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Sbarchi in aumento in Italia: nel Lecchese ci sono 500 rifugiati, “siamo pieni”

La Prefettura cerca alloggi in cui inserire le persone che arrivano in Italia

Il sistema lecchese per l'accoglienza di migranti è quasi saturo. Nel corso degli ultimi mesi sono aumentati e non di poco gli sbarchi sulle coste italiane, che si sommano agli arrivi alle frontiere terrestri. Secondo i dati pubblicati dal Ministero dell’Interno sul proprio sito istituzionale e aggiornati quotidianamente, nel solo primo trimestre del 2023 i nuovi arrivi sono stati 27.663, di cui circa 3.000 minori non accompagnati, mentre nel corrispondente periodo dell’anno precedente ammontarono a 6.832. Gli stranieri richiedenti protezione internazionale vengono progressivamente trasferiti dalle località di sbarco e di ingresso sul territorio nazionale in tutte le altre regioni e, quindi, nelle singole province, dove devono trovare accoglienza in attesa che si completino le procedure per la verifica dei requisiti per il riconoscimento dell’asilo.

Lecco, quasi 500 migranti: “Siamo pieni”

Alla provincia di Lecco sono stati assegnati, nel primo trimestre del 2023, 158 migranti, ben 120 in più dell’analogo periodo del 2022, che sono andati dunque ad aumentare le presenze complessive che ormai sfiorano le 500 unità. Nel territorio lecchese, il sistema dell’accoglienza nei centri straordinari che fa capo alla Prefettura ed è gestito da operatori economici, già dal 2022 ha portato l'ente ad avviare ulteriori procedure esplorative per trovare degli operatori economici: pubblicate il 15 marzo e 2 novembre 2022, lo scorso 7 marzo hanno fatto registrare zero risposte. “Ne consegue che, mentre si va infittendo il ritmo degli arrivi di nuovi richiedenti asilo (38 in gennaio, 39 in febbraio, 81 a marzo), l’attuale sistema dell’accoglienza è ormai prossimo alla saturazione delle strutture, tenuto conto degli ampliamenti già effettuati, che lo hanno portato a una capacità oscillante tra 475 e 495 posti letto”, spiega la Prefettura di Lecco.

“Sebbene questa Prefettura abbia sempre tentato di assicurare, nell’allocazione dei richiedenti, beneficiari dell’accoglienza, la migliore sistemazione possibile, allo scopo di evitare situazioni di eccessiva concentrazione, è, però, accaduto che gli alloggi collettivi - nei quali si registrano le presenze più numerose - siano situati ad Airuno, Ballabio, Cremeno e Malgrate, mentre gli appartamenti - singole unità abitative anche collocate all’interno di un medesimo stabile - si rinvengano a Calolziocorte, Castello di Brianza, Civate, Colico, Dorio, Lecco. Oggiono, Olginate, Valmadrera e ancora Ballabio. Tuttavia, i soli Comuni di Airuno, Ballabio, Colico, Cremeno, Malgrate e Olginate ospitano, talvolta in più strutture, un numero di richiedenti asilo complessivamente superiore alle 25 unità, mentre oltre 70 Comuni non sono coinvolti dalle problematiche dell’accoglienza in centri straordinari”.

Non solo case per accogliere i migranti

L'individuazione di nuovi alloggi è “improcrastinabile” e possono “rivelarsi idonee a soddisfare nell’immediato l’esigenza ineludibile di accogliere, anche solo temporaneamente, le persone richiedenti protezione internazionale, nel rispetto della dignità dei beneficiari e all’interno di strutture che soddisfino i requisiti di capacità e igienico-sanitari”: la Prefettura ha convocato già da alcune settimane tavoli dedicati di confronto sia con i sindaci dei comuni più popolosi, sia con i rappresentanti del volontariato e dell’associazionismo, nonché con gli enti e le istituzioni che compongono il consiglio territoriale per l'immigrazione.

“Tuttavia, sebbene siano già trascorse alcune settimane dalle prime interlocuzioni, non sono stati ancora segnalati a questo ufficio edifici pubblici inutilizzati o dismessi dalla loro funzione originaria - quali ad esempio appartamenti, istituti scolastici, palestre o strutture sportive, alloggi collettivi e simili - da inserire nel circuito dell’accoglienza, anche solo temporaneamente, eventualmente previa cessione alla Prefettura in comodato d’uso gratuito, a condizione ovviamente che le strutture siano agibili e idonee, in termini di sicurezza e salubrità degli ambienti, ad alloggiare le persone. Poiché il territorio, le istituzioni pubbliche ed il mondo dell’associazionismo e del volontariato lecchese hanno fornito ampia dimostrazione di spirito solidaristico, senso di condivisione delle problematiche sociali poste dai fenomeni migratori e capacità di attuare con sollecitudine soluzioni rapide ed efficaci in occasione dell’accoglienza dei profughi ucraini, si confida in sensibilità e attenzione analoghe”.

Termine: 30 aprile

La Prefettura ha chiesto “d'individuare edifici o strutture di proprietà o in disponibilità situate nei rispettivi territori che, presentando le caratteristiche descritte, possano essere utilizzate per l’accoglienza dei cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, segnalandoli a questa Prefettura con ogni consentita urgenza e, comunque, fornendo risposta, anche negativa, entro il prossimo 30 aprile. Analoga richiesta si rivolge agli enti, alle istituzioni e alle associazioni o fondazioni componenti del consiglio territoriale per l'immigrazione, per quanto nelle loro disponibilità o comunque per la segnalazione di utili spunti solutivi”.

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