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Presidio al Mandic per difendere il Pronto soccorso. Il sindacato: «Iniziative contro la legge regionale»

Sul tavolo la possibile chiusura del servizio in orario notturno. Riccardo Germani (Usb): «Le parole non bastano, servono atti concreti in difesa dell'ospedale. Per questo incontriamo lavoratori e cittadinanza»

Circa cinquanta persone questa mattina hanno partecipato al presidio all'esterno dell'ospedale Mandic a difesa del pronto soccorso meratese.

Presente, oltre a una rappresentanza del M5S di Merate ed ex esponenti di partiti di sinistra, il sindacato più forte tra i lavoratori del nosocomio, l'Usb, i cui rappresentanti hanno sottolineato l'importanza del servizio di emergenza urgenza notturno svolto al Mandic, che nonostante le rassicurazioni dell'ultimo periodo rischia ancora la chiusura in virtù della normativa regionale (delibera 1046 del 17 dicembre 2018, rif. Legislativo D.M. 70/2015) che sancisce, con una media di accessi giornalieri inferiori a quota 100, l'operatività ridotta del Ps a 12 ore quotidiane con un solo medico di guardia di Anestesia e Rianimazione e un ulteriore medico in reperibilità per 24 ore sia nel presidio che al Pronto soccorso.

«Gli impegni personali non bastano, servono le delibere»

«Oggi abbiamo fatto un presidio contro la chiusura del pronto soccorso meratese in virtù della legge regionale che prevede la chiusura dei Ps sotto i 100 accessi giornalieri di media - ha commentato Riccardo Germani del sindacato Usb, stimolato dal sindaco di Santa Maria Hoè Efrem Brambilla - Avendo Merate 90 accessi, ci è sembrato giusto incontrare la cittadinanza per informare che intendiamo promuovere iniziative contro questa legge regionale»

Paolo Favini, direttore dell'Asst Lecco, ha rassicurato che il Mandic non rischia né sul punto nascite né sul Pronto soccorso. «Una cosa sono gli impegni personali, un'altra le leggi. Quando Favini o un assessore regionale faranno una delibera, noi saremo più tranquilli. Al momento c'è in programma un'assemblea, la faremo a marzo con i cittadini dei comuni limitrofi e in quella occasione decideremo la piattaforma rivendicativa per difendere l'ospedale di Merate».

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