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Lunedì, 26 Febbraio 2024
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"Calo di produzione fino al 60%: lo spopolamento delle api preoccupa"

Il Dipartimento veterinario e sicurezza degli alimenti di origine animale di Ats Brianza vara un progetto di monitoraggio degli avvelenamenti delle api da pesticidi e fitofarmaci: allestire quattro stazioni fisse

Qual è lo stato di salute delle api nel territorio? E, di conseguenza, dell'ambiente lecchese? Anche con questo fine è nato il progetto di monitoraggio degli avvelenamenti delle api da pesticidi e fitofarmaci varato dal Dipartimento veterinario e sicurezza degli alimenti di origine animale di Ats Brianza.

Il patrimonio apistico attualmente censito nel territorio dell'Ats Brianza (Lecco e Monza) è costituito da circa 19.600 alveari, circa 1.720 apiari e circa 1.300 apicoltori. Complessivamente risultano registrate circa 130 attività di apicoltori professionisti.

Le tre principali cause

"A Lecco lo spopolamento delle api preoccupa - spiega Giovanni Prestini del Dipartimento veterinario e sicurezza alimenti origine animale - Sono tre i principali motivi per cui ciò sta accadendo: patologie e avversità storiche ed emergenti, fenomeni legati al cambiamento climatico (eventi estremi, e precipitazioni, sbalzo termico improvviso) e il fenomeno degli avvelenamenti da pesticidi. Si stima negli ultimi anni un calo del 40-60% dell'attività nel territorio. Impossibile infatti calcolare il numero di api morte, ma si può evidenziare l'indebolimento della forza produttiva delle famiglie di api, ricordando che un singolo alveare può andare da 20mila a 50mila esemplari".

L'impatto del declino della popolazione delle alpi e degli altri impollinatori può avere effetti devastanti sulla produzione del mieli e di altri prodotti dell'alveare, oltre al calo di produzione di cibo che su alcuni alimenti, come la frutta, può arrivare fino al 100%. Da considerare anche la perdita di biodiversità.

Le fonti di contaminazione

Nel corso di un incontro in Ats Brianza, venerdì mattina, sono state elencate le principali fonti di contaminazione e contatto per le api: agrofarmaci utilizzati in agricoltura (insetticidi, diserbanti, fungicidi), principi attivi utilizzati in ambiente urbano, molecole derivanti da inquinamento dell'aria e dell'acqua da parte di emissioni civili e industriali. Le api, a causa di questo contatto, possono subire avvelenamenti acuti o subclinici con importanti conseguenze.

Il monitoraggio è complicato in quanto è difficile riconoscere gli episodi sublinici e risalire al tipo di molecola che avvelena le api. Il Dipartimento veterinario e sicurezza di Ats ha istituito una vera e propria rete con la costituzione di quattro stazioni fisse di monitoraggio (alle porte di Monza, tra Merate e Vimercate, nell'hinterland lecchese e in Valsassina) e altre straordinarie in prossimità di segnalazioni di sospetto avvelenamento delle api. Vengono effettuati campionamenti ordinari di polline destinato all'alveare e analizzati con componenti sia idrosolubili sia liposolubili, oltre ad analisi per ricerca di diverse classi di pesticidi e inquinanti ambientali. I primi risultati, hanno spiegato i vertici di Ats Brianza, saranno disponibili a breve.

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