzarotti che ha capito la nostra necessità. Sono stato 14 giorni in malattia con un tampone negativo. Sono giorni sofferti, il tricolore che non abbiamo mai ammainato se non per ricordare i nostri morti, è oggi composto dal verde delle mascherine, dal bianco delle lenzuola e dal rosso del sangue versato. La malparata l'abbiamo vista e il pericolo è diventato reale, molti colleghi si sono ammalati e stanno morendo - dice ancora Raul - Eppure siamo qui a coronare un sogno, abbiamo deciso di fare un passo avanti, il sindaco ha capito la necessità e ha autorizzato il matrimonio».

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Una cerimonia con le presenze ridotte all'osso, con il sindaco, i soli testimoni e i loro bimbi. «La festa grande, con le mie figlie che ho deciso di non mettere in pericolo lasciandole a casa con la mamma, la faremo quando tutto questo sarà finito. Intanto il matrimonio è stato molto bello».

Tra mille peripezie, la coppia è riuscita ad organizzarsi per le fedi nuziali e i vestiti ordinati online. Poi, la mattina del 9 aprile il pronunciamento del "Fatidico Sì", una notizia che di amore e speranza che ha fatto il giro d'Italia.

«Olginate è sempre casa mia»

Tra gli auguri e le testimonianze di affetto manifestate nei confronti di Raul Polo anche quelle dei suoi ex concittadini di Olginate, paese dove il medico ha vissuto fino all'età di 24 anni prima di trasferirsi in Emilia Romagna per la specializzazione dopo aver studiato al San Raffaele di Milano. «Olginate, dove abitano ancora i miei genitori che non vedo da un mese e mezzo, è sempre casa mia. Prima dell'epidemia tornavo di frequente nel Lecchese - conclude Raul Polo che abbiamo contattato telefonicamente - In questi giorni ho ricevuto molti messaggi di affetto, e questo mi ha fatto piacere. Continuiamo tutti insieme in questa battaglia contro il Covid, anche rimanendo a casa durante le festività di Pasqua. Ce la faremo».

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