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Martedì, 21 Maggio 2024
Valsassina / Morterone

Comune che "vince" non si cambia: 29 abitanti, Morterone è ancora il più piccolo d'Italia

Un residente in meno rispetto a un anno fa, quando erano trenta: il titolo rimane in Valsassina

Morterone si conferma: come nel 2020, anche nel 2021 si è guadagnato il titolo di "comune più piccolo d'Italia". A dirlo è l'Istat nel censimento Popolazione residente e dinamica demografica Anno 2020. In questi termini, il comune più grande in Italia è ancora Roma, con 2.770.226 residenti, mentre Morterone è, invece, il più piccolo con appena 29 residenti. Questo emerge dai dati del Censimento permanente della popolazione diffusi oggi, martedì 15 dicembre.

A luglio 2020 si è registrata la nascita del piccolo Denis, l'ultimo, il primo a venire alla luce dopo otto anni.

La popolazione in Italia

Quasi tre comuni su quattro perdono popolazione rispetto al 2019. Sono solo 1.964 i comuni che hanno registrato un aumento di popolazione rispetto al 2019 (il 24,9% del totale), rileva Istat, vi risiedono poco più di 17 milioni di persone, il 28,7% della popolazione nel 2020. Se tra il censimento del 2011 e il censimento del 2019 i comuni di maggiori dimensioni avevano guadagnato popolazione, la quota di comuni che perdono popolazione tra il 2019 e il 2020 è maggioritaria in tutte le classi di ampiezza demografica, passando dal 62,8% dei comuni tra 20 e 50 mila abitanti (il 4,7% dei comuni italiani) agli oltre tre quarti di quelli fino a 5 mila (70% dei comuni italiani). Tra i 44 comuni con oltre 100 mila abitanti, uno su quattro guadagna popolazione (tre su quattro tra il 2011 e il 2019), per i restanti 33 il saldo è negativo rispetto al censimento 2019 , per un totale di -157.003 residenti. Come nel 2019, anche nel 2020 Roma è il comune più grande con 2.770.226 residenti, e Morterone, come detto, quello più piccolo con i suoi 29. I cittadini italiani crescono in 1.612 comuni (il 20,4% del totale). Si tratta per quasi due terzi di comuni con popolazione fino a 5 mila abitanti. I Comuni con il maggior incremento relativo di residenti italiani sono Moncenisio in provincia di Torino (+28,1%), Bascapé in provincia di Pavia (+15,9%) e Rosazza in provincia di Biella (+11,4%); quelli che, relativamente, con le perdite maggiori sono Rocca de' Giorgi in provincia di Pavia (-17,3%), Tonengo in provincia di Asti (-15,5%) e Cervatto in provincia di Vercelli (-11,1%). I comuni che registrano i maggiori incremento e decremento relativo di popolazione straniera sono rispettivamente Lodé in provincia di Nuoro e Caponago in provincia di Monza e della Brianza.

A livello di ripartizione geografica, rileva Istat, il saldo dovuto all'aggiustamento statistico censuario è positivo al Centro-nord e negativo nel Mezzogiorno; in particolare, nell'Italia Centrale sono state conteggiate come abitualmente dimoranti quasi 30 mila unità in più rispetto alla popolazione calcolata, e 20 mila unità in più nell'Italia Nord Occidentale, mentre nel Mezzogiorno oltre 97 mila in meno. Gli stranieri censiti sono 5.171.894; l'incidenza sulla popolazione totale si attesta a 8,7 stranieri ogni 100 censiti. A fronte di una maggiore presenza della componente straniera rispetto al 2019, la popolazione italiana risulta inferiore di 537.532 unità. La distribuzione territoriale della popolazione è pressoché immutata rispetto al censimento del 2019: il 46,3% risiede nell'Italia Settentrionale, il 19,8% in quella Centrale, il restante 33,8% nel Sud e nelle Isole. Più del 50% dei residenti è concentrato in 5 regioni, una per ogni ripartizione geografica (Lombardia, Veneto, Lazio, Campania e Sicilia). L'ammontare di popolazione al 31 dicembre 2020 è inferiore a quello del 2019 in tutte le ripartizioni, in particolare nel Mezzogiorno (-1,2% nell'Italia Meridionale e -1% nelle Isole); quasi ovunque, a eccezione delle province autonome di Bolzano e di Trento, a determinare la diminuzione è soprattutto la dinamica demografica recessiva del 2020. Tutte le regioni registrano una contrazione di popolazione residente ad eccezione della Toscana, che ha una variazione pressoché nulla rispetto al 2019 per effetto del recupero censuario che ha annullato il contributo negativo della dinamica demografica. I cali maggiori si osservano in Molise (-2,1%), Calabria (-1,8%), Campania (-1,5%) e Sardegna (-1,3%).

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