Primo Maggio a Lecco. «Un grazie agli operatori sanitari e a tutti coloro che hanno lavorato nell'emergenza»

Manifestazione con le sole autorità davanti al monumento di Largo Caleotto. Il ricordo delle vittime del Covid e l'appello per la sicurezza e l'occupazione da parte dei sindacati

Una Festa dei lavoratori insolita, celebrata sempre all'insegna del "Restiamo a casa" nei giorni dell'emergenza Covid 19. Come per Pasqua, Pasquetta e il 25 Aprile, anche la ricorrenza del 1° Maggio è stata dunque celebrata a distanza, con manifestazioni ridotte che hanno visto la partecipazione dei soli sindaci e autorità. Il pensiero è andato alle vittime del lavoro, in particolare a quelle del Coronavirus.

A Lecco la celebrazione si è tenuta nei pressi del monumento ai Caduti del Lavoro di largo Caleotto. Durante gli interventi sono stati anche ricordati i dati diffusi ieri dall'Inail: sono ben 28.000 i contagiati sui luoghi di lavoro da inizio emergenza, di questi il 45% è rappresentato ma medici, infermieri e personale sanitario. I presenti hanno quindi richiamato i valori legati al mondo del lavoro, ricordando come essi debbano essere sempre caratterizzati dalla massima attenzione alla sicurezza e alla dignità della persona.

La diretta della manifestazione del 1° Maggio sulla pagina Facebook del Comune di Lecco

Tra gli interventi, quello del sindaco Virginio Brivio. «Nella sua semplicità la manifestazione di oggi vuole sottolineare il valore fondamentale di questa giornata, di tutti i valori che sono stati richiamati  - ha sottolineato il sindaco di Lecco - Ringraziamo anche voi operatori dell'informazione che in queste settimane difficili siete un ponte con i cittadini affinchè nelle case sia, almeno in parte, possibile trasmettere il senso di questi riti che hanno il loro fondamento nell'essere svolti a nome di tutta la comunità. Comunità alla quale appartengono quei valori che attingono, per quanto riguarda proprio Lecco, anche al mondo del lavoro. Buon Primo Maggio a tutti e grazie».

Presenti alla manifestazione di questa mattina anche i rappresentati dei sindacati e della Provincia di Lecco. Di seguito pubblichiamo la dichiarazione diffusa dai Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Lecco, e l'intervento del presidente Claudio Usuelli.

Cgi, Cisl e Uil: «Probabilmente dal dopoguerra ad oggi il tema del lavoro non è mai stato stato così importante»

Non sarà il solito Primo maggio di festa, di ricordo e di riflessione. Ma anche quest’anno vogliamo celebrare la festa delle lavoratrici e dei lavoratori nel modo migliore possibile. Probabilmente, dal secondo dopoguerra a oggi, il tema del lavoro non è mai stato così importante: ripartire con la produzione significa un minimo ritorno alla normalità. E proprio per questo motivo dobbiamo guardare con maggiore attenzione alla sicurezza. Non a caso il tema scelto quest’anno a livello nazionale è “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”. Non solo per gli incidenti, che sono ancora troppo frequenti e che provocano infortuni di ogni gravità, numerosi casi di malattie professionali e, nel peggiore dei casi, morti. Quest’anno dobbiamo anche fare di tutto per prevenire il contagio. Il Coronavirus è un nemico invisibile da sconfiggere e dobbiamo dialogare insieme alle istituzioni, con gli imprenditori e con gli esperti sanitari per trovare strategie affinché il virus non si diffonda nei luoghi di lavoro.

In questo Primo Maggio il pensiero va a medici, infermieri, operatori sanitari e a tutto il personale degli ospedali e delle residenze per anziani, che in queste settimane stanno lavorando senza sosta. Nel lavoro di cura c’è la vera Resistenza. Non vogliono essere chiamati eroi, ma a loro va comunque il nostro massimo sostegno perché combattono in prima linea una difficilissima battaglia.

Non bisogna assolutamente dimenticare tutte le lavoratrici e i lavoratori di tutti quei settori giudicati indispensabili che non si sono mai fermati in questo periodo di emergenza sanitaria, spesso mettendo a rischio la propria salute e quella dei familiari, per garantire un minimo di normalità. Pensiamo alle lavoratrici e ai lavoratori delle forze dell’ordine, della grande distribuzione, del settore alimentare, dei trasporti, delle imprese che producono beni essenziali, dell’informazione e di tutti i servizi alla persona. Grazie al loro impegno hanno permesso al Paese di andare avanti in questo periodo.

Occorre anche impegnarci severamente per garantire un futuro a tutte le persone in cerca di un'occupazione, alle lavoratrici e ai lavoratori precari, con contratti atipici e stagionali. Con l'emergenza sanitaria in corso le loro condizioni economiche sono destinate a peggiorare. Per questo bisogna lavorare per migliorare il loro presente e, quindi, il loro futuro.

È necessario provare a conquistare spazi nella sfera della conciliazione “vita e Lavoro”. Parlare di conciliazione dei tempi di vita privata e lavoro riporta spesso all’idea del lavoro femminile. In realtà non è così, questa necessità riguarda anche coloro che devono accudire un proprio familiare bisognoso di particolari cure. La nostra provincia ha visto nascere “nuove marginalità sociali”. La crisi economica e la trasformazione della rete familiare hanno generato un aumento della povertà e delle diseguaglianze, oltre ad una crescente difficoltà a conciliare lavoro e famiglia. Le tradizionali misure messe in campo dai servizi pubblici e sociali non sono in grado di intercettare questi nuovi disagi.

Non ci stancheremo mai di ricordare di come l’articolo 1 della nostra Costituzione sancisca che “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro”. I rappresentanti dell’Assemblea costituente discussero molto sul primo articolo e alla fine hanno convenuto che il tema del lavoro deve essere alla base della nostra società. Per questo serve garantire un futuro migliore, con più tutele nella sfera della sicurezza nei posti di lavoro. Questo risultato sarà possibile ottenerlo solo se saremo capaci di azionare un’assidua interlocuzione con tutte le parti sociali e a maggiori investimenti su sicurezza e formazione da parte del governo e anche dell’Europa. Perché serve una visione sempre più comunitaria del lavoro e della sicurezza.  Viva il 1 maggio….. 

Diego Riva - Segretario Generale della Cgil Lecco

Rita Pavan - Segretaria Generale della Cisl Monza Brianza Lecco

Salvatore Monteduro - Segretario Generale della Uil del Lario

Il presidente della Provincia: «Quest'anno il 1° Maggio assume un significato ancora più importante»

A pochi giorni dalle celebrazioni per il 75° anniversario della Liberazione, ci ritroviamo, ancora in una maniera insolita, per celebrare la Festa dei Lavoratori. La grave situazione di emergenza creatasi a causa del Coronavirus ha dato origine alle disposizioni in vigore per il contenimento del contagio, che vietano ogni forma di assembramento e impongono il distanziamento sociale. Di conseguenza anche per questa occasione la cerimonia istituzionale è stata organizzata in forma ridotta, con un programma religioso e civile essenziale, avvalendosi delle tecnologie per raggiungere il più possibile i cittadini.

Il 1° maggio assume quest’anno un significato e una valenza ancora più importanti. Nella sua negatività questa situazione ci ha permesso di riscoprire valori e aspetti positivi legati al lavoro: penso innanzitutto ai soccorritori, al personale medico, infermieristico e sanitario, che dall’inizio di questa emergenza stanno lavorando in prima linea senza sosta, sacrificando tempo, salute e affetti. Poi a tutti i lavoratori impegnati in settori indispensabili, che non si sono mai fermati, nemmeno di fronte al rischio di compromettere la loro salute e quella dei familiari, evitando il blocco totale delle attività e garantendo alcuni servizi necessari.

E ancora ai sindaci e agli amministratori del territorio, che stanno svolgendo un enorme lavoro nei loro Comuni, dando prova di grande disponibilità e spirito di servizio; al sistema di Protezione civile e a tutti i volontari che quotidianamente si mettono a disposizione dei loro Comuni e sono impegnati in diversi servizi a favore della collettività.

Infine a tutti i cittadini, costretti a cambiare radicalmente le abitudini e a limitare al minimo indispensabile i contatti sociali, che con grande senso di responsabilità si sono attenuti alle varie disposizioni governative e regionali, affrontando grandi sacrifici.

Purtroppo questo nemico invisibile rappresentato dal Coronavirus ha lasciato sul campo molte “vittime”. Innanzitutto coloro che, nello svolgimento del proprio lavoro, hanno perso la vita, soprattutto tra il personale medico, infermieristico e sanitario. A queste vittime e ai loro familiari, privati della possibilità di salutare i loro cari e di dare loro degna sepoltura, va un commosso pensiero di vicinanza.

In secondo luogo coloro che, a causa di questa situazione, hanno perso in parte o completamente il lavoro; infatti, oltre all’emergenza sanitaria che speriamo di risolvere quanto prima, ci troviamo di fronte a un’emergenza sociale ed economica altrettanto grave, che lascerà un segno indelebile nella nostra quotidianità. E qui mi riallaccio al filo conduttore del 1° maggio 2020: il lavoro in sicurezza per costruire il futuro.

Abbiamo la necessità di ripartire al più presto, di tornare alla normalità, di riprendere in mano il nostro futuro, e il lavoro rappresenta lo strumento giusto per cercare di raggiungere questo obiettivo. Abbiamo bisogno di svolgere il nostro lavoro, un bisogno economico, ma anche morale, di dignità.

E mai come in questo caso dobbiamo farlo in sicurezza, per noi stessi e per le altre persone, cercando di non lasciare indietro nessuno, soprattutto chi un lavoro non ce l’ha e chi lavora con contratti precari e stagionali. Amministratori pubblici, imprenditori, parti sociali, sanitari: tutti dobbiamo fare la nostra parte affinché ciò avvenga prima possibile, per ridare un senso al futuro di tutti i lavoratori.

Solo così potremo onorare al meglio questa ricorrenza e la memoria di chi in passato ha combattuto e ha sacrificato la vita per quelle conquiste sul lavoro di cui oggi tutti noi possiamo beneficiare".

Claudio Usuelli, presidente della Provoncia di Lecco

Cosa cambia a Lecco dal 4 maggio: sentieri chiusi, parchi, discarica, mercato e Ztl

Rifondazione Comunista: «Primo maggio anomalo»

E' un primo maggio anomalo quello che ci attende, in un momento in cui il nostro popolo si trova  a fronteggiare una pandemia che ci costringe ad una quarantena  infinita. Il tempo si è fermato e ha privato i lavoratori anche della  possibilità  di un momento di convivialità e riflessione qual'è solito essere la festa dei lavoratori.

Lo scorso anno non ha brillato quanto  alla ripresa occupazionale: un buon 9,5% di lavoratori, piu' di 2 milioni, inoccupati e anche se l' inizio di quest' anno ha registrato un leggero aumento degli occupati il contraccolpo che arrivera' a causa del Coronavirus sara' devastante. 

In questi giorni di blocco totale ci siamo accorti del lavoro indispensabile dei nostri sanitari che in condizioni critiche hanno cercato di sopperire agli scellerati  tagli al sistema sanitario pubblico, trovandosi costretti a lavorare (spesso e almeno in un primo momento) senza gli strumenti di protezione necessari e senza tamponi. I numeri degli infetti tra infermieri e medici è impressionante: piu' di 300 solo nella nostra provincia. Non sono eroi e non vogliono neanche essere apostrofati come tali, i problemi nel settore ci sono stati prima e ci saranno anche dopo quando si spegneranno i riflettori. 

Si affiancano a loro i lavoratori della grande distribuzione in prima linea per permetterci di poter acquistare alimenti; anch'essi da anni inseguono l' utopia di poter avere dei tempi di vita migliori, con una regolamentazione degli orari di lavoro che permetta loro di godere dei propri affetti, visto che parliamo di un settore in cui  i lavoratori (nella maggior parte donne) sono occupati sette giorni su sette, festività incluse e che nemmeno questa emergenza sanitaria ha limitato. 

E gli operai? Molti in fabbrica (e ancora non è ben chiaro in base a quali criteri) a seguito delle scellerate pressioni di Confindustria che si è opposta in tutti i modi a qualsiasi forma di possibile interruzione lavorativa.

Tutti abbiamo imparato a conoscere il codice Ateco con cui le istituzioni hanno individuato quali dovessero essere le attivita' produttive di prima necessità, lo stesso abbiamo fatto anche come Rifondazione Comunista mandando una richiesta al Prefetto di Lecco in cui abbiamo chiesto di rendere pubblico il nome delle  aziende a cui era stato concesso il permesso di lavorare. 

Domande rimaste senza risposta così che ancora oggi forte rimane il dubbio sulla necessità, in questo periodo di emergenza, della necessità che un'impresa di munizioni continui a produrre...

Da molti luoghi di lavoro ci giungono gia' notizie di prime pressioni e ricatti da parte dei datori di lavoro,  perche' questa crisi servira' in primis al capitale per mettere in atto l' ennesima ristrutturazione e permettere così ad un sistema che ha ormai logorato le forze produttive di sopravvivere.

Da anni proponiamo un modello di produzione e sviluppo diverso: l' informatizzazione dei mezzi di produzione ci permetterebbe di ridurre l' orario di lavoro a parità di salario senza licenziamenti di massa e senza concentrazione di ingenti profitti nelle mani di pochi; ridare centralita' a settori come scuola e sanita' pubbliche attraverso investimenti per le strutture e gli addetti ai lavori al fine di migliorarne il servizio e non a solo scopo di lucro.

Tutto questo e' realizzabile solo ricostruendo quel blocco sociale che in questi anni e' mancato alla classe lavoratrice, e noi, come Rifondazione Comunista ci siamo sempre stati e ci saremo, perche' l' utopia rimane tale se non ci si adopera per cambiare lo stato di cose presente.

Buon Primo maggio distanti ma piu' vicini che mai.

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Torri Andrea, segretario Rifondazione Comunista Lecco.

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