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Sabato, 22 Gennaio 2022
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Gene Gnocchi: "Il lago mi affascina da sempre. Per me a Olginate sarà come un debutto"

Abbiamo intervistato il celebre artista in vista del suo spettacolo in programma venerdì 19 al cineteatro Jolly. "Crediamo nella ripartenza e torniamo a ridere insieme"

"Sono felice di potermi esibire a Olginate. Dopo due anni delicati per tutti a causa della pandemia, per me quello del Jolly sarà come un debutto, una ripartenza. Tra l'altro sono già stato in passato nel Lecchese e sono felice di tornarci, l'atmosfera del lago mi affascina".

Sono queste alcune delle parole più significative pronunciate da Gene Gnocchi all'interno dell'intervista che il celebre artista ha concesso oggi a LeccoToday in vista dello spettacolo "Se non ci pensa Dio ci penso io" che andrà in scena al cineteatro Jolly di Olginate venerdì prossimo 19 novembre alle ore 21 all'interno di una rassegna di grande qualità - non solo teatro, ma anche cinema e musica per grandi e bambini - proposta dallo staff di volontari del Jolly, struttura che fa capo alla parrocchia di Sant'Agnese di Olginate.

Il cinema teatro di Olginate cala i Jolly: big in arrivo e una ricca rassegna al via

Per don Matteo Gignoli, Mattia Morandi, Manuel Missana e tanti altri operatori dietro le quinte si tratta di una sfida impegnativa che sta già ottenendo risultati. Il recente show di tributo ai Queen ha infatti registrato il tutto esaurito e ora tocca a Gene, che salirà sul palco olginatese anche grazie al prezioso sostegno degli sponsor, a partire (per questo show) dalla A.A.G. Stucchi di Olginate. C'è ancora qualche biglietto disponibile, ma si sta andando verso il tutto esaurito. Per info e prenotazioni è quindi necessario affrettarsi andando sul sito www.cinemateatrojolly.it

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Una parte dello staff di volontari del cineteatro Jolly di Olginate.

Lo spettacolo di Gene: "Se non ci pensa Dio ci penso io"

Il nuovo spettacolo di Gene Gnocchi si intitola "Se non ci pensa Dio ci penso io" per la regia di Marco Caronna (produzione International Music and Arts). Gene Gnocchi torna in teatro con uno spettacolo in cui la stralunata comicità  che lo caratterizza da sempre, si mescola con riflessioni a volte sarcastiche, a volte amare. Un testo che porta Gene in una dimensione di racconto comico, battute che stanno dentro a un filo rosso che unisce le scene.

Un vecchio ufficio, dimenticato da decenni. Dentro, un capufficio, Gnocchi, e un assistente, che da anni suona la chitarra mentre protocolla gli atti.  Gene Gnocchi lavora direttamente per conto di Dio, che si esprime, a volte in maniera criptica, attraverso una vecchia radio. Ma in questi anni, i dubbi del capufficio/Gnocchi sono aumentati, il piccolo impiegato comincia a mettere in dubbio le scelte del divino principale. Su questo si snodano i monologhi dell’attore, faldoni che contengono problemi che sempre lui, il capufficio/Gnocchi, deve risolvere, domande senza risposta, problemi che attanagliano il mondo surreale di Gene che restano insoluti, riflessioni che violano un confine tra il quotidiano e l’apocalittico.

Uno spettacolo in cui Gene Gnocchi si misura con il divertimento, la satira, l’iperbole e l’amarezza. Alla chitarra Diego Cassani, da molti anni compagno d’avventura di Gnocchi, che punteggia le astrazioni del capufficio con soli e ritmiche che vanno dal teatro contemporaneo alla musica popolare. 

L'intervista: "Preferisco fare dieci cose male che una bene. Con me Porro si diverte"

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Gene, come nasce questo tuo nuovo spettacolo? Ci dai un'anteprima di quello che porterai in scena a Olginate?

"Lo spettacolo mi è venuto in mente da idiosincrasie di cose che non mi spiego. E, se cerco di spiegarmele, mi suscitano un certo fastidio. Da qui è nata l'idea di provare a chiedere a Dio il perchè di certe stranezze o paradossi che vediamo succedere intorno a noi. Il tutto in chiave comica, divertente, satirica".

Non solo teatro. Hai da poco dato alle stampe il tuo 15esimo libro dal titolo "Il gusto puffo", di cosa parla? 

"Sono 24 racconti, 24 flash segnati da questo periodo di pandemia. Un libro scritto negli ultimi due anni, frutto delle note, dei bozzetti, dei pensieri che riguardano un po' tutto quello che abbiamo vissuto in questo periodo: dalla politica alla società, dai consumi alla vita di ogni giorno. In generale il lavoro che faccio nasce tutto dalla scrittura. Io scrivo ogni giorno quello che mi viene in mente, quel testo può poi diventare un monologo teatrale, piuttosto che una battuta da proporre alla Gazzetta dello Sport".

Sei un artista poliedrico, ti appassiona di più la TV, la scrittura, il teatro, la musica o... il calcio?

"Non so, posso però dire che nasce tutto da una mia filosofia precisa: meglio fare dieci cose male che una bene. Infatti non credo di cantare bene. Faccio il comico perchè mi piace sperimentare, in generale sono una persona curiosa. Per quanto riguarda il calcio devo dire che ho sempre giocato, è questa la mia vera passione. Se mi dicono che non faccio ridere non mi arrabbio, ma se mi accusano di non sapere giocare al pallone allora mi incazzo. Con il Parma a 52 anni avevo sfiorato il sogno di giocare qualche minuto in Serie A, ero stato tesserato, ma purtroppo non ero sceso in campo perchè in quel finale di stagione il Parma si giocò la salvezza fino all'utima partita con Ranieri in panchina".

Secondo te la comicità può aiutare a riflettere su temi delicati? Ti abbiamo visto negli ultimi anni a importanti trasmissioni di attualità come "Di Martedì" su La7 e "Quarta Repubblica" su Rete4...

"A me piacerebbe che la comicità potesse dare spunti per riflettere e non essere solo di corredo a temi delicati e di attualità. Ma mi rendo conto che non è così facile, perchè è diventato tutto estramente 'comico'. Oggi, rispetto a qualche anno fa, si fa fatica a prendere in giro qualcosa o qualcuno. Il politico è spesso molto più comico di noi attori, diventa sempre di più difficile crearne delle caricature, alcuni sono già di per sè delle caricature di loro stessi. E non è neppure colpa loro, il problema è che stanno tutto il giorno in Tv. Dopo dieci ore di Tv ripetere le stesse cose può portarti a 'regalare' passaggi comici. Quindi noi che cerchiamo di fare ridere come professione ci dobbiamo limitare, con un po' di rammarico, all'alleggerimento. Chi fa satira cerca semmai di stemperare un po' i toni, talvolta troppo accesi e molto confusi. Una volta i battibecchi in televisione erano pochi. Ora sono quasi la norma, ci vorrebbero confronti più pacati". 

A proposito, chi dei due sta più al gioco e ti offre assist migliori per le tue battute? Floris o Porro?

"Posso dire che Nicola Porro con me si diverte, me lo dice lui stesso. Con Giovanni Floris il tipo di lavoro era un po' diverso dovendo preparare delle copertine specifiche a puntata. Con entrambi ho un rapporto professionale bello e di grande fiducia. Con la pandemia anche gli interventi satirici in questi Talk sono cambiati e in parte rivisti. Con i virologici e temi sanitari molto delicati come il covid non si è potuto scherzare più di tanto. Tante trasmissioni sono diventate pseudoscientifiche con meno spazio per la comicità".

Sei già stato nel territorio lecchese? Conosci Olginate, Lecco, il lago di Como?

"Sono stato già alcune volte a Lecco in passato e sul lago di Como per motivi di lavoro, ma mai a Olginate. Venerdì sarà la prima volta in questo comune e sono felice di esserci. In generale posso dire che mi piace molto l'atmosfera del lago, i paesaggi lacustri mi affascinano più di altri. Mi dite poi che Olginate è il paese di Antonio Albanese, mi fa quindi ancora più piacere esserci, siamo amici".

Con questo spettacolo torni in tour dopo un periodo molto delicato causa stop e restrizioni dovute alla pandemia. Come hai vissuto questi tempi difficili e cosa ti senti di dire a chi lavora in questo settore?

"Sappiamo tutti quanto sia stato difficile il periodo covid per chi fa teatro, cinema, musica o spettacolo. Sono stati quasi due anni che hanno segnato tantissimo tutto il nostro settore. Io in fondo sono stato ancora fortunato. Ma per tecnici, fonici, addetti alle luci e altri collaboratori sono stati due anni terribili. Ora è importante ripartire, tornare al lavoro, salire nuovamente sul palco. Anche far ridere è importante".

L'evento di Olginate è organizzato da un team di volontari che ha rilanciato con uno sforzo considerevole il cinema teatro. Vuoi dedicare un messaggio di incoraggiamento anche a loro che sperano nel tutto esaurito con il tuo show e con quello di altri "Big"?

"Certo. Sono contento di proporre questo mio spettacolo su loro richiesta, all'interno di una rassegna impegnativa dal punto di vista dell'organizzazione. Praticamente per me sarà una specie di prima, un nuovo debutto, una ripartenza. Con 'Se non ci pensa Dio ci penso io' avevo esordito infatti un anno e mezzo fa circa, e poi ci eravamo dovuti fermare causa pandemia. Ora torniamo in scena e sono felice di farlo proprio in una realtà di provincia come Olginate, dove non mancano passione e una lodevole voglia di ripartenza con gli spettacoli. Vi aspetto numerosi per ridere insieme".

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